Medicina rigenerativa, premiati due ricercatori italiani

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(foto: Centro di Medicina Rigenerativa ‘Stefano Ferrari’ (Cmr) dell’università di Modena e Reggio Emilia)

Di cellule staminali si parla moltissimo. Forse troppo, a volte a sproposito, tanto da essere portati a credere che siano già oggi la soluzione a molti mali. Non è così: nonostante le enormi potenzialità e i numerosi studi in corso, al momento sono ancora poche le terapie davvero efficaci che si basano sul loro utilizzo. Tra i successi, però, ce ne sono alcuni made in Italy, talmente validi da meritare il premio Louis-Jeantet 2020, assegnato appunto per meriti scientifici a scienziati di spicco dei Paesi membri del Consiglio d’Europa. I 500mila franchi svizzeri del premio (oltre 464mila euro) vanno a Graziella Pellegrini e Michele De Luca del Centro di medicina rigenerativa Stefano Ferrari dell’università di Modena e Reggio Emilia, pionieri della medicina rigenerativa basata su cellule staminali.

Il premio

I 500mila franchi svizzeri assegnati a Pellegrini e De Luca (di cui 450mila destinati a finanziare la prosecuzione degli studi dei vincitori e 50mila attribuiti personalmente), fanno parte di quel tesoretto da 3 milioni di franchi svizzeri che la Fondazione Louis-Jeantet assegna ogni anno dal 1983 a diversi progetti di ricerca nell’ambito della biomedicina.

Voluta dall’omonimo uomo d’affari francese e svizzero d’adozione, la Fondazione ha infatti lo scopo di promuovere il progresso della medicina e la difesa dell’identità e del posto della ricerca biomedica europea nella competizione internazionale.

I vincitori

Nata a Genova nel 1961, Graziella Pellegrini si è laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche nel 1988 e in farmacia nel 1989 presso l’università di Genova. Ha svolto il suo lavoro post-dottorato presso il Centro di biotecnologia avanzata di Genova prima di diventare vicedirettore del Laboratorio di ingegneria dei tessuti dell’Istituto dermopatico dell’Immacolata (Idi) di Roma e direttore del Centro di ricerca regionale sulle cellule staminali epiteliali a Venezia. Attualmente è professore ordinario di biologia applicata e coordinatore della terapia cellulare del Centro di medicina rigenerativa dell’università di Modena e Reggio Emilia.

Michele De Luca è nato a Savona nel 1956. Ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’università di Catania e la sua specializzazione in endocrinologia presso l’università di Roma. Ha lavorato al National Institutes of Health di Bethesda e alla Harvard Medical School, negli Stati Uniti. È stato ricercatore presso il Laboratorio di differenziazione delle cellule staminali dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, capo del Laboratorio di Ingegneria dei Tessuti all’Idi di Roma e direttore scientifico della Fondazione Veneto Eye Bank di Venezia. Oggi è professore ordinario di Biochimica e coordinatore della terapia genica del Centro di Medicina Rigenerativa dell’università di Modena e Reggio Emilia.

I due sono co-fondatori, membri del consiglio di amministrazione (De Luca è direttore scientifico e Pellegrini direttore della ricerca e sviluppo) della Holostem Terapie avanzate Srl.

Terapie cellulari

Sia Pellegrini sia De Luca hanno dedicato la maggior parte della loro attività di ricerca allo studio delle cellule staminali epiteliali per l’applicazione in medicina rigenerativa. E ce l’hanno fatta: le loro scoperte sulla rigenerazione della cornea e della pelle hanno permesso di curare centinaia di pazienti.

Holoclar è un trattamento per la carenza di cellule staminali limbari (Lscd), una condizione che si verifica a seguito di danni oculari (ustioni o altre lesioni) che compromette seriamente la vista. La terapia sviluppata da Pellegrini e De Luca consente il pieno recupero della visione, tanto che nel 2015 l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha raccomandato Holoclar per l’approvazione nell’Unione Europea come primo medicinale contenente cellule staminali per la terapia avanzata.

Sul fronte della rigenerazione epiteliale, Pellegrini e De Luca hanno anche contribuito a sviluppare trattamenti per curare ustioni che mettono a rischio la vita dei pazienti, ma anche terapie per disturbi della pigmentazione cutanea come la vitiligine e il piebaldismo.

Un altro importante successo è risultato dalla combinazione della terapia cellulare con cellule staminali e terapia genica, che ha permesso di salvare un bambino farfalla – così vengono chiamati quei piccoli pazienti affetti da epidermolisi bollosa, una devastante malattia genetica rara che rende la pelle delicata come le ali di una farfalla. “Sulla base del loro rigoroso lavoro di ricerca di base – si legge sulla pagina del sito della Fondazione Louis-Jeantet dedicata al Premio – De Luca e Pellegrini hanno sviluppato nuove terapie con cellule staminali che sono ora applicate in tutto il mondo. Il loro approccio per combinare il trapianto di cellule staminali adulte in coltura con la terapia genica fornisce un modello che può essere applicato allo sviluppo di altre cellule staminali adulte per terapie cliniche”.

“E’ una sorpresa splendida, siamo onoratissimi di ricevere questo premio”, hanno dichiarato all’Ansa De Luca e Pellegrini. “E’ un riconoscimento molto importante che abbiamo vinto in pochi in Italia e tutti noi italiani che lo abbiamo vinto siamo collegati alla medicina traslazionale, confermando quanto sia ben svolta in questo Paese”, ha commentato De Luca. Il premio, secondo Pellegrini, “conferma ancora una volta come questo settore, su cui a volte è difficile ottenere finanziamenti, sia sotto la luce dei riflettori perché è di grande interesse per la società.

La cerimonia di premiazione si svolgerà il 22 aprile a Ginevra.

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