Bambini col nuovo coronavirus: cosa sappiamo sull’infezione nei più piccoli

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coronavirus e bambini
(foto: d76 masahiro ikeda via Getty Images)

Il coronavirus Sars-Cov-2 è ormai in Italia da qualche giorno e ha colpito anche alcuni bambini, per ora 6, in Lombardia (qui la mappa del contagio nel nostro paese). Ma in generale l’elemento sorprendente è che dai dati i casi del nuovo coronavirus nell’infanzia sono risultati molto limitati e che finora l’età media dei contagiati risulta aggirarsi intorno ai 50-55 anni. Ma come si spiega questa anomalia? Parte dell’attenzione scientifica è rivolta a capire le ragioni di questo fenomeno. Ecco cosa sappiamo a oggi.

Coronavirus e bambini, un rapporto molto studiato

Anche il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha sottolineato che “ci sono meno casi tra i bambini e abbiamo bisogno di più ricerca per capire perché”. Ma l’interesse sul tema si è acceso molto presto, fin dagli inizi dell’epidemia. Digitando sulla banca dati Pubmed l’espressione “novel coronavirus children” alla data del 26 febbraio il portale rimanda a ben 103 studi sull’argomento.

Coronavirus e bambini, è ancora un mistero

Il numero di minorenni colpiti risulta bassissimo, come ha mostrato uno studio del 29 gennaio su The New England of Medicine, in cui si spiega che “i bambini potrebbero avere meno probabilità di contrarre il virus o, se infetti, potrebbero mostrare sintomi più lievi rispetto agli adulti”. Addirittura uno studio uscito su Jama il 14 febbraio riporta che in Cina dall’8 dicembre al 6 febbraio si conterebbero soltanto 9 casi di bimbi in cui è stata confermata l’infezione da Sars-CoV-2. Ma come mai questa differenza importante? La risposta non è ancora nota.

Bambini, il punto dei Cdc

Per fare chiarezza i Cdc, i Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie degli Usa, alla data del 22 febbraio, hanno illustrato cosa sappiamo a oggi dell’infezione da Sars-Cov-2 nell’infanzia, attraverso un botta e risposta sulla base di domande spesso poste dalla popolazione. I Cdc riferiscono che “dalle informazioni limitate pubblicate e relative alle passate epidemie di Sars e Mers, causate da altri coronavirus, l’infezione fra i bambini è risultata relativamente rara”.

Coronavirus e bambini, i sintomi

Inoltre, i centri Usa riferiscono che dai dati dei bambini colpiti dal Covid-2019 in Cina i sintomi risultano spesso “simili a quelli di un raffreddamento, con febbre, raffreddore e tosse”. Vomito e diarrea sarebbero meno frequenti e sono stati riportati in almeno un bambino con il coronavirus, sempre in Cina. Mentre casi gravi e complicazioni, fra i più piccoli, sono risultati rari. Ma questo apparentemente minore attacco del coronavirus non deve spingere i bambini (e i genitori) ad abbassare l’attenzione, come sottolineano gli esperti. Fra le precauzioni, le regole spesso ripetute dall’Oms, c’è quella di lavarsi spesso le mani per almeno 40 secondi con sapone o soluzioni a base di alcol.

Italia, cosa fare se il bambino ha sintomi

Alla data del 25 febbraio, dopo la diffusione del coronavirus in alcune zone d’Italia, raccomanda “ai genitori di non portare i bambini nello studio del proprio pediatria di famiglia o al pronto soccorso per comuni sintomi respiratori come tosse, raffreddore e febbre”, come si legge sulla pagina del ministero della Salute, “e di telefonare prima al medico per ricevere consigli e indicazioni”. Insomma, è bene agire a distanza e telefonare, anche per limitare il contatto fra persone sane e eventuali malati.

Le regole per i bambini

Una volta effettuata la chiamata, il genitore dovrà attenersi alle indicazioni fornite dal pediatra. Una volta giunto in ambulatorio – sempre se richiesto dal pediatra – dovrà “collaborare attenendosi ad alcune semplici regole da adottare per evitare il contagio”, spiega Paolo Biasci, presidente della Fimp.

Le regole sono:

  1. Non accedere all’ambulatorio senza aver prima concordato telefonicamente la visita;
  2. Entrare in sala d’aspetto solo quando esce il paziente precedente;
  3. Tenere in braccio il bambino se non è in grado di star seduto;
  4. Controllare che il bambino tocchi meno possibile le attrezzature dello studio;
  5. In attesa della visita, far usare al piccolo un gioco o libro portato da casa e non permettergli di condividerlo con altri pazienti.

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