Un po’ di grandi libri adatti ai tempi della paranoia

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Più che i giorni del coronavirus e della sinofobia, questi ultime dovrebbero essere annoverati come quelli della paranoia. Sebbene paia una paranoia a breve termine: misure igieniche estreme, città svuotate, caccia agli untori, complottismi globali in corso, nazioni che si sfidano a colpi di statistiche e frontiere chiuse. Che ognuno di noi sia attualmente circondato da innumerevoli segnali e voci che attiverebbero anche il meno paranoico è chiaro. Cosa ci raccontano i libri del nostro stato attuale di paranoia collettiva?

Partiamo da due nuove uscite a tema. Una è una ripubblicazione, e si tratta del romanzo inquietante I baffi di Emmanuel Carrère, che ritorna per Adelphi. L’altro, in uscita a marzo per NN editore, è l’ultimo romanzo della scrittrice Jennifer Offill, Tempo variabile. Il romanzo di Carrère, debitore – ma a suo modo – dell’influenza di Philip K. Dick (altro maestro del paranoico) ha un inizio che potrebbe quasi ricordare un racconto umoristico di Gogol’. “Che ne diresti se mi tagliassi i baffi?”: così inizia innocuamente il libro, con il protagonista che si rivolge alla moglie Agnes. Quindi lei esce di casa, e lui pensa: le farò una sorpresa, mi taglierò i baffi. Il problema è che questa piccola sorpresa diventa una incrinatura profonda nella loro quotidianità di coppia, o nell’intero universo relazionale del protagonista. Accade infatti che sia la moglie che i suoi amici e colleghi di lavoro non riconoscano la differenza, e lo facciano passare come per pazzo: tu non hai mai avuto i baffi. La spirale paranoica è servita. E porterà l’uomo a fuggire verso Oriente, alla ricerca di un sé stesso che ha perduto… 

Di come la paranoia incrini la nostra quotidianità, la spezzi e la confonda parla anche Tempo variabile della Offill, in uscita a breve (12 marzo). Un libro dalla struttura frammentaria, costruito su uno stile asciutto, per paragrafi – alcuni – brevissimi, che ci presenta fin dall’inizio la voce sarcastica della bibliotecaria part-time Lizzie Benson in mezzo ai suoi problemi famigliari (mamma schizzata e fratello tossicodipendente, dei quali lei si prende cura) e interessata a descrivere le manie degli avventori della sua biblioteca. Fino a che un altro tipo di avventori saranno quelli che le affiderà la sua passata mentore all’università, Sylvia Liller, famosa per un podcast di futurologia preveggente, Inferno e Acqua alta. Per la quale Lizzie si incaricherà di rispondere alle email angosciate dei più disparati ascoltatori, ognuno di loro preso da personali apocalissi – dal riscaldamento globale (ossessione di Lizzie stessa), alla fine dei valori occidentali, all’amministrazione Trump fino ai perfidi algoritmi che controllano la nostra vita, o persino al sonno degli angeli – alle quali lei dovrà rispondere. Il contatto seppur frammentario con questa umanità persa, ognuno dietro alla propria angusta angoscia, alimenta le ossessioni di Lizzie all’ennesima potenza. Tanto che Sylvia stessa le dirà che di fronte alla fine del mondo “non c’è più speranza, solo testimonianza”. Un romanzo che sceglie la brevità poetica per inscenare la nevrosi collettiva in un modo davvero originale di fare climate fiction

Ma come definire la paranoia? Tanto sono i saggi che hanno affrontato dal punto di vista psicologico e psichiatrico il tema della follia paranoica. Forse uno dei più noti è Paranoia. La follia che fa la storia, Bollati Boringhieri di Luigi Zoja. La paranoia nel libro di Zoja è una follia lucida che contagia la massa, e che si è resa ahinoi protagonista nella storia di persecuzioni, massacri, pogrom. Non è tanto così la paranoia clinica quella che interessa allo studioso junghiano, quella individuale, quanto la paranoia confusa “nella vita di ogni giorno, sparpagliata in ogni piega della società che ha sterminato più masse umane delle epidemie di peste, ha umiliato e annientato mentalmente più uomini della collera di Dio”. Così che è la paranoia collettiva è il vero punto sul quale Grandi Paranoici come Hitler o Stalin hanno vinto le loro battaglie, incitandola nella massa. Teoria del complotto, mania di persecuzione, sospetto su tutto e tutti, questi alcuni degli elementi della paranoia collettiva che per l’autore non può essere circoscritta al solo lavoro psicoanalitico, in quanto appunto la paranoia compie crimini, fa la Storia. Spesso inverandosi in leader campioni di paranoia: Hitler, ad esempio, fu “uno pseudologico e un paranoico assoluto…”, che poneva “il delirio al posto della realtàmentiva, e continuava a mentire, in primo luogo a se stesso”. Il vero problema è che il paranoico non è il depressivo, non è il perdente, ma spesso ha carisma da vendere. 

La letteratura mondiale ha bazzicato per anni la tematica della paranoia, non solo dal punto di vista di scrittori americani come DeLillo o il già citato P.K. Dick. Uno dei maestri paranoici del Novecento, di cui gli editori non parlano però da un po’, è sicuramente Thomas Pynchon. Per chi non lo conoscesse (ma come?) si può iniziare dalla sua novella cult sul tema, L’incanto del Lotto 49, un vero capolavoro per stile e compattezza (sono meno di 200 pagine, cosa veramente rara per i libri mastodontici di Pynchon). Seguiamo la protagonista, la casalinga e avida lettrice Oedipa Mass, divenuta una delle anti-eroine più famose del postmoderno, nella trama complottista che le si para davanti una volta nominata esecutrice del testamento del suo ex Pierce Inverarity. Tra simboli ricorrenti ovunque – il famoso cornetto da postiglione – e sistemi di comunicazione segreti come il W.A.S.T.E – è la realtà stessa descritta da Pynchon, che si muove dall’America della California all’Europa, finanche al Rinascimento italiano, a brulicare paranoicamente. Oedipa sta caricando la realtà di simboli o la realtà le sta tirando dei brutti scherzi, o è addirittura l’Ultimo Scherzo del suo ex? Saltando magnificamente di personaggio in personaggio e di paranoia in paranoia, il romanzo ci racconta l’incasinata eredità storica e identitaria degli Stati Uniti stessi, “una ricchezza segreta e una nascosta densità di sogno” chiamata essa stessa Paranoia Americana, che dovrebbe avere una stella propria sulla bandiera. 

Ma non solo gli americani hanno parlato dei mille risvolti della paranoia. Come abbiamo visto anche autori europei toccano il tema. Un classico in questo senso è anche lo stupendo La novella degli scacchi di Stefan Zweig, disponibile in molte edizioni (l’ultima, Einaudi, del 2015). Ambientato durante un lungo viaggio in nave tra New York e Buenos Aires, è la storia di come il gioco mentale salva e costringe allo stesso tempo, portando di nuovo alla follia. A racconta la sua storia paranoica è il Dr. B., passeggero che ha l’ardire durante il viaggio di affrontare e battere a scacchi il campione invitto, il gretto Czentovič. B. che si confesserà al narratore d’essere stato a lungo prigioniero della Gestapo, e che solo durante un’estenuante prigionia ritmata dagli interrogatori dei nazisti abbia imparato a mente una quantità innumerevole di mosse vincenti degli scacchi, per sopravvivere a quelle torture mentali. Fino però a non riuscire più a distinguere il mondo da un’infinita partita a scacchi… L’uomo sfuggirà al nazismo, ma in quella nuova condizione di viaggiatore, ritornerà preda del suo vizio mentale, nello scontrarsi con Czentovič.

Chi volesse esplorare nuove zone della paranoia, potrebbe poi affidarsi a tutto il catalogo di Nero Editions, e pescare il volume dal titolo bizzarro di John Higgs, Complotto! Caos, Magia e Musica House che pare portarci fuori pista ma non è affatto così. Spassoso romanzo contro-culturale e biografia del peculiare gruppo di acid house Klf, dedito a campagne complottiste, alla religione del discordianesimo, ad un situazionismo spinto, le vicende del gruppo musicale fanno solo da spina dorsale in una vera e propria esplorazione gonzo di paranoiche coincidenza che spesso sembrano più burle ben architettate che cospirazioni. “L’assoluta incomprensibilità delle azioni dei KFL” ci suggerisce, scrive l’autore da subito, “che al puzzle manchi qualche pezzo. Che, in qualche modo, la nostra idea del mondo e della società in cui viviamo sia incompleta”. Un libro di cui il The Guardian ha detto: “È come assistere a un incontro tra Adam Curtis e Thomas Pynchon”.

Sebbene la paranoia possa essere una follia asintomatica e spesso collettiva, vogliamo chiudere segnalando una graphic novel che tematizza in modo assai poetico e con un geniale uso monocromatico del colore (il blu) il caso degli attacchi di panico. Bao Publishing riporta una versione aggiornata di Quando tutto diventò blu di Alessandro Baronciani. Il colore scelto da Baronciani, che certo immerge la pagina negli abissi del proprio sentirsi soffocare della protagonista Chiara, ha la capacità unica di inverare un senso quasi di liberazione individuale. Che certo le nostre paranoie collettive hanno più difficoltà a controllare.

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