C’è chi sta già lavorando a un vaccino contro il coronavirus, ma potrebbe arrivare troppo tardi

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(foto: Anthony Wallace/Afp via Getty Images)

“Nessuno sa cosa succederà. Speriamo che non avremo mai bisogno di questo vaccino”. Così spiega a Science Stéphane Bancel, Ceo di Moderna, società di biotecnologie che come altre ha appena annunciato gli sforzi per fermare la grande epidemia di coronavirus. Eppure, nelle ultime 24 ore il numero di casi è salito a oltre 2700. Tanto che l’intera comunità scientifica si sta muovendo a velocità record per riuscire a trovare nuovi vaccini contro il virus cinese (2019-nCoV).

Perché solitamente, quando un vaccino dimostra il suo valore in una sperimentazione clinica, è già troppo tardi per fare la differenza nel corso dell’epidemia. Ma gli scienziati questa volta sperano di poter battere ogni record. Per esempio, il 23 gennaio scorso l’organizzazione no-profit Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (Cepi) ha annunciato di sovvenzionare tre aziende con una somma totale di 12,5 milioni dollari americani per sviluppare, con le tecnologie più moderne come quelle basate sull’rna, vaccini contro il coronavirus. Come riporta Science, ognuna delle tre aziende ha infatti cominciato la propria ricerca frenetica poche ore dopo che le autorità cinesi hanno pubblicato per la prima volta sul sito della GeneBank la sequenza genetica di CoV 2019, che appartiene alla famiglia dei coronavirus, gli stessi responsabili della Sars, che ha causato la sindrome acuta respiratoria del 2003 e della Mers, che ha provocato la cosiddetta sindrome respiratoria mediorientale del 2014.

Per esempio nei laboratori dell’Istituto nazionale americano per le allergie e le malattie infettive (Niaid), Barney Graham, vicedirettore del Vaccine Research Center, ha iniziato ad analizzare la sequenza discutendone poco dopo con i ricercatori di Moderna, una società a Cambridge, nel Massachusetts, che produce vaccini in grado di indurre l’organismo a produrre una proteina virale che può innescare la risposta immunitaria desiderata. Moderna ha già nove vaccini negli studi clinici, tra cui uno che prende di mira la Mers. Testato finora solo su animali, il vaccino si basa su una proteina sulla superficie virale, e tutto ciò che il team dovrà fare, almeno in teoria, per realizzare il nuovo vaccino è scambiare la sequenza genetica con quella di 2019-nCoV. “Abbiamo molte informazioni su come realizzarlo”, spiega Graham.

Tra le aziende che partecipano alla corsa al vaccino e supportate da Cepi, c’è anche Inovio, una società americana che produce vaccini, tra cui uno per la Mers, che a differenza di Moderna, è già passato alla sperimentazione clinica. Per il nuovo vaccino i ricercatori di Inovio stanno lavorando alla sintesi del dna utilizzando materiale biologico di campioni del virus provenienti dalla città di Wuhan. “Dopo poche ore di lavoro, il nostro team è stato in grado di progettare un vaccino”, afferma Joseph Kim, Ceo di Inovio. Sia Moderna che Inovio hanno affermato di poter riuscire a produrre un vaccino tra un mese circa e cominciare, quindi, i test sugli animali.

La terza candidata per lo sviluppo di un vaccino contro il coronavirus e finanziata sempre da Cepi è l’università del Queensland, in Australia. I ricercatori, in questo caso, stanno sviluppando un vaccino che si basa sull’ingegnerizzazione delle proteine virali. “L’obiettivo è di avere un candidato pronto per i test sugli esseri umani tra 16 settimane”, spiega il virologo Keith Chappell. “È davvero ambizioso e non possiamo garantire il successo. Il nostro team sta lavorando sodo e velocemente, ma è rassicurante sapere che non siamo l’unico team a essere stato incaricato di trovare una risposta”.

Tuttavia, come riporta l’Ansa secondo Rino Rappuoli, chief scientist e head of external R&D dell’azienda Gsk Vaccines, le tecnologie non bastano. L’esperto, infatti, ha precisato che fin dai tempi della Sars gli scienziati sanno che è necessario prendere uno dei geni che codificano le proteine di superficie del virus e su questa base si può cominciare a lavorare su un vaccino. “Che si tratti di vaccini basati su particelle ricombinanti, simili a quelle del virus ma non infettive, oppure di vaccini a rna, la tecnica per ottenerli è rapidissima, tanto che si possono fare in una settimana”, ha riferito l’esperto, evidenziando tuttavia che la tecnologia tuttavia, in quanto bisognerà considerare anche i tempi per le necessarie autorizzazioni nazionali e internazionali.

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