Quasi due prodotti su tre venduti via ecommerce non sono sicuri

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Ecommerce (Getty Images)
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I numeri dell’ecommerce continuano a crescere, e soltanto nel nostro paese l’hanno scorso gli italiani hanno speso 36,5 miliardi di euro per i propri acquisti online. Ma siamo certi che tutti quei prodotti siano sicuri? Secondo una ricerca condotta a livello europeo da diverse associazioni di consumatori, quasi due terzi degli articoli acquistati sulle maggiori piattaforme di shopping online come Aliexpress, Amazon, eBay, LightInTheBox o Wish non rispettano le norme europee o non sono sicuri per la salute.

Secondo i dati riportati dall’associazione Altroconsumo, che insieme ad altri ha condotto l’indagine e i test su 250 prodotti acquistati online, oltre il 66% di questi non ha passato i controlli di sicurezza. Si tratta soprattutto di giocattoli per bambini, cosmetici, gioielli, dispositivi elettronici e anche abbigliamento che, sulla base della normativa vigente all’interno della Comunità europea, sono risultati fuori legge.

In particolare, su 29 giocattoli per bambini in gomma, ben 9 (31%) hanno riportato una quantità di ftalati illegale, pari a quasi 200 volte il limite massimo consentito dalla legge. Per quanto riguarda invece i trucchi per bambini, usati soprattutto durante il carnevale e per feste in maschera, il 91% di essi non ha superato i test di sicurezza, così come il 90% dei giocattoli per neonati e il 50% dei giocattoli per la dentizione.

Anche nel caso dei vestiti per bambini la maggioranza dei capi è risultata non a norma. Dei 16 vestiti testati, infatti, ben 14 (88%) presenta possibili rischi per la sicurezza dei bambini. Non va meglio nemmeno nel comparto elettronico, dove su 36 prodotti tra caricatori Usb, caricatori esterni e adattatori ben 26 sono risultati infiammabili e possono dare la scossa. E anche il 70% dei gioielli esaminati presentano concentrazioni di cadmio e altri metalli superiori a quelle consentite.

Le associazioni che hanno condotto questa ricerca hanno subito sollecitato le istituzioni europee e i singoli stati membri a intervenire, chiedendo una regolamentazione che imponga ai marketplace di informare i propri clienti sui rischi relativi ad alcuni prodotti trovati fuori legge e in attesa che si provveda alla loro rimozione dalle piattaforme. Da un punto di vista legale, i siti di shopping online non sono direttamente responsabili delle infrazioni, ma dovrebbero garantire un maggiore controllo sugli articoli commercializzati dai propri venditori.

L’auspicio è quindi che alle istituzioni europee vengano dati maggiori poteri per controllare anche la qualità dei prodotti messi in vendita dall’ecommerce e non solo la parte fiscale. “L’attuale quadro normativo non è in grado di dare la giusta tutela, in termini di sicurezza, ai consumatori: da un lato, le piattaforme non riescono a impedire la vendita di prodotti non sicuri e a rimuoverli tempestivamente quando sono già in vendita, dall’altro, le autorità non riescono a garantire una sorveglianza adeguata e un’applicazione efficace delle norme”, dichiara Ivo Tarantino, responsabile relazioni esterne di Altroconsumo.

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