Negli Usa ora si vota da remoto, perché non farlo anche in Italia?

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(foto: Getty Images)

di Alessandro Fusacchia, Paolo Lattanzio, Rossella Muroni, Lia Quartapelle, Erasmo Palazzotto, deputati della Camera

La pandemia da coronavirus sta cambiando il mondo che conoscevamo con esiti oggi ancora difficilmente prevedibili su scala globale. I rappresentanti nelle istituzioni democratiche, così come tutte le cittadine e tutti i cittadini, sono chiamati quotidianamente ad applicare norme di distanziamento fisico e di ripensamento dei propri comportamenti: attività sociali, economiche, educative e culturali, così come tutta la gestione dei servizi e della vita familiare di ognuno di noi vengono ripensate alla luce delle indicazioni scientifiche per contrastare in maniera vigorosa il contagio del virus, provando a non perdere umanità da un lato e produttività dall’altro.

I Paesi democratici stanno lavorando alacremente per mettere in sicurezza cittadini, attività produttive e istituzioni dalle minacce dirette e indirette del coronavirus. Abbiamo accolto con grande interesse, come parlamentari, la notizia arrivata dagli Stati Uniti d’America per cui la Camera permetterà ai suoi membri di votare da remoto per la prima volta in 123 anni di storia.

Questa decisione rappresenta un elemento centrale dell’interlocuzione che abbiamo avuto con la presidenza della Camera nelle ultime settimane, quando a più riprese, con decine di colleghe e colleghi abbiamo spinto perché anche il Parlamento italiano predisponesse piani d’azione legati non solo a limitare le possibilità di contagio, ma anche a garantire il pieno funzionamento dell’istituzione che noi tutti rappresentiamo, anche durante eventuali recrudescenze aggressive del contagio da Covid-19.

Crediamo sia importante essere innovativi e moderni per mettere a punto un sistema di garanzia e funzionamento della nostra democrazia parlamentare capace di essere resiliente e continuare a funzionare anche in situazioni di assoluta e limitata emergenza, come è stata – e per molti aspetti è tuttora – la fase che stiamo vivendo.

È per queste ragioni che oggi torniamo a chiedere di promuovere anche presso la Camera dei deputati la votazione da remoto per i deputati e le deputate impossibilitati a partecipare in presenza fisica. Non abbiamo bisogno di meccanismi che sostituiscano in maniera permanente il funzionamento del nostro Parlamento. La democrazia non può trasferirsi online. Ma può ricorrere alle nuove tecnologie per rafforzarsi restituendo così al Paese un Parlamento agile, e aumentato nella sua capacità di lavoro anche in condizioni di oggettiva impossibilità nei modi tradizionali. In grado anzi di garantire maggiore efficienza in una fase in cui i provvedimenti sono caratterizzati da grande urgenza.

Quando parliamo di voto da remoto, è utile ricordare che si tratta quasi sempre di votazioni palesi. Non esiste quindi un problema di segretezza e anonimato. Già oggi quando lavoriamo nelle Commissioni le votazioni sono per alzata di mano. Allo stesso modo in Aula la stragrande maggioranza delle votazioni avvengono per voto palese. Perché non sarebbe possibile farle da remoto?

La nostra proposta non riguarda chiaramente materie più complesse come le votazioni elettorali e neppure quelle interne ai partiti politici, proprio perché ci sono delle garanzie diverse da assicurare. Crediamo però che il sistema di autenticazione di cui ogni deputato già dispone, la possibilità di certificare la propria presenza e di garantire con dotazioni tecnologiche assolutamente accessibili la propria identità permetterebbero tanto la votazione quanto la partecipazione attiva ai lavori dell’Assemblea.

Il voto da remoto, oltre a costituire una scelta di buonsenso legata al progresso socio-tecnologico dei nostri tempi, rappresenterebbe un importante intervento volto a prevenire gli inevitabili, costanti assembramenti che il lavoro in presenza in Parlamento produce, portando a interagire costantemente, in spazi non adeguati, deputate e deputati provenienti da tutta Italia, tutti quindi potenziali vettori di contagio. Un rischio che in questa fase, a maggior ragione all’interno delle istituzioni, non possiamo permetterci di correre.

Sappiamo bene che questa posizione richiederebbe il cambiamento di alcune regole di funzionamento della nostra Assemblea, ma cos’altro dovremmo aspettare se non una pandemia che sta toccando nel quotidiano la vita di miliardi di persone per provvedere ad aggiornare le modalità di funzionamento del nostro Parlamento, permettendo di salvaguardare e valorizzare l’efficienza democratica delle nostre istituzioni senza rinunciare alla sicurezza? Tra deputati, deputate, lavoratrici e lavoratori della Camera dei deputati siamo oltre mille persone: abbiamo apprezzato la sensibilità mostrata verso le nostre richieste e l’introduzione di ulteriori misure di distanziamento fisico per i lavori d’Aula, come avevamo richiesto, ma chiediamo che la presidenza della Camera faccia uno sforzo in più, affrontando il tema del voto da remoto con il coraggio che questo passaggio storico impone.

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