La “fase 2” sarà molto più complicata del lockdown

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(Foto: Laura Lezza/Getty Images)

Si inizia, con un certo ritardo, a parlare della “fase 2”. Il primo messaggio che dovrebbe passare, per evitare di tornare alla casella iniziale come in un sadico gioco dell’oca, è che non sarà una “tana libera tutti”. Sarà, al contrario, una competizione ben più complicata contro il coronavirus e per certi versi un esperimento sociale di assoluto interesse. Una soluzione alla quale ogni italiano dovrà partecipare attivamente. Finora, in fondo, ci è stato chiesto un impegno passivo: tutto quello che dovevamo e dovremo fare verosimilmente fino a maggio è restare a casa. Non poco, sia per la nostra testa che per le situazioni più complicate, basti pensare alle famiglie con bambini e ragazzi. Ma le regole sono semplici: uscire solo per l’essenziale. Fra un mese il gioco si farà più complesso.

La stampa riporta oggi una serie di indiscrezioni su come potrebbe funzionare la nostra quotidianità (nuova? Chissà, forse molte di quelle misure avremmo dovuto adottarle già da tempo, virus o non virus). Sul Corriere, per esempio, si parla di “turni per lavorare e turni per entrare nei negozi”. E ancora, di “distanza di sicurezza e dispositivi di protezione obbligatori per chi ha contatti con il pubblico”, affluenza minima negli uffici, fasce alternate per chi non può svolgere lavoro da casa, spazio di un metro fra le postazioni, code per fare acquisti e appuntamenti per altri esercizi, come parrucchieri e centri estetici. Repubblica parla invece di “modelli di convivenza” con il virus in grado di garantire la sicurezza sanitaria e la progressiva ripresa delle attività.

Il nostro contributo, finora, si è declinato nella chiave del sacrificio: la rinuncia a un’ampia fetta di libertà personali, alle attività quotidiane, al diritto allo studio (perché la didattica digitale non funziona se non per eccezioni), alla socialità, purtroppo al lavoro che in molti non sanno se ritroveranno. Insomma, un lavoro a togliere più o meno complicato, perché ovviamente la quarantena non è uguale per tutti.

Da maggio, pur mantenendo l’imperativo di uscire con una certa intelligenza, la prospettiva si ribalterà: saremo tutti quanti coinvolti nella tutela della salute pubblica più di quanto non siamo stati dall’11 marzo. Tutto sommato, il lockdown ha fatto tutto per noi, solo in minima parte è stato una prova generale per quello che ci aspetta per qualche settimana o mese: per sbloccarlo servirà un rispetto delle regole quasi ossessivo, come se vivessimo tutti in un grande gioco di ruolo dal vivo nel quale dovremo schivare il virus e ridurre al minimo le occasioni di contagio. Che non significa non vivere più: significa farlo alla giusta distanza. Perché il pericolo non è di finzione ma tragicamente reale.

Al solito, come spesso capita in Italia, non potrà esserci un carabiniere per ogni negozio che riaprirà, per ogni ufficio che tornerà a lavorare, per ogni studio che accoglierà i clienti. Non un posto di blocco per ogni auto che si rimetterà in moto. Dovremo dunque pretendere da tutti l’adesione alle indicazioni, e non in chiave di scivolosa delazione come accade ogni tanto, in queste settimane, dai balconi. Ma di rispetto reciproco. Se un esercizio non assumerà tutte le misure previste, sarà non solo giusto segnalarlo ma doveroso. Come in fondo lo era anche prima per altre misure che, pure quelle, riguardano il benessere collettivo, dall’emissione dello scontrino al rispetto delle norme igieniche. Insomma, la vita che torneremo a vivere innesterà le sue nuove regole sulla base del senso civico e della solidarietà, sempre intorno a quei punti finiamo col ruotare. E solo una maturazione in quella direzione potrà garantirci un modello vincente per uscire dalla crisi, tenere a bada i contagi e non precipitare nella bancarotta assicurata del 2021, rimettendo in moto il paese. Dolcemente, senza resse ma anche allontanando l’angoscia che ci sta tenendo compagnia dall’inizio di marzo.

Non avessimo già alle spalle oltre 17mila morti, verrebbe dunque da dire che la faccenda si farà davvero seria proprio da maggio. Quasi scontato sconfiggere un’infezione – non il virus, che rimarrà ancora fra noi – andando in letargo. La sfida sarà dare corpo, con indicazioni concrete e stringenti, a quello che tutti ripetiamo da settimane: nessuno si salva da solo. Roba da citazione smielata, se oltre alle regole e alle sanzioni non le daremo un senso con un altro tipo di disciplina: quella personale.

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