Universum, di Giorgio Costa, una space opera che fa ben sperare per la fantascienza italiana

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Chrysalide, la collana mondandoriana dedicata al fanasy e alla fantascienza, pubblica un esordiente italiano e già questo è un fatto da salutare positivamente, si tratta di Giorgio Costa, professore universitario e batterista, autore di Universum – Cronache dei pianeti ribelli. Partiamo dalle cose che fanno storcere il naso. La prima è l’eccessiva cautela editoriale, l’ansia trasmessa fin dal titolo di compiacere il pubblico di riferimento. Sia chiaro, la Mondadori è una grande casa editrice – la grande casa editrice -, una delle poche che fa le cose seriamente affiancando editor agli autori per finalizzare un prodotto editoriale il più possibile di qualità. Però il titolo di questo romanzo è davvero un sintomo dei tempi, un’operazione di fandom service spudorata: Universum richiama Multiversum (di Leonardo Patrignani) e Cronache dei pianeti ribelli richiama Cronache del mondo emerso (di Licia Troisi), due saghe mondadoriane, rispettivamente di genere distopico e fantasy, che tanto sono piaciute ai ragazzi.

La cura (cautela?) editoriale è rintracciabile anche nella trama e nelle ambientazioni. Anche qui siamo in un territorio “sicuro”, riconoscibile dal pubblico di riferimento. Costa mette in scena un universo letterario che attinge con disinvoltura a panorami scifi che abbiamo incontrato diverse volte in tv e soprattutto al cinema. Platox Blu, dove tutto ha inizio, un pianeta roccioso abitato da un’umanità che lotta per la sopravvivenza, dove giacciono vecchie astronavi in disuso che ricorda Tatooine. Da qui l’eroe partirà per il suo viaggio di formazione che lo porterà nei luoghi più disperati per un cosmo dominato da una forza, detta Trascendenza, che agevola i viaggi spaziali. Un parallelismo con Star Wars è impossibile da non fare e forse è proprio ciò che la casa editrice voleva. Insomma, questo è un romanzo che non rivoluzionerà i canoni del genere perché non vuole farlo intenzionalmente.

Detto ciò, non si può negare che la storia sia assolutamente godibile proprio per chi cerca questo genere di situazioni e il merito va al talento per la narrazione di chi l’ha scritta. L’universo di Costa sarà anche un déjà vu, ma è ben dettagliato. Il sistema che regge Universum è descritto in modo articolato: un impero formatosi dopo un golpe a opera dei monaci Simbeliani, una specie di ordine di combattenti, e che si fonda sul Virilio, una pietra sempre più difficile da reperire e che permette ai piloti di tracciare i rami della Trascendenza per spostarsi rapidamente da un luogo all’altro del cosmo. Ogni comandante per “portare” la propria nave deve usare uno strumento detto fulmine di Xanty, in grado di decifrare il potere del Virilio. Le navi, gli equipaggi, i comandanti sono l’elemento originale del romanzo, ciò che distingue l’immaginario dell’autore. Non siamo in presenza di navi spaziali come se ne possono incontrare in Star Trek o in Star Wars, cioè oggetti dalla forma avveniristica, ma fornite di vele quadre e di corde da tirare in fase di atterraggio. Il sistema di navigazione – anche questo descritto in modo articolato – aggiunge una piacevole nota anacronistica alla Capitan Harlock che fa sì che il romanzo si discosti dalla hard science fiction e, insieme alla messa in scena dei culti religiosi mescolati alle tecnologie, si avvicini al fantasy.

La storia, come si conviene a ogni saga Young Adult, è di formazione, un viaggio dell’eroe – in questo caso Tom Rivert, figlio di una famiglia aristocratica, rovesciata dal golpe dei Simbeliani – in fuga da Platox Blu, con alcuni compagni che lo affiancheranno nel corso delle sue avventure, tra cui Danon Makar, un comandante leggendario, caduto in disgrazia e che il fato, ponendolo sulla strada di Rivert, gli offre l’occasione per riscattarsi. Il finale suggerisce la possibilità che la storia diventi una vera e propria saga a più capitoli.
In conclusione, Universum – Cronache dei pianeti ribelli è una bella sorpresa, una lettura che offre esattamente ciò che va cercando chi è appassionato di space opera e avventure in bilico tra il fantasy e la fantascienza, ed è anche un libro che ci fa sperare che la fantascienza italiana, come già accaduto per il noir e il thriller, possa scrollarsi di dosso scomodi complessi di inferiorità che davvero non merita.

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