Lo stato della corruzione in Italia non migliora, anzi

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(foto: Getty Images)

L’Indice di percezione della corruzione 2019 (Corruption Perceptions Index – Cui) pubblicato oggi da Transparency International vede l’Italia al 51° posto nel mondo con un punteggio di 53 punti su 100, migliore di un solo punto rispetto all’anno precedente (2018) e al di sotto della media europea (66 punti). Un lieve miglioramento che di fatto rappresenta però un rallentamento se si inquadrano i dati dell’ultimo decennio: il nostro paese, infatti, guadagna ben 12 punti dal 2012 ad oggi, ma “l’ultimo anno segna una decisa frenata rispetto ai precedenti” scrive il rapporto. La sufficienza è ancora lontana e molti problemi strutturali restano effettivamente irrisolti.

(fonte: Transparency International)

L’Italia si infatti trova ancora a metà classifica (si noti che da 0 a 9 punti si parla di “altamente corrotto”, da 90 a 100 “senza corruzione”) e allo stesso posto di Malesia, Arabia Saudita e Ruanda e un gradino sotto a Malta. Questo stallo “è dovuto a diversi problemi che il nostro paese si trascina da sempre senza riuscire a risolverli” spiega il presidente della divisione italiana Virginio Carnevali. Basta prendere qualche fatto di cronaca recente – da Foggia alle Madonie, da Reggio Calabria a Reggio Emilia – per capire che la corruzione, oltre a resistere, ha cambiato pelle assumendo forme nuove sempre più difficili da identificare e contrastare in maniera efficace.

(fonte: Transparency International)

Infatti, se la legge Severino del 2012 ha contribuito insieme all’istituzione dell’Anac (Autorità italiana anticorruzione) nel 2014 a invertire la tendenza, facendo migliorare la posizione dell’Italia nella classifica, il rapporto sottolinea che una regolamentazione del lobbying e dei conflitti di interesse è ancora assente. Due questioni chiave per lottare alla corruzione di cui si sono sentite, si specifica, “solo tante promesse e audizioni che ancora non si sono trasformate in atti concreti”. La stessa associazione ha presentato una proposta di legge in materia alla Camera. Poi, “non è certo un buon esempio di trasparenza la recente abolizione degli obblighi di comunicazione dei redditi e dei patrimoni dei dirigenti pubblici attuata dall’ultima legge finanziaria” precisa Transparency.

Il resto del mondo

Lo studio – che analizza appunto il livello di corruzione percepito in 180 paesi – vede in cima alla classifica, come era avvenuto lo scorso anno, la Danimarca e la Nuova Zelanda. Restando in Europa, vanno bene anche Finlandia e Svezia, mentre Bulgaria, Romania e Ungheria occupano le ultime tre posizioni della classifica continentale. A livello globale, restano stazionari anche gli ultimi posti, ovvero i paesi in cui la corruzione è percepita maggiormente, vale a dire Somalia e Sud Sudan.Da notare è la caduta di Canada (-4 punti), Francia e Regno Unito (-3). A colpire in positivo sono la Spagna (+4) e la Grecia (+3). Tra i Paesi del G20 rimangono stabili Germania e Russia (rispettivamente con un voto di 80 e di 28 come nel 2018), mentre perdono due punti gli Stati Uniti (69 contro i 71 precedenti).

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