La Lombardia vuole riaprire attività e servizi dal 4 maggio

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(Photo by Mairo Cinquetti/NurPhoto via Getty Images)

Un piano “per una nuova normalità”. È come la Regione Lombardia ha definito il proprio programma di riapertura delle attività produttive che intende attuare dal 4 maggio in poi. Il governatore Attilio Fontana ha infatti chiesto al governo un via libera per permettere prima a uffici, aziende e attività ordinarie e poi a scuole e università di ripartire. Direttrici principali di questo progetto, secondo Regione Lombardia, saranno “quattro D”: distanziamento, dispositivi, digitalizzazione e diagnosi. Si dovrà, quindi, rispettare la distanza di sicurezza di un metro, portare obbligatoriamente la mascherina nei luoghi pubblici, implementare tutte le modalità di smart working per tutte le attività che possono praticarlo e disporre test sierologici a tappeto.

“È la via lombarda alla libertà”, ha detto il presidente Fontana che, inoltre, ha previsto in questo nuovo piano “si lavori di concerto con con il tessuto sociale, culturale e imprenditoriale per disegnare priorità di intervento e di investimento”. Tra gli altri provvedimenti previsti – anticipando o esautorando di fatto il lavoro della task force governativa presieduta dall’ex ad di Vodafone Vittorio Colao – ci sono: aperture scaglionate per le attività per evitare il sovraffollamento dei mezzi pubblici, 80 milioni di bonus economico al personale sanitario, una non meglio specificata cassa integrazione “con garanzie regionali”, un piano di sostegno per piccole e medie imprese e la creazione di un “presidio per la salute dei cittadini lombardi” all’Ospedale di Milano Fiera che diventerà, quindi, il luogo dove convogliare i nuovi positivi, alleggerendo nelle intenzioni la pressione sugli altri ospedali pubblici. A questo, come si legge dalla nota diffusa dal Regione, si aggiungeranno anche i suggerimenti “delle università lombarde, dei soggetti rappresentativi del Patto per lo sviluppo, del terzo settore e degli stessi gruppi consiliari regionali che aiuteranno a elaborare nuove proposte per un piano di ripresa”.

Le reazioni del mondo politico

Il primo a sollevare perplessità sul piano della regione Lombardia è stato il governo, che si è detto sorpreso e ha definito “intempestiva” la proposta di Fontana. Il viceministro dello sviluppo economico, Stefano Buffagni, ha parlato di “errore” perché “non si comprende su quali dati s’è deciso che è possibile aprire”. Dello stesso parere anche il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia. Reazioni piuttosto severe che hanno costretto il governatore lombardo, nella serata del 15 aprile, a ritrattare parzialmente quanto detto qualche ora prima. “Noi non ci permettiamo di parlare di attività produttive di competenza del governo centrale e sottratte a ogni nostra possibile valutazione. Noi parliamo di graduale ripresa delle attività ordinarie da concordare con Palazzo Chigi”, ha spiegato. Senza mancare di sottolineare, però, che bisogna pensare a una riapertura nel breve periodo visto lo stato di sofferenza delle attività lombarde che rischiano, come ribadito dalla Confcommercio Milano, una grave recessione economica. Fino a pochi giorni fa, tuttavia, erano le stesse istituzioni regionali a chiedere misure molto restrittive in termini di salute pubblica, tanto che voci dell’esecutivo raccolte dal Corriere della Sera pensano che dietro il cambio di rotta ci sia lo zampino politico di Matteo Salvini.

Contrario al piano lombardo è anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, che in un’intervista rilasciata a Repubblica ha definito il nuovo piano regionale “poco equilibrato” e non attuabile perché “non sono state fornite le garanzie necessarie per chi andrà a lavorare”.

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