È morto Larry Tesler, l’inventore del copia e incolla

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(foto: Ann E. Yow-Dyson/Getty Images)

L’informatico statunitense Larry Tesler è morto lunedì 17 febbraio 2020 all’età di 74 anni. Ai più questo nome potrebbe non dir nulla, ma se si nomina la funzione del copia e incolla tutti sanno a cosa ci stiamo riferendo. O almeno tutti coloro che hanno un minimo di dimestichezza con un qualsiasi programma per l’editing di testi e immagini. Ecco, negli anni Settanta, è stato proprio Tesler l’inventore dei comandi taglia, copia e incolla, quella che possiamo considerare un’eredità fondamentale dell’informatica moderna, visto che ancora oggi li usiamo su computer, smartphone e tablet. La notizia della scomparsa è stata diffusa solo nelle ultime ore e ha commosso l’intera Silicon Valley.

La vostra giornata lavorativa è più facile grazie alle sue idee rivoluzionarie”, ha twittato Xerox, la società in cui l’informatico Tesler iniziò la sua lunga carriera, proseguita poi in Apple, Amazon e Yahoo. Nato nel 1945 a New York, Tesler ha studiato informatica all’Università di Stanford, e dopo la laurea si è dilettato nella ricerca sull’intelligenza artificiale, prima di approdare allo Xerox Palo Alto Research Center (Parc) dove è rimasto fino al 1980. Quando era arrivato, nel 1973, il laboratorio di Parc stava lavorando su prototipi di computer del futuro, ovvero si faceva ricerca su soluzioni innovative in termini di software in grado di poter migliorare – e semplificare – l’utilizzo delle macchine.

In questo contesto, due anni dopo il suo arrivo, Larry Tesler sviluppato un progetto insieme al collega Tim Mott riguardo un programma di video-scrittura di testo, Gypsy, all’interno del quale vennero integrate le funzioni copia e incolla insieme ad altre altrettanto popolari, come, ad esempio, la ricerca e la sostituzione delle parole. All’epoca i computer erano macchine totalmente diverse – nel software e nell’hardware – rispetto a come li concepiamo oggi. E, proprio pensando alla difficoltà di dover riscrivere ogni volta porzioni di testo – interrogativo che, grazie a lui, in questo millennio non ci siamo posti – Tesler aveva elaborato il copia e taglia (copiare soltanto o copiare rimuovendolo) e incolla nel secondo step. La funzione venne introdotta in Gypsy dal 1974, senza immaginare che avrebbe rivoluzionato i decenni successivi.

(foto: Ann E. Yow-Dyson/Getty Images)

Ma Larry Tesler è stato anche il primo a usare un computer portatile su un aeroplano e a dimostrare a Steve Jobs un sistema grafico di simboli e icone che avrebbe cambiato per sempre l’informatica. Erano sempre gli anni Settanta, infatti, quando aveva partecipato alla realizzazione dello Xerox NoteTaker, uno dei primi computer portatili. Pesantissimo, ne aveva testato le funzionalità anche durante un volo, per la prima volta. Ma uno dei suoi incontri fondamentali è avvenuto nel 1979, quando Steve Jobs era andato in visita a Parc ed era rimasto affascinato dalle innovazioni su cui stava lavorando Tesler, tanto che decise di riprenderle per i primi prodotti Apple (più volte ha ribadito che anche gli artisti rubano).

Dopo la fine dell’esperienza lavorativa presso Xerox, Tesler aveva deciso di andare a lavorare proprio la Apple di Steve Jobs. Il suo comando venne prima incorporato nel software Apple sul computer Lisa: era il 1983. Qualche anno dopo venne inserito sul primo Macintosh. Nell’azienda della mela è rimasto per ben 17 anni, fino al 1997. Proprio negli anni Novanta, Tesler aveva collaborato allo sviluppo di Newton, una specie di palmare che si può considerare un tablet ante litteram. Dopo aver lasciato Apple, ha avviato una formazione nel settore dell’istruzione e ha lavorato per brevi periodi presso Amazon e Yahoo.

(foto: Ann E. Yow-Dyson/Getty Images)

Un chiodo fisso nella sua carriera è stato il voler promuover il concetto di interfacce facili da usare: una caratteristica per lui fondamentale quando si parla di usabilità di un sistema informatico. Non a caso utilizzava spesso l’espressione “What you see is what you get” (ciò che vedi è ciò che è). Lui si riferiva soprattutto al fatto che quello che compare sullo schermo deve avere le stesse connotazioni anche su carta. Oggi possiamo applicare questa filosofia anche per le pagine web, ad esempio. Un’altra fissazione, sempre in un’ottica di semplificare la vita all’utente, era l’abolizione delle finestre modali (modes, in inglese): ne era talmente convinto che il suo sito si chiamava “nomodes.com”, il suo account Twitter @nomodes e persino la targa della sua auto recitava “No Modes“. Nel 2012, parlando della febbre della Silicon Valley alla Bbc ha detto: “C’è un elemento molto forte di eccitazione, nel fatto di poter condividere ciò che hai imparato con la prossima generazione“.

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