Il nuovo piano immigrazione post-Brexit colpirà soprattutto le donne

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(foto: Hannah McKay – WPA Pool/Getty Images)

Il nuovo sistema per l’immigrazione nel Regno Unito dopo la Brexit mira a tener fuori dal paese i “lavoratori poco qualificati” e intende invece privilegiare le “menti brillanti”. Il piano del governo di Boris Johnson prevede infatti un’attribuzione di punti in base alle competenze linguistiche, alle qualifiche e ai livelli salariali di ciascun lavoratore. Proprio su quest’ultimo punto le donne, avvertono alcune associazioni di settore, saranno giocoforza particolarmente svantaggiate, e le conseguenze potrebbero essere molto serie.

In particolare, secondo il Women’s Budget Group, una rete indipendente che promuove l’uguaglianza di genere, il nuovo sistema basato sui punti in vigore dal 2021 – per ora la soglia è fissata a 70 – darà la precedenza alle professioni in cui le donne sono sottorappresentate, favorendo di fatto i migranti maschi e alimentando la disuguaglianza di genere. “Il nuovo sistema di immigrazione non comprende l’esperienza vissuta dalle donne, molte delle quali non possono accedere al lavoro retribuito in base al peso del lavoro non retribuito come prendersi cura dei bambini, degli anziani e delle persone con disabilità”, ha detto Sophie Walker, amministratrice delegata di Young Women’s Trust, un’organizzazione femminista britannica.

In base alle nuove regole i candidati dovranno ricevere un’offerta di lavoro con uno stipendio di almeno 25.600 sterline (a eccezione di alcuni casi specifici dove si può verificare una carenza di competenze). Un requisito che, secondo le associazioni, penalizzerà la categoria femminile, in quanto – a prescindere dalle qualifiche – quest’ultima ha maggiore probabilità di lavorare in settori scarsamente compensati – o comunque con una disuguaglianza salariale rispetto agli uomini.

Inoltre, sempre secondo il Women’s Budget Group, le donne hanno anche una probabilità quattro volte maggiore rispetto agli uomini di lasciare un lavoro retribuito per assumersi responsabilità per le quali non percepiscono alcuna retribuzione, ovvero prendersi cura dei bambini o di genitori e parenti più anziani. Senza contare che con il sistema basato su punti, fa notare il New York Times, il governo privilegia scienziati, ingegneri, accademici e laureati in scienze, tecnologia e matematica: cioè ambiti in cui c’è una forte disparità di genere. Oltre a questa discriminazione, avvertono le associazioni, alcuni settori – dalla produzione alimentare, alla salute, passando per l’assistenza sociale e l’ospitalità – potrebbero subire delle carenze di personale visto che finora contano su moltissime lavoratrici immigrate.

Rimanendo invece dentro i confini britannici, esiste un paradosso se si considera che il ministro del governo responsabile della politica migratoria, Priti Patel, è proprio una donna. Ed è stata sempre lei, quando è stato annunciato il piano, a suggerire che circa otto milioni di persone “economicamente inattive” in Gran Bretagna potrebbero essere incentivate a colmare alcune lacune. Gli esperti però sostengono che molte di queste sono donne, già impegnate a prendersi cura di bambini e famiglie. Proprio per questo, avvertono dal Women’s Equality Party, senza investimenti pubblici in questi settori le donne saranno confinate in una posizione che impedirà loro di lavorare.

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