Nel decreto sul coronavirus c’è un emendamento per sospendere la portabilità del numero

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Nell’Italia che affronta l’emergenza coronavirus può succedere anche che proposte volte a garantire le misure sanitarie di distanziamento sociale e di sospensione delle attività contrastino con la libertà e i diritti dei consumatori. È il caso, per esempio, di due emendamenti al decreto Cura Italia presentati rispettivamente dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega e che, di fatto, sospendono fino alla fine dello stato di emergenza il diritto alla portabilità del numero per i consumatori che decidono di cambiare operatore telefonico.

La proposta 

Nel testo del decreto pubblicato lo scorso 17 marzo in Gazzetta ufficiale, le imprese che forniscono servizi di comunicazione e i gestori di rete fissa e mobile sono considerate aziende fondamentali e quindi si garantisce anche l’intervento diretto e fisico da parte dei loro tecnici in caso di necessità. Negli emendamenti presentati, che verranno ora discussi in Senato il prossimo 8 aprile, Lega e M5s propongono invece la sospensione delle “campagne commerciali straordinarie di contrattazione di servizi di comunicazione che richiedano la portabilità del numero”, per evitare che tecnici e utenti debbano spostarsi fisicamente per garantire le eventuali fasi di intervento nella migrazione tra operatori, come si legge nei testi presentati dalle forze politiche.

Nello specifico, poi, in entrambi gli emendamenti si chiede che “vengano sospese tutte le operazioni di portabilità di numeri fissi e mobili nonché la generazione di nuovi numeri che non siano in corso, salvo nel caso sia necessario all’attivazione di nuove concessioni”. Questa è anche la posizione espressa dal segretario generale di Slc Cgil, che commenta: “Sulla scia del governo spagnolo che ha sospeso la portabilità delle linee fisse e mobili chiediamo che anche in Italia si adotti una simile soluzione. L’obiettivo è ridurre lo spostamento dei tecnici che fanno le installazione nelle abitazioni e negli uffici e dei corrieri che consegnano le sim”.

Insomma, bloccare le operazioni “commerciali” di passaggio da un operatore a un altro così da permettere la massima concentrazione dei gestori delle reti su interventi che garantiscano il pieno funzionamento nella situazione attuale, soprattutto in una fase in cui le infrastrutture devono gestire enormi quantità di traffico.

La posizione dei consumatori

C’è però il dubbio che un simile intervento possa andare a vantaggio soprattutto delle compagnie e dei provider di linea più grossi, come Tim e Vodafone, a scapito di una reale concorrenza sul mercato delle telecomunicazioni e della possibilità di intervento da parte degli altri operatori con fette di mercato inferiori. Questa è infatti la reazione delle principali associazioni di consumatori, che si sono subito dichiarate contrarie alla sospensione del diritto alla portabilità del numero.

Altroconsumo in una nota definisce la proposta come “dannosa per la concorrenza e le possibilità di scegliere da parte dei consumatori, in un momento in cui internet e le telecomunicazioni sono fondamentali per i cittadini costretti a rimanere a casa o a telelavorare”. Inoltre, l’associazione sottolinea anche che “la portabilità del numero è un’operazione che può essere fatta da remoto (da un operatore al telefono oppure online)”.

Dal canto suo, Rosario Trefiletti, presidente del Centro consumatori Italia, ribadisce che “quello che serve sempre di più non è indebolire la concorrenza, bensì operare perché l’intero sistema di tlc sia mantenuto concorrenziale e che sia anche rafforzato da importanti investimenti in innovazione e nuove tecnologie.

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