Arma letale 5 si farà: i buddy movie funzionano ancora?

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Arma letale 5 si farà. I primi quattro capitoli, spalmati nell’arco di una decina d’anni, avevano chiuso la saga nel 1998 e finora non si era avvistata all’orizzonte nessuna prospettiva di un seguito. Nel 2016, durante la promozione italiana di The Good Guys, altro buddy movie firmato dallo Shane Black di Lethal Weapon, chi scrive lo aveva incontrato e gli aveva chiesto cosa ne pensasse di una versione televisiva in produzione, risposta: “Orrore!”. La stessa risposta la diedero Mel Gibson e Danny Glover, incontrati lo stesso anno sempre da chi scrive (uno al Festival del cinema di Venezia, l’altro al Festival della televisione di Montecarlo).

Dopo la cancellazione della serie qualcosa è cambiato e il rifiuto a tornare della migliore coppia di interpreti di buddy movie di sempre è caduta: Richard Donner, i due interpreti di Martin Riggs e Roger Marthaugh e auspicabilmente anche lo sceneggiatore Shane Black ci regaleranno Arma letale 5. Viene da chiedersi se, dopo più di due decenni, un nuovo capitolo del buddy cop movie per eccellenza funzionerà ancora, specialmente in termini di incassi, ancor più alla luce dei fallimentari risultati al botteghino di Bad Boys for Life, sequel di un altro celebre buddy cop movie come Bad Boys.

Ma cosa sono i buddy movie? Sono i film incentrati su una coppia di protagonisti dall’alchimia innegabile, di cui Robert Redford e Paul Newman sono i capostipiti (con Butch Cassidy e La stangata tra gli anni ’60 e ’70). Anche le coppie comiche come Stanlio e Ollio, oppure Bud Spencer e Terence Hill negli spaghetti western sono materiale da buddy movie. Solitamente i protagonisti del genere sono maschi – come se alle donne mancasse il cameratismo sufficiente per conquistare il pubblico che ama questo genere (clamorose eccezioni le sfigate del liceo Romy & Michelle interpretate da Mira Sorvino e Lisa Kudrow e le poliziotte Sandra Bullock e Melissa McCarthy di Corpi da reato). In secondo luogo, possiedono quasi sempre personalità radicalmente opposte: uno ligio alle regole e l’altro ribelle, uno spigliato e l’altro serioso, uno superatletico e l’altro più goffo e così via. Insieme devono portare a termine una missione impossibile oppure si ritrovano ad affrontare circostanze che li mettono particolarmente in agitazione, il tutto quasi sempre condito in salsa comedy.

Il buddy movie per eccellenza si declina in cop movie (e immancabili seguiti) tra commedia e action: i protagonisti (o almeno uno dei due) sono poliziotti o detective, appartengono ad etnie diverse, non si piacciono – almeno inizialmente – fino a quando le avversità non li uniscono e devono risolvere un caso inaccessibile ad altri. I buddy cop movie più belli della storia del cinema sono appannaggio degli anni ’80 e ’90 hollywoodiani: lo spettacolare Arma letale (1987), 48 ore (1982) con la prodigiosa accoppiata Eddie Murphy/Nick Nolte e la regia di Walter Hill e poi Beverly Hills Cop (c’era sempre Eddie Murphy), Bad Boys (1995) con Will Smith e Martin Lawrence (eccezione! Appartengono alla stessa razza) e la regia trafelata di Michael Bay, i curiosissimi Rush Hour (1998) con il superginnico Jackie Chan e il logorroico Chris Tucker e lo strano caso Tango & Cash (1999) che univa due mega star solitamente egocentriche come Sylvester Stallone e Kurt Russell.

Una menzione a parte va all’autentico capolavoro, semisconosciuto e sottovalutatissimo (e un personal favourite), che è L’ultimo Boyscout di Tony Scott con Bruce Willis e Damon Wayans: non due poliziotti ma un ex guardia del corpo del Presidente degli Stati Uniti alcolizzato e disperato e un quarterback drogato radiato per scommesse illecite: più drammatico e più dark degli altri film del genere – e quindi un ritorno alle origini più drammatiche del genere come il primo Arma letale insegna – è la pellicola senza la quale non si può vivere se si amano i buddy movie.

Pochi i lungometraggi che vale la pena ricordare del decennio successivo – rappresentato da film che non offrivano niente di nuovo, con l’eccezione del britannico Hot Fuzz di Edgar Wright (2009), con Nick Frost e Simon Pegg, che portava una ventata di freschezza al genere con il suo grottesco humour inglese e l’ambientazione provinciale. Trama? Il superpoliziotto londinese Nick Angel viene spedito in un paesello del Gloucestershire tra colleghi pigri a salvare cigni aggressivi e sminare mine della seconda guerra mondiale. Lo scorso decennio ha dimostrato che il futuro del genere esulava dalla declinazione poliziesca: Weekend con il morto e Non guardarmi non ti sento (entrambi del 1989) erano commedie incentrate su coppie di amici strampalati alle prese con situazioni eccezionali e godevano dell’alchimia dei protagonisti (in questo caso Andrew McCarthy/ Jonathan Silverman, e Richard Pryor/Gene Wilder) che ha ispirato i buddy movie dello scorso decennio più popolari come Una notte da leoni (2009) e American Trip (2004), più corali, goliardici e incentrati su situazioni paradossali.

Negli anni Dieci il buddy movie ha mantenuto la divisione tra poliziesco – come il menzionato The Nice Guys del 2016 con Russell Crowe e Ryan Reynolds e diretto dallo Shane Black di Arma letale (un vero e proprio ritorno alle origini dei classici anni ’80) e – non – come Green Book (Oscar come miglior film del 2019), incentrato sull’amicizia dei diversissimi Viggo Mortensen (un buttafuori) e Mahershala Ali (un pianista). Il motivo per cui i buddy cop movie non hanno imperato per una quindicina d’anni è dovuto a un semplice calo fisiologico e ad accoppiate che non funzionavano (basti pensare a Will Ferrell e Mark Wahlberg di I poliziotti di riserva del 2010), ma resta innegabile che il genere è intramontabile grazie a una formula consolidata e dinamiche che funzionano sempre (come dimostra, appunto, The Nice Guys).

Trascurando la disfatta di Bad Boys for Life, andato male perché a non funzionare non erano le dinamiche del buddy movie ma tutto il resto, non c’è niente che suggerisca un destino analogo per Arma letale 5: come The Nice Guys, vedrà quasi sicuramente avrà la sceneggiatura di Shane Black. Potrà contare sullo stesso team formato da uno dei più grandi registi di sempre, quel Richard Donner che firmò altri super cult anni 80 come I Goonies, un’accoppiata di rara sintonia come Mel Gibson/Danny Glover – che non sono affatto “troppo vecchi per queste stronzate” e su un effetto nostalgia pressoché infallibile quando si tratta di classici degli anni ’80 (non si può dire altrettanto per quelli del decennio successivo).

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