Tumore della vescica: più di 6mila casi riconducibili a sostanze contaminanti dell’acqua del rubinetto

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Più di 6mila casi di tumore alla vescica potrebbero essere riconducibili a sostanze contaminanti presenti nell’acqua del rubinetto. Una recente ricerca coordinata dall’Institute for Global Health di Barcellona e pubblicata su Environmental Health Perspectives ha analizzato la presenza di sostante, i trialometani (cloroformio, bromodiclorometano, dibromoclorometano e bromoformio), nell’acqua del rubinetto, trovando un possibile collegamento con il rischio di ammalarsi di cancro alla vescica.

Secondo i dati emersi, il 5% dei casi di tumore alla vescica in Europa è riconducibile all’esposizione prolungata a queste sostanze, che sono sottoprodotti dei sistemi usati per la disinfezione a base di cloro dell’acqua che esce dai rubinetti di casa. L’analisi è stata condotta analizzando la presenza di tali composti nell’acqua potabile di 26 paesi dell’UE e correlando i dati a disposizione con l’incidenza del tumore alla vescica, uno dei più frequenti.

I trialometani rappresentano un fattore di rischio per 6.500 casi ogni anno. 2.900 di questi casi si potrebbero evitare se i paesi presi in analisi rispettassero i limiti imposti per legge previsti dalle norme europee.

Cosa sono i trialometani

I ricercatori hanno scoperto che l’esposizione a lungo termine ai trialometani è stata associata all’aumento del rischio di tumore della vescica. Secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (International Agency for Research on Cancer – IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità, due di queste sostanze, il cloroformio e il diclorobromometano, appartengono al gruppo 2B, quello delle sostanze possibilmente cancerogene. Per queste sostanze non ci sono ancora abbastanza studi che ne evidenzino la cancerogenicità negli uomini e negli animali. Altre sostanze, come ad esempio il bromoformio, invece, sono nella lista 3, vale a dire che non sono classificabili come cancerogene per l’essere umano, perché non esistono prove sufficienti a dimostrarlo, anche se il dubbio permane nella comunità scientifica.

Cosa succede in Italia

Secondo quanto riportato dai dati, in Italia il valore medio di trialometani è di 3,1 microgrammi per litro, mentre l’incidenza di possibili casi da collegare all’esposizione di tali sostanze è dell1,2% dei casi, 336 casi sui 30mila diagnosticati ogni anno. Elena Righi, Professore associato di Igiene generale e applicata, epidemiologa ambientale, spiega:

In Italia la situazione è decisamente positiva: la qualità delle nostre acque è estremamente buona e la disinfezione induce una formazione di concentrazioni molto limitate di questi prodotti, tanto che abbiamo potuto adottare un valore guida molto più basso di quello che è consigliato dalla Unione europea (100 microgrammi per litro, ndr) e adottato da molti paesi europei.

Foto Pixabay

Via | Repubblica

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Tumore della vescica: più di 6mila casi riconducibili a sostanze contaminanti dell’acqua del rubinetto é stato pubblicato su Scienzaesalute.blogosfere.it alle 11:58 di Wednesday 22 January 2020