In tempi di lockdown per il coronavirus, che fine hanno fatto gli attivisti climatici?

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Fridays for Future durante una manifestazione romana (foto: Stella Levantesi)

Il coronavirus ha fermato il mondo. Non ci si muove, non si entra in contatto con gli altri, non si esce di casa. Il virus ha fermato tutto, ma l’Italia non molla. Chi lavora per far fronte all’emergenza, chi salva vite, chi è in prima linea in una crisi non si ferma mai. Una crisi è una priorità: vale per il coronavirus, ma vale anche per la crisi climatica. Se il cambiamento climatico non ci darà tregua solo perché siamo in isolamento, nemmeno chi lotta per scongiurarlo si vuole fermare. In queste ore nelle quali gli assembramenti sono vietati, quando è impossibile scendere in piazza o scioperare in strada ogni venerdì, quando non c’è modo di fare pressione con la mobilitazione fisica, di attirare l’attenzione con i cartelli e con la disobbedienza civile né di gridare in coro gli slogan degli scioperi climatici, i movimenti di attivismo climatico resistono online.

Gli attivisti si stanno adattando a lottare tra le mura di casa, dalle loro camere da letto, utilizzando lo strumento per eccellenza del Ventunesimo secolo: le piattaforme digitali online e i social media. Prima del coronavirus, il digitale supportava le azioni della piazza – era un modo per promuoverle, per radunare le persone, per organizzarsi e dare testimonianza di un movimento che ha trasformato la lotta al cambiamento climatico. Adesso ha sostituito i corpi e, sulle piattaforme online, gli attivisti dei movimenti per il clima cercano di continuare la loro battaglia.

Siamo il megafono della scienza e quando scendiamo in piazza portiamo il messaggio della scienza, comunichiamo la crisi climatica e anche in questo periodo ascoltiamo la scienza e le direttive del governo e stiamo a casa”, ha detto a Wired Fabio Marcon, attivista di Fridays for Future. “Il fatto che stiamo a casa, però, non vuol dire che ci dimentichiamo di quello che succede fuori e nel mondo, non dimentichiamo chi siamo e cosa vogliamo,  anche se non possiamo più fare i nostri scioperi e utilizzare i nostri corpi per andare nelle strade e nelle piazze, abbiamo deciso di sfruttare al meglio le possibilità che ci danno i social e internet in generale”. 

La prima iniziativa di Fridays for Future, infatti, riguarda un contenitore virtuale online, un bacino di divulgazione scientifica chiamato Quarantena for Future dedicato a film, libri, talk, podcast, documentari e articoli sul tema della crisi climatica che si può trovare sul sito di Fridays for Future Italia e sui loro social media. L’obiettivo di questa piattaforma è dare spazio all’informazione scientifica e climatica in questo periodo in cui i giovani, ma non solo, hanno, anche se forzatamente, tempo a disposizione per informarsi ed approfondire. Questo isolamento dovrebbe servire a recuperare un po’ di tempo per imparare e continuare a studiare, proporre, attivarsi, ed essere parte del movimento”, ha detto Marcon. 

Quando è l’attivismo online a portare avanti la lotta alla crisi climatica bisogna essere creativi, e pensare outside the box diventa cruciale. Per questo, Fridays for Future ed Extinction Rebellion (Xr) si sono uniti per mettere in azione, dai balconi e dalle finestre, un flash mob al ritmo di Stayin’ Alive – gli attivisti di Xr ne hanno fatto un loro cavallo di battaglia attraverso la discobedience, un termine che unisce la disobbedienza civile alla disco music. Il flash mob è programmato per il 20 marzo alle ore 16 e sarà il secondo digital strike organizzato da Fridays for Future dopo quello di venerdì scorso, in cui giovani attivisti hanno scioperato per il clima fotografandosi a casa con un cartello di protesta e postando la foto online. Stayin’ Alive vuole lanciare un messaggio positivo, e affacciarsi alla finestra è una metafora: la finestra di tempo che ci è rimasta per agire si sta chiudendo e il tempo rimasto è poco. 

Affrontare tematiche serie come la crisi climatica con la leggerezza dei canti dai balconi non è solo un modo per i movimenti di adattarsi ai trend del momento, ma anche di farsi forza nell’unione e nello spirito di condivisione. In questo periodo di isolamento, il Live di Instagram è uno strumento molto utilizzato, soprattutto dai personaggi pubblici che in questo modo riescono a interagire con i loro follower. È nata così Cameretta Tour, l’iniziativa di Fridays for Future che organizza – ogni sera, all’ora dell’aperitivo – una diretta Instagram con esperti per parlare della crisi climatica. Il primo capitolo di questa iniziativa si è aperto il 18 marzo in una diretta con Tommaso Perrone, direttore di LifeGate, e Stefano Tiozzo, documentarista, a cui ne seguiranno altre e, tra queste, una con il rocker Piero Pelù il 20 marzo.   

(foto: Stella Levantesi)

Ma non tutto accade su Instagram o Facebook. In questo periodo, Extinction Rebellion sta promuovendo i social ribelli, piattaforme social open source fuori dal circuito di Facebook. Una di queste è Telegram, che Xr utilizza per sostituire il messaggio broadcast di WhatsApp e aprire canali di comunicazione più efficaci e, eventualmente, aperti al pubblico. 

Da qualche mese stiamo cercando di trovare degli spazi su altre piattaforme open source che ci sembrano più libere rispetto a quelle che vengono utilizzate maggiormente”, ha spiegato in un’intervista per Wired Frannie Cassarà di XR, “questo non significa che vogliamo lasciare le piattaforme ‘tradizionali’ perché comunque il pubblico è concentrato su Facebook, WhatsApp o YouTube, però il nostro scopo in questa fase è di cercare di implementare piattaforme nuove e farle conoscere un po’ di più al pubblico in maniera tale che pian piano inizia ad aumentare il pubblico anche lì”. 

La voglia di esplorare i social ribelli nasce dalla necessità di liberarsi dai vincoli delle piattaforme del circuito Facebook. Per quasi 20 ore, infatti, la pagina di Xr France è stata ferma poiché Facebook non ha consentito agli amministratori né la pubblicazione né la moderazione dei contenuti. Anche Instagram, pochi giorni dopo, ha bloccato temporaneamente il profilo di Xr Firenze.  Accanto a Facebook, quindi, Xr ha implementato una nuova piattaforma. Si tratta di Mastodon, “una sorta di perla”, la definisce Cassarà, all’interno del panorama dei social open source che “non ha dietro niente di commerciale e all’interno del quale puoi creare il tuo nodo”.  

Ad affiancare l’uso di YouTube, invece, per Xr c’è Peertube. “La cosa bella è che anche su Peertube abbiamo un canale tutto dedicato a Xr che gira su fonti rinnovabili e ha necessità minori di energia”, ci ha detto Cassarà. 

La quarantena, però, non è solo un momento di iperattività digitale, è anche un momento di self care; chi ha fortuna di essere in salute, soprattutto in un momento di emergenza sanitaria, ha il dovere di prendersi cura di se stesso e degli altri. Gli attivisti di Xr danno spazio alla cultura rigenerativa, indirizzata anche alla salute mentale. Si tratta di videoconferenze online, anche più volte al giorno, per creare uno spazio “sicuro” all’interno del quale ci si può esprimere, dove non si viene giudicati e con l’obiettivo di alleggerire il carico emotivo. 

Per non patire troppo la quarantena, la cura verso se stessi va affiancata alla necessità di staccare, di tanto in tanto, dal mondo digitale. “Vorremmo usare questo periodo come una pausa di riflessione per capire cosa abbiamo perduto, cosa non vogliamo perdere e cosa invece siamo disposti a lasciarci alle spalle”, ha detto Cassarà. E questo evidentemente vale per tutti, non solo per gli attivisti. 

Gli obiettivi dei movimenti climatici, almeno in questa fase, si sono adattati e modificati in linea con la realtà dell’emergenza coronavirus. Vorremo utilizzare questa quarantena per creare una coscienza ecologica che possa portare la comunità in cui viviamo e tutto il paese verso un cambiamento reale”.  

Il coronavirus è un’emergenza e come tale va affrontata, con il supporto di un’informazione costante, accurata e accessibile a tutti. Ma mentre diamo una corretta priorità al virus, non dimentichiamo che la crisi climatica non si può mettere in pausa né rimandare. E c’è chi si batte per il cambiamento climatico anche dalla quarantena. 

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