Tutti gli interrogativi legali che solleva il fintech

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La digitalizzazione della finanza ha posto nuove sfide ai policy maker di tutto il mondo, chiamati a scegliere se e come orientare la circolazione dei capitali in un mercato che ha assunto una dimensione globale ed altissime frequenze negli scambi. Oggi, infatti, i regolatori di tutto il mondo sono impegnati a ricercare soluzioni disciplinari volte a massimizzare il benessere degli operatori, evitando asimmetrie a danno dei soggetti più deboli (consumatori, risparmiatori, debitori, …).

Non v’è dubbio che la promozione di una nuova fase di crescita economica richieda anche una migliore applicazione dell’evoluzione della tecnologia finanziaria per migliorare le dinamiche del mercato dei capitali. Non ci riferiamo esclusivamente alle piattaforme di nuovo tipo che si stanno sostituendo alle banche e agli intermediari finanziari tradizionali, basate sul possesso di un device o sull’utilizzo di un’applicazione (shadow banking), né alle soluzioni rivenienti dall’accesso diretto dei privati a nuove forme di interconnessione (disintermediazione della finanza). Occorre considerare anche gli effetti delle soluzioni tecnologiche che consentono di ridurre i costi di funzionamento dei servizi che in passato erano riferibili esclusivamente all’esercizio di attività riservate (da parte di banche, gestori, assicurazioni, ecc.).

La rivoluzione del fintech

In particolare, oggi, l’industria fintech offre soluzioni che possono migliorare la qualità e l’efficienza degli scambi monetari. È evidente che le banche centrali possono sfruttare le innovazioni più recenti per far evolvere la moneta sovrana verso una configurazione compatibile con l’ambiente digitale. Da qui, un’opportunità per favorire la crescita economica.

Appare al quanto arretrato un mercato in cui solo i ‘servizi di pagamento’ consentono di supplire all’arretratezza dei meccanismi in uso, permettendo sia di creare moneta elettronica (attraverso il deposito del relativo valore in carte prepagate), sia di utilizzare carte di debito (il cui saldo viene regolato di mese in mese). Tutto ciò, ovviamente, facendo riferimento alla moneta ufficiale (l’euro, il dollaro, ecc) e, quindi, alla solidità delle sovranità statuale.

Il caso delle criptovalute

Oggi, infatti, si sta iniziando a comprendere che il successo delle criptovalute private ha consentito di sperimentare soluzioni adatte anche alle monete sovrane. Sul piano giuridico, va ricordato che ‘monete non sovrane’ erano disciplinate dal nostro legislatore sin dal ‘Codice di Commercio’ del 1882, il quale prevedeva la possibilità di pagamento in ‘moneta non avente corso legale’, salvo l’obbligo di accettare anche il cambio in moneta sovrana. Tale regola è sopravvissuta nel tempo ed oggi è ancora presente nell’articolo 1278 del codice civile.

A ben considerare, le criptovalute dovrebbero interessare più per la specificità del mezzo tecnologico che per le modalità di esercizio dei diritti (da parte dei loro utilizzatori). Quel che ha sorpreso taluni è stata la tolleranza delle autorità rispetto a tale fenomeno, anche se ciò non ci disorienta in quanto l’accettazione delle nuove monete private ha sinora corrisposto sia alla politica monetaria espansiva, sia alla scelta di non intervenire su episodi marginali (rispetto al volume complessivo del mercato monetario mondiale).

Occorre osservare, poi, che le banche centrali hanno impiegato qualche anno prima di comprendere il ruolo del fintech rispetto alle dinamiche monetarie. Solo di recente, infatti, stanno considerando lo sviluppo tecnologico degli strumenti utilizzati come alternativa alla carta ed agli altri meccanismi di immissione della moneta sovrana nell’economia.

Le regole del gioco

Di fronte a tale prospettiva, occorre soffermarsi sull’analisi giuridica delle nuove opportunità offerte da una moneta sovrana, digitale e crittografica. Non v’è dubbio che, l’innovazione tecnologica consentirebbe ad una moneta siffatta di accelerare l’esecuzione dei pagamenti, eliminando intermediari che al presente si pongono come controparte centrale delle transazioni e, al contempo, assicurano la certezza delle transazioni che avvengono sul mercato dei capitali. Pertanto, l’utilizzo di una nuova moneta semplificherebbe la struttura delle piattaforme (finanziarie e non), che non avrebbero bisogno di integrarsi con gli attuali circuiti di pagamento.

Ovviamente, l’applicazione della tecnologia finanziaria sperimentata in questi ultimi tempi agevolerebbe anche la tracciabilità degli scambi, potendo aggiungere ai dati di ciascuna moneta l’identificativo della persona che l’ha posseduta (come se una banconota registrasse le impronte digitali di chiunque la tocchi). Ciò proietterebbe la conoscenza degli scambi ben oltre gli attuali livelli, con evidenti effetti positivi sulla prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

Va da sé che questa capacità comporterebbe l’arricchimento di ciascuna moneta di un bagaglio di informazioni personalissime, da proteggere e rendere accessibili alle sole autorità competenti e ai soli fini di contrasto delle azioni criminali. A ben considerare, se l’innovazione tecnologica e finanziaria può registrare tutte le informazioni che emergono nell’utilizzo di monete virtuali, la crittografia consente di proteggere le informazioni sensibili e la tecnologia permette di accertare l’affidabilità degli strumenti in uso (come il tatto consente di verificare una banconota).

Al presente, quindi, l’applicazione della crittografia e della Dlt (distributed ledger technology) non sta sollevando problematiche giuridiche di nuovo tipo, ma amplifica la portata di questioni affrontate solo marginalmente negli ultimi anni. Quel che si prospetta davanti a noi è la necessità che le autorità monetarie procedano alla costruzione di un’infrastruttura dedicata al supporto delle criptovalute sovrane, al fine di agevolarne la diffusione in tempi rapidi e, quindi, di supportare la crescita economica.

 

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