Cosa vuole fare l’Europa per far decollare il fintech

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Salvadanai (Getty Images)
Salvadanai (Getty Images)

C’è un dato che, poco più di un anno fa, il banchiere inglese Howard Covington, nel comitato dei fiduciari all’Alan Turing Institute di Londra, ha citato nella lezione Uno sguardo al nostro futuro dell’Intelligenza artificiale tenuta lo scorso anno a un convegno dell’istituto inglese di data science. Il docente mostrava come il 65% del valore delle compagnie tecnologiche con capitalizzazione di mercato superiore ai 10 miliardi di dollari si trovi negli Stati Uniti, il 20% in Cina, il 10% nei paesi asiatici e solo il 5% nell’Unione euroopea.

“L’Europa ha perso ricerca e sviluppo, expertise, accesso ai dati, controllo di nuove tecnologie, piattaforme top tech, ricchezza e influenza politica”, recitava una didascalia che con un colpo di coda finale chiosava: “ma [l’Europa] può regolare e tassare”. Così, proprio per non fare la fine del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro, a maggio 2019 la Commissione europea ha dato l’incarico a 15 saggi di studiare come salvare la competitività e la sovranità regolatoria europea nella finanza basata su tecnologie digitali.

Intelligenza artificiale, blockchain, contabilità distribuita, contratti smart, internet delle cose, criptovalute, informatica quantistica: questo lo spazio tecnologico del fintech preso in esame nelle 30 raccomandazioni in tema di regolazione, innovazione e finanza, report che sette mesi dopo h visto la luce, grazie al lavoro del suddetto Gruppo di esperti sugli ostacoli regolatori all’innovazione finanziaria. Il debutto europeo del Rapporto Rofieg, che al suo interno cita proprio i famosi dati di Covington, è avvenuto in Italia, nel corso di una presentazione all’università Cattolica di Milano, la prima di un tour in 15 tappe della Direzione generale Stabilità finanziaria, dei servizi finanziari e dell’Unione dei mercati dei capitali (Fisma) della Commissione, che si concluderà a giugno a Bruxelles.

(foto: via Getty Images)

Gli obiettivi delle 30 raccomandazioni Ue sul fintech

“Il rapporto indica alcuni principi attorno ai quali la Commissione europea dovrà costruire le prossime regole, in materia di innovazione e finanza. L’approccio scelto è costruire un ambiente regolatorio accogliente e competititvo, ha affermato Antonella Sciarrone Alibrandi, docente di Diritto bancario in Cattolica e membro del gruppo. Così, dopo aver raccolto opinioni, suggerimenti e stimoli in mezza Unione sul report, nel terzo trimestre 2020 le istituzioni europee costruiranno la strategia digitale per la finanza. Obiettivo: rimuovere gli ostacoli all’innovazione e aumentare la concorrenza nel sistema finanziario attraverso una maggiore semplificazione del quadro regolatorio europeo.

Del resto, Philipp Paech, presidente del Gruppo di esperti, a Milano ha detto che “l’Unione Europea vuole essere uno standard setter internazionale, come è stato per la Gdpr, ma è difficile riuscirci senza un mercato interno di tecnologie. Immaginiamo, per esempio, di dover comprare Intelligenza artificiale dagli Stati Uniti o dalla Cina. In Europa vogliamo uno standard centrato sul consumatore e sulle Pmi, dovremo accettare standard esterni?. Certo, la competitività può essere più veloce in economie meno regolate, ma il report è chiaro: “Ė vitale che l’Ue mantenga il suo ruolo come standard-setter globale anche in relazione al fintech”, per proteggere i propri valori.

Criptovalute (Foto di Ina Fassbender/Afp via Getty Images)
Criptovalute (Foto di Ina Fassbender/Afp via Getty Images)

Cosa dice il report Ue sul fintech

Il gruppo di esperti suggerisce di agire in quattro aree: rispondere ai nuovi rischi causati dall’uso di tecnologie innovative come intelligenza artificiale e contabilità distribuita; ridurre la frammentazione regolatoria in Ue e garantire parità di condizioni (raccomandazioni 15-17); conciliare la protezione dei dati con le opportunità offerte dal fintech; considerare le potenzialità nell’inclusione finanziaria dei consumatori e nell’uso etico dei dati.

“In particolare, la prima raccomandazione intende garantire l‘interpretabilità dell’Ia, affinché la decisione non sia lasciata ad algoritmi nella black box, senza possibilità di intervento umano, incomprensibili sia a clienti che ad autorità di controllo – osserva Elena Beccalli, preside della facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica -. L’ultima chiede alla Commissione di fornire linee guida alle istituzioni finanziarie per un uso etico dei dati nella fornitura dei servizi”.

“Andiamo verso un mondo di attività diverse che creano stessi rischi e dovrebbero essere governate dalle stesse regole. Alcuni sono già noti, in altri casi sono nuovi come la blockchain che stabilisce rapporti multipolari in un mondo di relazioni bilaterali come quello finanziario. Per questo abbiamo cercato di elaborare raccomandazioni neutre”, spiega Paech ricordando la raccomandazione 13. La 22 chiede di rafforzare l’innovazione e garantire la possibilità di scelta dei consumatori rispetto a un rischio “lock in” causato dalle big tech magari abilitate dalla Psd2. I punti 27 e 28 invitano a consolidare la normativa per accedere, processare e condividere i dati e stabilire condizioni di equità tra gli attori.

“Lo sviluppo del settore finanziario dipenderà molto probabilmente dallo sviluppo del digitale – ha detto Mario Nava, direttore Dg Fisma –; se questo è vero, il digital determinerà la base su cui il settore finanziario fa profitti o fa perdite; bisognerà poi capire le implicazioni del digitale per il settore visto che siamo di fronte a un cambiamento di distribuzione del prodotto, che permette l’onboarding su ogni smartphone. Di certo, le tre priorità della Commissione Von Der Leyen sono chiare: green, digitale ed economia al servizio del cittadino. La digital finance strategy rientra tra le grandi priorità dell’agenda europea.

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