Come previsto, il nuovo coronavirus sta mutando. Ma niente panico

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coronavirus
(foto: Stefano Guidi/Getty Images)

Il nuovo coronavirus sta cambiando nel tempo. Come piante, animali e batteri, anche lui commette quegli errori che portano alle mutazioni genetiche. Un dato questo che però non deve generare preoccupazioni e allarmismi, perché non significa che il nuovo coronavirus stia diventando più contagioso e letale. Anzi: secondo un recente studio pubblicato su Nature Microbiology, le probabilità che il virus muti in questa direzione non sono alte. “La velocità con cui questo virus sta mutando o evolvendo non è inaspettata”, spiega l’autore Nathan Grubaugh, virologo della Yale School of Public Health, negli Stati Uniti. “Tutti i virus si evolvono continuamente e non dovrebbe esserci nulla di allarmante in questo processo”. Quando viene pronunciata la parola mutazione, racconta l’esperto, molti di noi pensano che è successo qualcosa di straordinario, nel bene o nel male. “Ma non è così che funziona l’evoluzione. Tutti abbiamo mutazioni e siamo tutti geneticamente diversi dai nostri antenati”.

Molti virus mutano a un ritmo particolarmente elevato, tra cui appunto il nuovo coronavirus. Tuttavia, la maggior parte di queste mutazioni sono dannose per il virus stesso, perché lo portano a minori probabilità di sopravvivere o replicarsi. Inoltre, le sue due caratteristiche che destano maggiore preoccupazione, ossia quanto è contagioso e quanto è aggressivo, sono controllate da più geni e la loro modifica avviene attraverso un processo molto complicato. Sebbene, infatti, i coronavirus possano subire importanti cambiamenti che li rendono una reale minaccia per noi (come le mutazioni hanno fatto sì che potessero essere trasmessi dagli animali agli esseri umani), questi eventi accadono nel corso di molti anni. Il nuovo coronavirus per ora si è modificato leggermente da quando è cominciata l’epidemia nella città di Wuhan: un recente studio cinese, per esempio, ha dimostrato l’esistenza di due ceppi separati di Sars-CoV-2. “Tuttavia, queste due versioni sono quasi identiche”, spiega Grubaugh alla rivista Popular Science. “Uno non sembra più aggressivo dell’altro e un vaccino per l’uno proteggerebbe anche dall’altro”.

Come sottolinea l’esperto, esistono due potenziali situazioni che potrebbero avere un impatto significativo nell’andamento della pandemia: la prima è la comparsa di una mutazione che alteri la regione del virus su cui i test diagnostici operano. E ciò, in altre parole, significherebbe che la nostra capacità di diagnosticare il virus verrebbe meno. È importante, perciò, che la comunità scientifica identifichi tutte le nuove mutazioni in modo da capire se i test diagnostici debbano essere aggiornati per essere in grado di individuare nuove forme del virus. È anche possibile, per il secondo scenario, che il nuovo coronavirus possa diventare nel tempo resistente agli antivirali, in modo simile all’antibiotico resistenza che sviluppano i batteri. Se un farmaco elimina tutte le copie del coronavirus in una persona malata, spiega l’esperto, questo non avrà più la possibilità di adattarsi. Ma se alcune copie del virus portano una mutazione che li aiuta a resistere a quel farmaco e il paziente contagia altre persone, allora quelle copie sarebbero avvantaggiate rispetto alle versioni precedenti del virus, diventando più comuni tra la popolazione. Ecco perché probabilmente avremo bisogno di più farmaci per combattere la Covid-19. “L’idea alla base della strategia antivirale e del vaccino è che non è un singolo sito che prendiamo di mira”, spiega l’esperto. “È molto più difficile per il virus mutare e diventare resistente se puntiamo a più bersagli”.

La buona notizia, spiega Grubaugh, è che il nuovo coronavirus non dovrebbe essere in grado di mutare molto fino a quando avremo un vaccino disponibile: molti altri virus, come quelli del morbillo e della febbre gialla, sono cambiati così lentamente che i vaccini sviluppati molti anni fa sono ancora efficaci. Inoltre, in questo momento il nuovo coronavirus non è sottoposto a una pressione tale da spingerlo a modificare per adattarsi ai suoi ospiti: si sta diffondendo rapidamente tra la popolazione, e quindi ha la capacità di replicarsi negli esseri umani in modo molto efficiente. Mutare per diventare più letale ora, conclude l’esperto, non sarebbe necessario perché se il virus diventasse più aggressivo e uccidesse i suoi ospiti, limiterebbe la sua capacità di infettarne di nuovi e di diffondersi ulteriormente.

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