Cosa c’è nel disegno di legge di riforma del processo penale

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(foto: LaPresse – Andrea Panegrossi)

Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sulla riforma del processo penale, compreso il cosiddetto Lodo Conte Bis che riguarda la prescrizione, da tempo al centro di tensioni nella maggioranza. Non hanno infatti partecipato al Cdm i renziani di Italia Viva, contrari al lodo, nelle persone delle ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti.

Cosa prevede la riforma

Il disegno di legge delega sul processo penale interviene soprattutto sulla durata dei processi, sulle sanzioni ai magistrati, sui tempi delle indagini e sulla digitalizzazione. Anzitutto, si parla di una riduzione dei tempi del processo, la cui durata non può superare i 4-5 anni per i tre gradi di giudizio, con una stretta sulle indagini preliminari. Non è però previsto nessun limite per i reati di mafia e terrorismo e per quelli di corruzione più gravi.

La durata delle indagini preliminari, invece, cambierà a seconda della tipologia di reato, in un arco temporale che va dai 6 ai 18 mesi. Da notare che la durata sarà prorogabile una sola volta, di sei mesi, su istanza del pm, con provvedimento del giudice per le indagini preliminari. Ad ogni modo, se entro tre mesi dalla scadenza dei tempi il pubblico ministero non notifica l’avviso di conclusione delle indagini o non chiede l’archiviazione, dovrà comunque depositare gli atti e avvisare l’indagato e la difesa, che potranno prenderne visione e averne copia. Il mancato rispetto di questo obbligo, se dovuto a negligenza inescusabile del pm, costituirà un illecito disciplinare.

A tal proposito, recependo le proteste dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), il nuovo testo parla di termini meno rigidi riguardo alle sanzioni per i magistrati. Il “dirigente dell’ufficio”, si legge, è tenuto a “vigilare sul rispetto delle previsioni e segnalare all’organo titolare dell’azione disciplinare la mancata adozione delle misure organizzative quando imputabile a negligenza”.

Il deposito degli atti in tutti i processi, inoltre, potrà avvenire per via telematica. Qui entra in campo la digitalizzazione, settore per cui c’è l’impegno di investimenti (previsti anche per l’assunzione di nuovi magistrati e di personale amministrativo). Quest’ambito modifica soprattutto la norma in tema di notifiche: tutte quelle successive alla prima – che deve essere necessariamente indirizzata all’imputato – possono essere effettuate anche alla difesa e per via telematica.

Cos’è il Lodo Conte Bis

Nel testo alla fine è stato inserito anche il Lodo Conte bis, che prende il nome dal deputato di Liberi e Uguali Federico Conte (in accordo con il Movimento 5 stelle, il Partito democratico e lo stesso Leu, ma non Italia Viva). Questo provvedimento prevede che la prescrizione sia bloccata dopo una sentenza di primo grado, in caso di condanna, e che i tempi di prescrizione siano recuperati nel caso in cui dopo una condanna in primo grado ci sia un’assoluzione in secondo grado. Nel caso in cui, invece, ci fossero due condanne – una in primo grado e una in appello – la prescrizione verrebbe definitivamente bloccata.

In parole più semplici: si avrebbe uno stop della prescrizione solo dopo la pronuncia della sentenza di primo grado di condanna, o una prescrizione lunga per coloro che vengono assolti. Ma se il condannato in primo grado viene poi assolto in secondo grado potrà recuperare la prescrizione bloccata. Vale la pena ricordare che si parla di prescrizione quando, dal momento in cui è stato commesso il presunto reato, trascorre un tempo pari alla pena massima prevista per quel tipo di reato. Una volta passato quel periodo senza che la persona sia stata giudicata, questa non è più processabile o punibile. La prescrizione si applica a tutti i reati eccetto quelli che prevedono l’ergastolo.

Maggioranza in bilico

I renziani di Italia Viva sono sul piede di guerra ormai da settimane per la riforma Bonafede sulla prescrizione. Tanto che Bonetti e Bellanova, si diceva, hanno disertato il Cdm aprendo un vero e proprio strappo nella maggioranza che ha suscitato anche l’intervento del premier Giuseppe Conte: “Per una forza politica è sempre una sconfitta decidere deliberatamente di non sedersi a un tavolo”, ha detto in una conferenza stampa
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Da parte sua Matteo Renzi – e la sua formazione – si oppongono perché ritengono il provvedimento giustizialista e sbagliato. Nella sua e-news, Renzi ha scritto: “La Corte Costituzionale ha affrontato i primi ricorsi contro le leggi di Bonafede dello scorso anno e ha già pronunciato la prima sentenza di incostituzionalità. E chiaramente incostituzionale è anche la proposta contenuta nel Lodo Conte. Dunque: su questo tema, non si molla. Noi con i garantisti, gli altri con i giustizialisti. Perché il garantismo sta al giustizialismo come la democrazia sta alla dittatura”.

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