La quarantena della nave da crociera Diamond Princess non ha funzionato contro il coronavirus

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(foto: @PrincessCruises)

Si è concluso lo sbarco di tutti i passeggeri e dell’equipaggio della nave da crociera Diamond Princess, ormeggiata nel porto di Yokohama (Giappone) dal 5 febbraio, in quarantena dopo che il 3 febbraio il primo passeggero fu trovato positivo al test per il nuovo coronavirus Sars-Cov-2.

A conti fatti, su circa 3.700 passeggeri 705 sono rimasti contagiati dal virus a bordo della nave. Ma quindi la quarantena ha funzionato o no? A bordo della nave non molto, sostengono i ricercatori della Umeå University in Svezia: se la Diamond Princess fosse stata evacuata subito i contagi si sarebbero potuti limitare a meno di 80 – almeno secondo i loro modelli matematici.

Lo studio

Utilizzando un modello matematico i ricercatori svedesi hanno sviluppato due scenari diversi che si sarebbero potuti verificare a bordo della nave da crociera.

Se non fosse stata intrapresa nessuna azione a bordo della nave per contenere la diffusione del virus il basic reproduction number (R0, il parametro che davvero conta per capire un’epidemia) sarebbe salito a 14,8 tra il 21 gennaio e il 19 febbraio, che corrisponde a 2.920 persone positive al coronavirus su 3.700 passeggeri.

Considerando che alla fine i contagi sono stati circa 700, l’isolamento e la quarantena a bordo hanno permesso di evitare circa 2300 infezioni, facendo crollare R0 a 1,78.

Tuttavia sulla base dello stesso modello, gli esperti ritengono che se la nave fosse stata evacuata subito il 3 febbraio solo 76 persone sarebbero state contagiate.

“Il tasso di infezione a bordo della nave era circa quattro volte superiore a quello che si può vedere a terra nelle aree più colpite dalla Cina. Una causa probabile è la vicinanza delle persone tra loro a bordo di una nave “, ha commentato Joacim Rocklöv, professore di epidemiologia all’università di Umeå e autore dell’articolo. “Se la nave fosse stata immediatamente evacuata all’arrivo a Yokohama, e i passeggeri che erano risultati positivi per il coronavirus e altri potenziali nella zona a rischio fossero stati curati, lo scenario sarebbe sembrato piuttosto diverso. I nostri calcoli mostrano che solo circa 70 passeggeri sarebbero stati infettati. Un numero che è notevolmente inferiore agli oltre 600 passeggeri risultanti dalla quarantena. La misura precauzionale di mettere l’intera nave in quarantena era comprensibile, ma a causa dell’elevato rischio di trasmissione sulla nave, la decisione è ora discutibile”.

Perché la quarantena non ha funzionato?

È da quando la decisione è stata presa che ci si chiede se isolare la nave e impedire lo sbarco dei passeggeri sia stata la scelta migliore. E la risposta che si può dare è che dipende dagli obiettivi per cui la quarantena è stata imposta.

Mettere tutti i passeggeri in quarantena sulla nave è stato un modo per limitare la diffusione geografica del virus, tant’è che per diverso tempo la Diamond Princess è stata il terzo focolaio epidemico più grande dopo quello in Cina e in Corea del Sud (poi il Nord Italia le ha strappato il podio). Non far sbarcare i passeggeri ha impedito che si sviluppassero altri focolaio in giro per il mondo, qualora qualcun altro fosse risultato infetto. Cosa sarebbe successo se uno o più passeggeri inconsapevolmente positivi fossero tornati a casa o avessero continuato la vacanza?

Tuttavia, alla luce del numero complessivo di passeggeri positivi a Sars-Cov-2, non si può nascondere che la quarantena a bordo della nave non sia stata efficace. E i motivi che gli esperti ipotizzano per un simile risultato sono diversi, e nulla esclude che possano essersi verificati tutti sulla Diamond Princess.

In primis, ha spiegato Bahrat Pankhania, docente di sanità pubblica all’università di Exeter ai colleghi di Wired Uk, “alcune persone potrebbero essere state esposte al virus prima che la nave fosse posta in quarantena. Dopo tutto c’è stato almeno un passeggero malato sbarcato a Hong Kong, e dopo poco tempo altri 10 sono risultati positivi”. Per quanto grandi, le navi da crociera sono comunque ambienti sovraffollati in cui la condivisione di spazi e risorse rende più facile il diffondersi dei patogeni (come del resto possono esserlo anche le scuole), ed è probabile dunque che il nuovo coronavirus si fosse ormai diffuso prima della scoperta del paziente zero.

Un’altra possibile causa del fallimento della quarantena a bordo della nave è che i membri dell’equipaggio condividono le cabine e mangiano in tavolate, e anche se si è cercato di mantenere le distanze questo potrebbe non essere stato sufficiente.

Non si possono escludere anche atteggiamenti a rischio dei passeggeri, che hanno violato le regole della quarantena.

C’è un’altra possibilità, ha riferito ancora Pankhania, specificando però che si tratta di un’ipotesi e che non ci sono evidenze che la confermino per ora: il virus potrebbe essersi diffuso attraverso il sistema di aria condizionata che collega le cabine.

Mettere in quarantena correttamente una nave, insomma, potrebbe essere una sfida molto difficile da vincere. Ma la stessa cosa sarebbe stata farla evacuare e isolare i passeggeri in un hotel, che avrebbe avuto le stesse criticità.

Col senno di poi, ha concluso Pankhania, sarebbe stato meglio avere un piano B. Per esempio riportare tutti a casa, dove le diverse nazioni avrebbero potuto sostenere una quarantena davvero efficace.

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