L’amica geniale 2, cronaca di un’amicizia femminile nell’Italia del boom economico

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Inizia abrupto la prima puntata della seconda stagione di L’amica geniale, come se non fosse passato un anno ma solo uno stacco pubblicitario e ci ricorda subito che, per fortuna, in questa serie nulla è davvero normale. Nonostante l’apparenza chiara e solare tipica delle fiction Rai, nonostante il racconto di un’Italia d’epoca tipica della Rai, nonostante la forte valenza pedagogica, l’esaltazione della cultura come strumento d’emancipazione e la cornice da romanzo popolare tipica della Rai, questa serie non ha niente della Rai come siamo abituati ad intenderla. È noto che Rai Fiction, lo stesso braccio del servizio pubblico che ha riempito i canali di produzioni indirizzate ad un pubblico demograficamente molto chiaro, con un successo indiscutibile, stia tentando una transizione verso un altro pubblico, uno diverso per età, reddito e scolarizzazione, uno che al momento è servito dalle piattaforme o da Sky ed è abituato a standard internazionali. E per quanto tra proporsi un obiettivo e poi raggiungerlo ce ne passa, L’amica geniale, serie tv co-prodotta con HBO e diretta da un regista di cinema vero come Saverio Costanzo, è un indubbio passo in quella direzione.

Tratta dal libro Storia del nuovo cognome, la seconda stagione racconta la maturità di Lila e Lenù, il passaggio dal liceo all’università, la famiglia (Lila si è sposata alla fine della stagione precedente) e soprattutto il desiderio di ricchezza nell’Italia del benessere economico, vista da un rione povero. Avevamo visto la formazione durissima di due bambine vivaci e sveglie, ora vediamo come diventano in un attimo donne, vessate, disprezzate quando intelligenti e espressione di una diversa maniera di farsi strada. Lila e Lenù sono lo ying e lo yang, una irruenta e passionale e l’altra lenta e gentile, inesorabile come una goccia cinese, remissiva ma non per questo passiva. E anche se le due attrici che le interpretano non sono eccezionali, specie quando i toni si alzano, gli va riconosciuto che riescono a tenere un livello costante di interpretazione ottimo, lavorando su scene che dicono poco con le parole e molto con la recitazione.

A rendere sempre intriganti le puntate non sono gli eventi, indistinguibili da quelli di qualsiasi fiction d’epoca, ma la maniera in cui sono guardati e le valutazioni che ne escono, le reazioni dei personaggi, la complessità delle svolte. L’amica geniale è infatti del l’unico esempio di nuova serialità televisiva drammatica che abbiamo prodotto. Considerato che The Young Pope e il suo seguito The New Pope sono serie con una fortissima parte di commedia e di grottesco, non esistono serie drammatiche nostrane capaci di girare il mondo. Aiutata dal successo mondiale dei libri di Elena Ferrante da cui è tratta invece la serie lo fa, e dimostra anche a livello di scrittura e linguaggio delle immagini di essere sempre migliore. Le prime due puntate della seconda stagione viste in anteprima andranno in onda su Rai Uno il 10 Febbraio dopo un breve passaggio al cinema il 27, 28 e 29 Gennaio. E sono bellissime.

In questa stagione due puntate saranno dirette da Alice Rohrwacher (un lavoro che rimane in famiglia: la sorella Alba è la voce narrante, cioè Lenù da grande, e suo marito Saverio Costanzo il regista di tutte le altre puntate nonché co-sceneggiatore), la regista donna più importante e nota che abbiamo, ospitata a Cannes fin dal suo esordio, due volte in concorso e due volte premiata (Grand Prix della giuria Le meraviglie, premio alla miglior sceneggiatura Lazzaro felice). Di fatto la più importante voce registica femminile del nostro cinema d’autore si mette all’opera su una serie in cui la guerra la si combatte con abiti, trucco e tacchi, le armi a disposizione di una donna degli anni ‘50 e ‘60, intelligente ma che vive in un contesta che si rifiuta in ogni modo di lasciare che si emancipi, che pretende che sia sottomessa, che fa di tutto perché non alzi la testa.

Perché come gran parte delle serie migliori della nuova serialità anche L’amica geniale 2 racconta il potere, il potere che il denaro esercita in una società che da poverissima sta diventando benestante. I soldi sono lì, vanno solo presi e le nuove generazioni sembrano disposte a tutto per farlo. C’è un’idea di sopraffazione fortissima in questa corsa verso le auto e i frigo, i negozi e le vetrine. Una delle parti migliori già di queste prime due puntate è quanto si avverta il peso sui ragazzi protagonisti di dover migliorare la propria vita rispetto a quel che facevano i genitori. Ma come si diceva inizialmente per fortuna non c’è niente di normale in questa serie e già la seconda puntata affianca un’idea visiva eccezionale, cioè il fatto che Lenù sì accorga che le donne povere del rione sono fisicamente diverse dalle altre, sono dure, brutte, sformate dalle botte dei mariti, dalla sottomissione, che negli anni sono diventate come uomini, con una rivelazione da romanzetto Harmony che però alla luce della puntata ha un valore tutt’altro che superficiale.

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