“Non voglio che le persone dimentichino che sono stato Harry Potter”. Un’intervista a Daniel Radcliffe

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Ha reclutato un gruppo di ladri-illusionisti per il colpo del secolo
(Now you see me 2), ha fatto un nudo frontale a teatro (Equus), si è anche trovato un paio di corna sulla testa (Horns) e non certo in senso figurato. Prima dei 30 anni, Daniel Radcliffe ha assecondato qualunque esigenza di copione pur di far dimenticare il maghetto che l’ha reso celebre, compreso – come ha ammesso di recente – ubriacarsi fino a quasi perdere i sensi per paura di non essere all’altezza delle aspettative. E la tradizione continua in Guns Akimbo, il surreale action presentato al Festival di Toronto e disponibile dal 23 marzo su Amazon Prime Video. Per capirci: stavolta il suo personaggio si sveglia con due pistole impiantate chirurgicamente sulle sue mani, roba da lasciare a bocca aperta.

Tutto contento di essere riuscito a far dimenticare per un momento il passato alla corte di J. K. Rowling, un giorno è arrivato sul set, per poi scoprire la “dura” verità: la collega Samara Weaving ha un tatuaggio di Harry Potter sulla caviglia. Come a dire: il bambino sopravvissuto lo accompagnerà fino alla tomba. Cosa che peraltro dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, il boom di ascolti della maratona degli otto film della saga in prima serata su Italia1 (fino al 7 aprile ogni lunedì e martedì). Non a caso il 26 marzo esce una nuova edizione del franchise, per la prima volta in un pregiato cofanetto in pelle con 32 pagine ricche di foto di scena, bozzetti di costumi, foto delle scenografie, citazioni e dietro le quinte. I potterhead – ossia i fan del maghetto – stanno già contando i giorni che li separano alla riapertura dei set cinematografici, il WB Studio Tour di Londra e i parchi a tema agli Universal Studios, a partire dal più grande al mondo, a Orlando.

In Guns Akimbo Daniel Radcliffe è un programmatore di videogiochi che si sveglia con due pistole attaccate alle mani. Che cos’ha pensato leggendo il copione?

“A pagina uno già c’era questa premessa e ne ero intrigato. A pagina nove o dieci si presenta la prima sfida del personaggio: usare la toilette con le armi sulle mani. Mi sono detto: ‘La cosa si fa interessante’. E ho accettato subito”.

Davvero?

“Certo, l’ho presa molto seriamente e sono diventato bravissimo, per esempio, a infilarmi i pantaloni – anche se non riuscivo ad allacciarmeli da solo – o a raccogliere quello che mi cadeva per terra. La grande sfida? Infilare il cellulare in tasca. Sul set ogni volta regnava un grande silenzio e tutti mi incitavano con lo sguardo affinché ci riuscissi. E quando accadeva, partiva quasi l’applauso. Mi sono sentito un eroe”.

Non dovrebbe essere una sensazione nuova: è stato Harry Potter per 10 anni…

“Intendo un action hero: per ovvie ragioni [si guarda gli addominali, ndr] non è che io venga scelto per ruoli simili, ma stavolta potevo essere credibile e, quindi, mi sono buttato a capofitto. Del resto, siamo in un film e tutto può succedere, basta non prendersi troppo sul serio”.

Quante ore al giorno le servivano per mettere le pistole?

“Nessuna: erano fissate con un meccanismo a strappo, quindi facilissime da applicare e togliere. Il make-up, invece, mi richiedeva all’inizio un paio d’ore, e poi solo una”.

Qual è la prima regola della popolarità?

“Se un giovane attore mi chiede un consiglio mi sento a disagio, per esperienza sono l’ultimo a dover parlare. Cosa dovrei rispondere? ‘Trovati un bel franchise e hai svoltato’ non mi sembra il massimo, quindi ripeto sempre che la chiave del successo sta nella gentilezza”.


Qualcuno potrebbe obiettare che si ottiene di più negandosi e concedendosi arie da divo.

“Non io: so che con alcuni, se sei scortese, puoi farla franca, visto che sei un attore, ma non va bene. Anche quando te lo permettono, devi restare una ca**o di persona gentile con tutti, solo questo conta”.

Ammette che si cerca con il lanternino ruoli assurdi pur di far dimenticare Harry…

“No, non è così: non voglio che le persone dimentichino che sono stato Harry Potter! Per 10 anni lui ha fatto parte della mia vita e gli voglio un bene immenso. Non lo ucciderei mai per fare dell’altro, ma vorrei che il
pubblico mi vedesse in ruoli e contesti diversi”.

Con tutta questa violenza in Guns Akimbo, non teme di offrire un modelle negativo e di conseguenza le critiche?

“Non credo che i film abbiano il compito di offrire un esempio morale. E poi, in questo caso specifico è evidente che si tratta di una storia assurda e irreale”.

È permaloso?

“Lo ero: quando leggevo 10 giudizi, quasi tutti positivi, mi concentravo sull’unico che parlava male di me e mi convincevo che ci aveva visto giusto. Guardare i commenti su se stessi online è una forma di dipendenza oltre che di masochismo”.

A un certo punto non ha avuto l’impulso di scappare su un’isola deserta?

“No, mi piace mia vita piace, con i suoi momenti folli e con quelli straordinari, il pacchetto della fama comprende entrambi e non ho mai pensato di cambiare e cose”.

Vorrebbe riprendere in mano la bacchetta di Harry?

“Mai dire mai”.

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