Il distanziamento sociale sta per diventare una cosa “per ricchi”

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Il ristorante di un hotel a Tilburg, nei Paesi Bassi, 30 aprile (foto: Robin Utrecht/Echoes Wire/Barcroft Media via Getty Images)

Fino a oggi abbiamo comprato fondamentalmente tempo, la merce più rara della nostra esistenza: basti pensare a chi si occupa per noi delle faccende domestiche, a chi accudisce i bambini, a chi custodisce gli anziani. Anche le vacanze, in fondo, sono anzitutto tempo e poi destinazione: ci domandiamo prima quanti giorni di ferie avremo e poi decidiamo dove andare; le esperienze che acquistiamo sono spesso a tempo: un massaggio costa di più se dura di più. Adesso è probabile che il mondo postpandemico disegnerà nuove fratture sociali. Perché oltre al tempo, permetterà a chi lo desidera di riconquistare più o meno tutto quello che aveva prima: solo a patto di comprarsi anche lo spazio.

Il distanziamento sociale, infatti, non sarà gratis. E non sarà uguale per tutti. Alcune prime notizie circolate in queste ore sembrano disegnare proprio questa strada. La prima: la low cost americana Frontier consentirà a chi lo desidera, “per la propria pace mentale o solo per maggiore comodità” di acquistare un posto in aereo di fianco a una poltrona centrale vuota. L’opzione si chiama “More Room” e il costo, prego, è di 39 dollari. La Iata, l’associazione che raccoglie le principali compagnie internazionali, ha invece già avvisato: se dovessimo volare con gli apparecchi meno carichi, lasciando per esempio il famigerato posto centrale vuoto, dovremo alzare i prezzi. Un aumento stimato in almeno il 54% del prezzo. Senza contare che quel provvedimento potrebbe non bastare: è probabile che di posti vuoti debbano rimanerne molti di più e che quell’aumento finisca per essere più consistente (nonostante le prime offerte stracciate viste per esempio in Cina, utili solo a scuotere la domanda ma insostenibili nel medio periodo).

Lo stesso discorso è facilmente applicabile a infiniti altri ambiti. Non solo nei trasporti – i treni stanno già circolando a capienza ridotta del 50%, e così avverrà per una certa fase ovunque, dai traghetti agli autobus – ma anche nel mondo dello svago, della formazione e dell’intrattenimento. Bar e ristoranti dovranno ridurre i coperti, con probabili rincari dei menu; le palestre e i centri sportivi dovranno rimodulare l’afflusso, e gli abbonamenti rischiano di salire; la scuola d’inglese dove risparmiavi con le lezioni di gruppo dovrà tagliare le classi (e, sorpresa, alzare le tariffe); cinema e teatri dovranno distribuire le poltrone a scacchiera, garantendo quel metro, metro e mezzo di distanza fra uno spettatore e l’altro: possibile lasciare i prezzi di prima, quando già – penso al teatro – la sostenibilità economica era a rischio? Certo, ci saranno i sussidi statali, i finanziamenti a fondo perduto, le agevolazioni delle tasse. E ovviamente, dove possibile, si aumenterà l’offerta. Ma siamo sicuri che possa bastare a una società che dove metteva quattro persone ora potrà mettercene una sola?

Il rischio è dunque che il distanziamento fisico non sia alla portata di tutti. Anzi, che diventi una sorta di nuovo lusso, una corsia preferenziale per chi vuole (e può) recuperare prima degli altri le abitudini di prima. Chi vorrà tornare a viaggiare, mangiare fuori, andarsene in palestra potrà probabilmente farlo, e a breve, sborsando di più. Chi non può si arrangerà, scivolando ancora più indietro nella scala sociale faticosamente percorsa.

È impossibile non pensare che alle spaccature economiche e di opportunità che vivevamo già prima non se ne aggiungano di inedite. Legate non solo al cataclisma dei posti di lavoro persi o di un’economia in caduta libera, ma anche a surreali nuove dinamiche quotidiane. Cambieranno gli ambiti magari ritenuti da molti non essenziali – lo svago, il turismo, l’intrattenimento, la cultura, la ristorazione – ma che danno alle nostre giornate un motivo per essere vissute e spesso ci guidano verso l’emancipazione e la crescita personale. Ad alcuni il social distancing garantirà la vita di prima, forse perfino più esclusiva; per altri sarà un ulteriore parametro di esclusione.

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