Auto elettrica e noleggio, la combo per far decollare la mobilità green

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Ricarica elettrica di Juicar Bmw i3 (Foto Juicar)
Ricarica elettrica di Juicar Bmw i3(Foto Juicar)

Ci sono due tendenze che si stanno incrociando. Da un lato il mercato automobilistico italiano è sempre più attento all’elettrico e al verde in generale: nel corso del 2018 c’è stato un +38,7% nelle immatricolazioni di nuove vetture green pari a 256.640 auto. Dall’altro, secondo i dati Aniasa, nel 2019 c’è stato un record storico per le immatricolazioni di auto nuove a uso noleggio: 462mila unità, con un +6,1% sul 2018.

Dal noleggio alle flotte aziendali

In questo contesto c’è chi si nuove per capitalizzare questa doppia tendenza comune a tutta l’Europa: dal noleggio elettrico a un euro di Driiveme alle offerte per il mercato delle imprese. In particolare, arriva anche in Italia la svizzera Juicar, startup di e-mobilità nata nell’incubatore di startup basate su “clean-tech”, Oyster Lab (di proprietà della società elettrica Alpiq).

Un nuovo mercato

La startup svizzera è un apripista in questo settore, dove sino a questo momento si sono visti servizi di car sharing che usano (pochi) veicoli elettrici, oppure formule tradizionali di noleggio e leasing, che però sono ancora poco attratte dall’elettrico, rivolto soprattutto alle flotte aziendali.

Secondo il direttore generale di Oyster Lab, Bastian Gerhard, c’è spazio: “In Europa vengono immatricolate ogni anno circa 15 milioni di nuove vetture. Le stime degli studi di settore fanno dedurre con ottimismo che nei prossimi cinque anni oltre il 25% di queste saranno totalmente elettriche. Per lo stesso periodo si prevede che 1 su 10 sarà in abbonamento. Il nostro intento è quello di diventare leader di mercato con un obiettivo specifico: entro il 2020 Juicar punta a essere presente in 10 mercati e riconosciuta dal pubblico di riferimento”.

Il team di Juicar
Il team di Juicar

Rischi e opportunità

L’elettrico pone vari tipi di problemi, oltre che opportunità. A partire ovviamente dall’autonomia delle auto e dalla rete di ricarica, passando poi al costo e allo smaltimento delle batterie. Ma ci sono anche altri aspetti.

Uno di questi, per esempio, è specifico per chi si propone con la formula del noleggio, a blocchi di un mese (minimo). E cioè il valore dell’auto elettrica. Che, a differenza di quella tradizionale con motore termico, non si svaluta altrettanto velocemente perché non ha una usura elevata e richiede pochissima manutenzione. Ha senso noleggiarle? Secondo Gerhard ovviamente sì: “Con l’acquisto di un’auto a combustione termica si incorre nel problema della perdita di valore commerciale, in costi di manutenzione e in una scarsa flessibilità. Le auto elettriche offrono invece batterie evolute in termini di autonomia, velocità di ricarica, durata nel tempo nonché una ridotta perdita di valore commerciale. Eliminando tutti questi possibili svantaggi, Juicar rende accessibile e semplice la mobilità sostenibile con il vantaggio di una soluzione facile da sottoscrivere ed eventualmente da revocare”.

Le reti di ricarica

La maggior parte dei guidatori moderni – dice Gerhard – utilizza la propria auto spesso attraversando i confini tra una nazione e l’altra. Pertanto, diventa fondamentale offrire una soluzione che consenta di ricaricare il proprio veicolo elettrico ovunque in Europa”. Questa soluzione richiede l’accesso a più reti di ricarica, cioè utilizzare strumenti di pagamento che consentano di funzionare anche in “roaming europeo”.

Quello che Juicar vede è la costante crescita in tutti i paesi europei di reti di ricarica. E le aziende hanno un crescente interesse a offrire infrastrutture di ricarica per i propri dipendenti, come come i comuni soprattutto delle città medio-piccole. Questo, in combinazione con impianti di ricarica nel box di casa o nel garage comuni secondo Gerhard dovrebbe fare la differenza.

Bastian Gerhard managing director di Oyster Lab, l'incubatore di Juicar
Bastian Gerhard managing director di Oyster Lab, l’incubatore di Juicar

Ma quanto costa il noleggio?

La domanda chiave rimane però quale sia il profilo del guidatore che vuole noleggiare per lungo tempo un’auto elettrica. In realtà, risponde Juicar, non c’è una tipologia unica ma ce ne sono almeno tre: il guidatore “normale”, “assiduo” e “occasionale”. Sono le tre figure sulle quali la startup ha ritagliato la sua offerta commerciale che poi si articola per adesso su tre modelli di auto (Bmw i3 da 499 euro al mese, Nissan Leaf II da 379 euro al mese e Smart Fortwo da 299 euro al mese), con variazioni a seconda del tipo di uso. Per esempio, la Smart costa in realtà 299 euro al mese e 40 centesimi al chilometro per il guidatore occasionale, 399 euro e 20 centesimi al chilometro per il guidatore normale e 499 euro al mese e 10 centesimi al chilometro per il guidatore assiduo.

La piattaforma di Juicar registra il numero di chilometri percorsi e, alla fine del mese, cambia tipologia di abbonamento per dare la formula più conveniente a seconda di quanto si è effettivamente viaggiato. Nel caso della Smart, sopra i 500 chilometri al mese “l’occasionale” non conviene più e sopra i mille chilometri non conviene più il “normale” e si passa al profilo “assiduo”. Nel caso si percorrano tremila chilometri al mese, si pagherebbero 800 euro con il profilo “assiduo”, mille euro con quello “normale” e 1.500 euro con quello “occasionale”. A tutto questo va aggiunto (per ora) il costo delle ricariche.

Spiega infatti Gerhard che “l’abbonamento che prevede la “miglior tariffa” a seconda delle esigenze sarà disponibile in Italia fin da subito. In un secondo momento offriremo anche soluzioni più rapide per la ricarica domestica con l’introduzione sul mercato italiano dell’opzione “Fully Charged””.

A chi interesserà un servizio come quello di Juicar? Sicuramente a chi non ha interesse ad acquistare una automobile ma ha bisogno di utilizzarla per periodi estesi, o magari a intermittenza (durante l’inverno ma non nei tre mesi estivi). Secondo Gerhard “in una fase iniziale, crediamo che il nostro servizio risulterà interessante in prevalenza per gli utenti e le famiglie che vivono in aree periferiche e rurali e che ogni giorno si spostano percorrendo in media circa 50 chilometri”.

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