Il G20 ha sospeso temporaneamente il debito dei paesi più poveri

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Un murales a Nairobi in Kenya (foto: TONY KARUMBA/AFP via Getty Images)

La diffusione del Covid-19 sembra aver risparmiato, almeno per il momento, l’Africa: il continente registra un numero di casi positivi relativamente limitato (circa 12mila casi), a fronte di una popolazione numerosa e un’area territoriale molto vasta. Sono state decisive, in questo senso, scelte politiche come l’adozione tempestiva di misure di distanziamento sociale e limitazione dei contagi, e fattori ambientali e sociali, come un clima caldo secco e una popolazione prevalentemente giovane. Ma presto tutto questo potrebbe non essere più sufficiente: la direttrice della sezione Africa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Matshidiso Moeti ha recentemente dichiarato che l’epidemia presto si diffonderà rapidamente anche in Africa e la presenza di “pregressi casi di Aids, tubercolosi e malnutrizione può solo aggravare la situazione”.  Inoltre, provvedimenti come isolamento, chiusura di scuole e uffici potrebbe, nel lungo periodo, non avere gli stessi effetti positivi dei paesi occidentali visto la presenza di slum, baraccopoli e scarsità di servizi igienici. Un team di scienziati della London School of Hygiene and Tropical Medicine ha stimato che, entro metà maggio, i contagi potrebbero arrivare a 450mila.

L’Africa deve, quindi, prepararsi ad affrontare questa emergenza sanitaria con tutte le risorse a propria disposizione. Soprattutto economiche, dal momento che una recessione economica potrebbe avere effetti drammatici più che in altre parti del mondo. Su queste premesse si è basata la decisione dei paesi del G20 di sospendere per un anno il debito dei paesi più poveri – che sono 76 – consentendo un risparmio di 20 miliardi di dollari che possono essere impiegati per sostentare le varie economie statali e contrastare la diffusione del coronavirus. Presto dovrebbero unirsi anche le banche multinazionali di sviluppo e alcuni creditori privati.

La proposta di Macron e gli interessi degli altri paesi

Il primo a proporre questo tipo di provvedimenti è stato il presidente francese Emmanuel Macron. Durante il discorso tenuto dall’Eliseo il 13 aprile, focalizzato sull’annuncio della proroga delle misure di isolamento, ha anche chiesto che il debito dei paesi africani fosse in gran parte annullato. Arrivare a questo obiettivo sarà un percorso molto lungo, perché tanti sono gli interessi in ballo di alcuni paesi creditori, come la Cina. Il debito è anche un strumento d’influenza politica in molti dei paesi interessati (molti dei quali concentrati nell’Africa subsahariana).

Aver raggiunto un compromesso anche solo per un anno rappresenta un grande passo in avanti e, soprattutto, un aiuto importante per i paesi coinvolti che rischiano di sprofondare a livello economico e finanziario, aumentando il tasso di povertà nella popolazione. Secondo quanto riporta Politico, come misura aggiuntiva è stato approvato anche un  programma di prestiti da 1 trilione di dollari da parte del Fondo monetario internazionale e uno da 200 miliardi della Word Bank e da altri finanziatori dello sviluppo. Un sforzo economico sostanzioso perché, come sottolineato dall’appello pubblicato il 15 aprile sul Financial Times e firmato dalla maggioranza degli esponenti politici mondiali (come Angela Merkel, Emmanuel Macron, Giuseppe Conte, il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, quello senegalese Macky Sall), “solo una vittoria in Africa può permettere di battere il coronavirus ovunque”.

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