L’altro lato dei Mogwai: la colonna sonora di ZeroZeroZero

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ZeroZeroZero (foto: Rosa Hadit)

C’è anche del rock, anzi del post-rock, nel mondo di ZeroZeroZero, la serie Sky Original prodotta con Cattleya, in onda dal 14 febbraio su Sky Atlantic, tratta dal libro di Roberto Saviano. La colonna sonora è, infatti, dei Mogwai, il gruppo post-rock scozzese (originario di Glasgow) sulle scene dal 1996. La loro musica inconfondibile, eppure ancora una volta nuova, accompagna in modo cupo e ossessivo quello che è un viaggio intorno al mondo delle rotte della cocaina, dal Messico alla Calabria, passando per New Orleans, il Senegal e il Marocco. Stefano Sollima, showrunner e regista di alcuni episodi, è un fan dei Mogwai, li segue da anni e li ha contattati mentre era in Messico per dei sopralluoghi. Loro si trovavano proprio lì per un tour. Era destino. E probabilmente il cinema e la tv (quella migliore, quella che guarda al cinema) erano nel destino di una band dalla musica così cinematica, che sembra fatta apposta per il grande/piccolo schermo.

(Foto: Ethan Miller/Getty Images)

Si comincia sempre dai titoli di testa

I Mogwai colpiscono subito. Il pezzo che scorre sotto i titoli di testa è un tema fatto di note di piano reiterate e ossessive. Tre o quattro si ripetono, con un suono grave, profondo. Si avverte un lieve fruscio a riempire il suono;  c’è un giro di basso, lento, che sembra una partitura per pianoforte e che riempie ulteriormente sotto a quello principale del piano. Sullo sfondo c’è anche un sintetizzatore a rafforzare il giro di basso. La melodia si apre quando entra un arpeggio di chitarra con un forte effetto di riverbero. Intanto scorrono le percussioni: sono dei tom processati con un delay. Ascoltatele attentamente: hanno un sound quasi tribale. Verso il finale, il brano si apre a un suono più rumoroso, un classico suono Mogwai. Ce lo raccontano proprio loro nel video che vedete qui sopra.

Che tensione, la colonna sonora!

La colonna sonora creata dai Mogwai per ZeroZeroZero è riuscita, ed è perfetta per creare ansia, tensione, inquietudine. Durante la serie ascoltiamo musiche molto varie: tappeti di tastiere più “ambientali”, e suoni di tastiere più ruvidi, urticanti, simili a ronzii, tipici del post-rock.  Sono presenti anche orchestrazioni più tradizionali, con violini e  tastiere più dolci, simili a un carillon, usate per le scene dall’ampio respiro, come il viaggio della nave in mare aperto. La maggior parte dei suoni è realizzata con dei sintetizzatori. Ci sono le chitarre, ma sono state trattate e il loro suono è molto diverso da quello classico. Ci sono il basso, la batteria, il pianoforte. E delle drum machine. Niente suona pulito, a parte il piano. Le chitarre hanno molti delays e riverberi, e sono state trattate con il pro tools. I Mogwai hanno iniziato a lavorare sulle musiche basandosi sulla sceneggiatura. Ma è stato quando hanno visto le scene realizzate che si sono resi conto di quella che sarebbe stata l’atmosfera del racconto. Il risultato, secondo gli stessi Mogwai, è probabilmente la cosa più dark che hanno fatto.

Ma chi sono i Mogwai?

Band post-rock scozzese formatasi a Glasgow ne 1996, deve il nome alle creature del film Gremlins. Doveva essere provvisorio. Ma non è mai stato trovato un degno sostituto. E in effetti quel nome non sta affatto male a quattro musicisti che sembrano degli alieni nel panorama della musica degli ultimi anni. Stuart Braithwaite (chitarra, basso, voce), Dominic Aitchison (basso, chitarra), Martin Bulloch (batteria) e Barry Burns (tastiera, sintetizzatore, chitarra, flauto, voce) fanno musica eterea, straniante, che sembra venuta da un altro pianeta. Braithwaite e Aitchinson si conoscono dal 1991, Bulloch e John Cummings si uniscono a loro nel 1996, dando vita ai Mogwai. Il loro primo singolo è Tuner, il primo lp autoprodotto, del 1997, è Ten Rapid. Il primo vero album, Mogwai Young Team, vede l’ingresso nel gruppo di Brendan O’Hare. Il disco è prodotto da Paul Savage ed Andy Miller. Con il secondo album (Come On Die Young), entra Barry Burns, che resterà definitivamente nella band. Il terzo lavoro, prodotto, come il secondo, da Dave Fridmann, introduce parti cantate, e nel tour il suono si sposta verso il noise-rock. Oltre alla classica strumentazione rock, chitarra, basso e batteria, usano il glockenspiel, una sorta di xylofono, ma fatto con barre di metallo. Ascoltate Tracy, dal loro album di debutto, Mogwai Young Team. Una curiosità: Paul Savage, il produttore del primo album (e del settimo e ottavo, Hardcore Will Never Die, But You Will e Rave Tapes) ha firmato Transitions, il disco d’esordio di Gold Mass, sorprendente progetto di una cantautrice italiana, Emanuela Ligarò, che suona come un disco della scena trip-hop di Bristol degli anni ’90.

Les Revenants e Zidane, un ritratto del XXI secolo

I Mogwai hanno rivelato di amare le serie televisive, e anche il cinema, soprattutto il cinema horror. Pur essendo un gruppo rock, non sono nuovi alle colonne sonore. Nel 2013 hanno realizzato la colonna sonora della serie tv francese Les Revenants, del 2012, e nel 2016 hanno pubblicato Atomic, un album in studio che è la rielaborazione della colonna sonora del documentario della BBC Atomic: Living In Dread And Promise di Mark Cousins, del 2015. Ascoltate Hether, che vi proponiamo qui sopra, e sicuramente vi sarà familiare. Nel 2006 i Mogwai hanno legato la loro musica a un altro film molto particolare, Zidane, un ritratto del XXI secolo, documentario sul fuoriclasse del calcio francese Zinédine Zidane. Hanno collaborato anche con Clint Mansell alla colonna sonora di The Fountain – L’albero della vita di Darren Aronofsky e con Trent Reznor, Atticus Ross e Gustavo Santaolalla a quella del documentario sui cambiamenti climatici presentato da Leonardo DiCaprio, Punto di non ritorno –Before the Flood.

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