Fenomenologia dei Safdie brothers (le nuove stelle del cinema indipendente)

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Quando nel 2008 è uscito The Pleasure of Being Robbed, il primo film che alla voce regia riportava il nome Safdie, l’opinione praticamente unanime era ben rappresentata dal commento del critico statunitense Nick Schagger: “Un preminente esempio di cosa succede quando gli strumenti cinematografici diventano accessibili a persone che non hanno niente da dire”. E sembrava aver ragione, perché The Pleasure of Being Robbed è noioso, con poche idee confuse e mal rappresentate. Il punto è che di lì a poco, nonostante le premesse, i fratelli Safdie sarebbero diventati tra i cineasti più importanti nel cinema indipendente della loro generazione, due che hanno senz’altro qualcosa da dire e che sanno come farlo. Due che, infatti, sono stati inseriti da Variety nella lista del New Power of New York in  mezzo a personaggi come Natasha Lyonne, Scarlett Johansson e Megan Rapinoe.

I fratelli Safdie (foto: da Twitter)

Joshua e Benjamin Safdie, “Josh” e “Benny”, sono due fratelli newyorkesi di 35 e 33 anni, che da 11 scrivono e dirigono film insieme. Sono piuttosto prolifici (ne hanno girati ben sei, compreso The Pleasure of Being Robbed diretto solo dal primo) e il 31 gennaio uscirà su Netflix Diamanti grezzi (titolo originale: Uncut Gems), la loro settima fatica, con protagonista Adam Sandler. Negli USA è arrivato al cinema a dicembre 2019, ha raccolto critiche eccellenti nella sua valutazione complessiva, ed entusiastiche per l’interpretazione di Adam Sandler, che sembrava addirittura un nome forte in ottica Oscar, ma poi non è stato nemmeno candidato, e ha commentato così:

Negli Stati Uniti è stato distribuito da A24, una casa di produzione e distribuzione di cui si parla molto, che è, in breve, quanto di meglio un film indipendente possa desiderare oggi, e che aveva già distribuito Good Time, il precedente film dei Safdie con Robert Pattinson come protagonista.

I Safdie Bros hanno in cantiere Diamanti grezzi da almeno 10 anni, ma in questa decade per loro sono successe molte cose, come l’incontro con Ronald Bronstein, regista, sceneggiatore e attore del cinema underground con cui hanno instaurato una collaborazione che ha coinvolto tutti i loro film di finzione (nel mezzo ci sono anche i documentari Buttons e Lenny Cooke). Scrivono insieme Daddy Longlegs, presentato all’interno della Quinzaine di Cannes 2009 con il titolo Go Get Some Rosemary, di cui Bronstein interpreta anche il protagonista. Daddy Longlegs, esordio della coppia di fratelli, è più maturo rispetto alla precedente opera di Josh, con un impianto narrativo solido e personaggi credibili, che già propone alcune caratteristiche chiave del cinema dei Safdie, da un punto di vista contenutistico, con New York, le sue strade, e i personaggi dall’esistenza disordinata che le attraversano nervosamente; e anche da un punto di vista stilistico, con un diffuso utilizzo della macchina a spalla e di dialoghi che hanno negli scazzi e nei tic della quotidianità il principale punto di riferimento.

Daddy Longlegs

Nel 2011 e nel 2013 sono usciti i documentari, ma i Safdie avevano ancora fisso nella mente il loro obiettivo principale: girare un film ambientato nel Diamond District, l’area di New York tra la Fifth e la Sixth Avenue dove si tagliano, lucidano e commerciano diamanti e altre gemme. Così, mentre Josh stava effettuando delle ricerche nella zona, gli capitò di conoscere Arielle Holmes, una ragazza dipendente dall’eroina che, lo capì subito, aveva una storia da raccontare. Le propose di  scrivere un libro, offrendole un compenso a pagina, e lei in poco tempo ne mise insieme circa 150 che formavano Mad Love in New York City, mai pubblicato, su cui però si basò interamente Heaven Knows What dei Safdie. Un capolavoro. Arielle Holmes, a detta dei fratelli, era l’unica scelta possibile per interpretare la protagonista, e l’ha fatto in un modo così vero, straziante e tenero, che probabilmente l’intuizione di affidare il ruolo a questa ragazza scarnita dalla vita e dall’eroina, è stata la miglior scelta della loro carriera. Come in Amore Tossico di Claudio Caligari, molti degli attori sono stati presi dal mondo che il film racconta, quello delle giornate a elemosinare, della musica hard core di notte nei parchi, dei buchi nelle braccia, dei furtarelli e dell’amore en plein air. Heaven Knows What racconta tutto questo, e racconta soprattutto la sofferta e disfunzionale storia d’amore (vera) tra Harley e Ilya, con uno sguardo mai paternalistico o giudicatorio, mai compassionevole. Potevano scegliere le più disparate chiavi di lettura di quel contesto, e hanno deciso di mostrarne la crudezza, la frequente insensatezza che ne guida i comportamenti e soprattutto la smisurata umanità, la tenerezza spesso tradita ma mai deposta di cui sono intrise le relazioni tra tossicodipendenti.  Lo hanno fatto con uno stile quasi documentaristico, parecchia libertà di improvvisazione agli interpreti e un massiccio utilizzo di musica elettronica, che caratterizzerà anche il film successivo.

Good Time

Alla A24, dicevamo, hanno un fiuto particolare, e allora sembra quasi un passaggio obbligato che i due giovani registi autori di uno dei migliori film indipendenti degli ultimi anni, facciano il successivo con loro. Robert Pattinson è la figura perfetta per il ruolo da protagonista, perché è un volto riconoscibile e quindi segna un ulteriore passo in avanti; poi, è un attore che come pochi altri negli ultimi anni ha selezionato i progetti da sposare, e infatti tra i nomi con cui ha lavorato figurano Cronenberg, Herzog, Gray. In Good Time c’è anche Jennifer Jason Leigh e Benny Safdie interpreta una parte importante, quella del fratello del protagonista (anche Josh aveva recitato in film precedenti, ma in ruoli molto marginali, eccezion fatta per The Pleasure of Being Robbed). In Good Time lo stile dei Safdie si fa più cool, la musica elettronica diventa pervasiva e c’è un utilizzo più marcato della luce al neon, ma questo non comporta l’abbandono del racconto militante degli ultimi, di quelli che alla fine perdono sempre, vivono nel limbo tra indigenza e mancanza di assistenza.

Diamanti grezzi

Good Time ha un discreto successo di critica, e permette ai fratelli di chiudere finalmente il cerchio, e girare Diamanti grezzi con Martin Scorsese tra i produttori esecutivi, ma soprattutto con Adam Sandler, l’interprete che volevano e che li aveva già respinti una volta, ma che dopo la visione di Good Time si è deciso ad accettare. Nel corso di tutti questi anni in cui non riusciva a trovare uno sbocco realizzativo, la sceneggiatura è stata oggetto di tantissime modifiche. Era da sempre prevista, per esempio, la presenza di un giocatore NBA, e così, anno dopo anno, veniva modificata la parte relativa al giocatore, per via di ritiri o possibilità di ingaggio. Poteva essere Kobe Bryant, sembrava destinato a esserlo Amar’e Stoudemire; alla fine il ruolo è andato a Kevin Garnett, ex superstar del basket USA ritiratasi nel 2016.

Con Diamanti grezzi Safdie Brothers hanno fatto un notevole scatto verso un riconoscimento esteso, non ancora pop ma non più spiccatamente di nicchia, come è dimostrato dall’utilizzo di un attore che negli Stati Uniti porta le masse nelle sale come Adam Sandler (con cui hanno girato anche questo cortometraggio). Il box office ha parlato chiaro: Diamanti grezzi ha ottenuto il miglior risultato di sempre nel giorno di apertura per un film di A24, e più di 47milioni incassati in totale, oltre 10 volte rispetto a quanto aveva raccolto Good Time.

Tutto questo dovrebbe voler dire sola una cosa: ancora più fondi per il prossimo film, più potere, più centralità. E la sensazione che d’ora in poi non dovranno più aspettare dieci anni per realizzare il titolo dei loro sogni.

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