5 ragioni per conoscere Métal Hurlant

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In questi giorni è arrivato dalla Francia un piccolo annuncio, passato forse inosservato ai più, ma che ha sicuramente fatto sobbalzare sulla sedia gli appassionati del fumetto d’autore europeo. Nel primo semestre del 2021 ritornerà Métal Hurlant, lo storico magazine antologico dedicato al fumetto d’autore e rivolto a un pubblico maturo. Il rilancio avverrà sotto la direzione di Vincent Berniere, giornalista fondatore della casa editrice Éditions Revival e già responsabile del reboot, nel 2017, di Le Cahiers de la bande dessinee, rivista di informazione e approfondimento sulla nona arte.

Perché tanto entusiasmo per il ritorno di una rivista di fumetti francese defunta da anni? Non è un mistero: ecco 5 ragioni per cui tutti gli appassionati di fumetti dovrebbero conoscere Métal Hurlant, e aspettarne con curiosità e attenzione la nuova edizione.

1. Perché rappresenta un pezzo di storia del fumetto europeo

Métal Hurlant è stata fondata nel 1975, in un periodo di forte innovazione per l’editoria a fumetti francese. L’idea fu di Jean-Pierre Dionnet, un giovane critico e sceneggiatore appassionato di fantascienza, che volle realizzare il proprio sogno: creare una rivista di fumetti sci-fi per un pubblico maturo. Per il debutto di Métal Hurlant, Dionnet riuscì a radunare un team incredibile, composto da due visionari come Philippe Druillet e Mœbius e dal direttore finanziario Bernard Farkas, fondando così la leggendaria casa editrice Les Humanoides Associés. Si trattava di un esperimento inedito in Francia, ispirato in larga parte dal sottobosco dei fumetti underground che si era affermato nel frattempo negli Stati Uniti un decennio prima, e fondato in parte sull’esperienza di storiche riviste come l’argentina Hora Cero, ma con la carica dirompente degli anni ’70 e il desiderio espresso di permettere agli autori di esprimere sé stessi senza alcuna barriera se non l’aspirazione alla qualità assoluta.

2. Perché è stata una culla di sperimentazione

La rivista ebbe un impatto culturale enorme sul panorama a fumetti dell’epoca, grazie al desiderio di innovare e di andare oltre quelli che erano i paradigmi della fantascienza a fumetti dell’epoca, ancora vincolata a battaglie spaziali ed eroi stereotipati (non dimentichiamo che Star Wars, altra saga figlia degli anni ’70, avrebbe esordito nei cinema soltanto nel 1977) o, viceversa, al minimalismo pop-fantastico dei magazine pulp degli anni ’60. Difficile sopravvalutare la forza dirompente della rivista che, proprio per i toni maturi e i disegni spesso espliciti o erotici, si guadagnò il bollino di “riservata a un pubblico adulto” sino al 1978. In ultima analisi, però, la tensione di Métal Hurlant alla sperimentazione estrema fu un’arma a doppio taglio, arrivando a determinare, negli anni ’80, un eccesso di fiducia nel potere di un immaginario sfrenato a scapito però di sostanza e sceneggiature solide, decretando così il fallimento della rivista dopo più di dieci anni di pubblicazioni.

3. Perché ha formato una generazione di grandi autori

Un risultato del genere, ovviamente, non sarebbe stato possibile senza il coinvolgimento di grandi autori, e grazie al fiuto di Druillet & Co. per scovare le nuove leve più promettenti del fumetto anche al di là dei confini francesi. Il primo numero di Métal Hurlant è una dichiarazione d’intenti già dalla copertina, firmata dall’allora acerbo Richard Corben, un autore underground americano noto per il suo stile grafico unico. E poi Arzach, di Moebius, quattro pagine a colori, visionarie, dettagliatissime. Nell’arco di pochi numeri si uniscono al novero autori come Jacques Tardi, Vaughn Bodé, Enki Bilal. Più tardi arrivano Jodorowski, Milo Manara, Berni Wrightson, e molti altri autori, esordienti o già affermati, pronti a farsi le ossa o a dimostrare il proprio talento con storie brevi ospitate dall’ormai prestigiosa rivista.

4. Perché la sua influenza si è estesa ben al di là della Francia

Il modello Métal Hurlant si affermò inevitabilmente al di fuori della Francia. Insospettabilmente, gli “umanoidi associati” sbarcarono al di là dell’Oceano prima ancora di conquistare il resto d’Europa. Merito di Leonard Mogel, editor della National Lampoon (la casa editrice dell’omonimo magazine satirico) che, imbattutosi in un numero della rivista francese, decise di acquisire i diritti per lanciare una versione americana. La storica rivista Heavy Metal esordì nell’aprile del 1977 e fu un successo, con un impatto paragonabile o superiore a quello di Métal Hurlant in Francia, e certo con una longevità ancora maggiore – esce tuttora a regolare cadenza bimestrale. Innanzitutto, sottopose all’attenzione del pubblico statunitense un fior fiore di autori europei mai esportati prima di allora oltreoceano.

Non solo: il team editoriale da si stancò ben presto di tradurre esclusivamente il materiale francese, e cominciò a sua volta a richiamare sceneggiatori e artisti dall’immenso mondo della fantascienza a fumetti made in Usa, come Walt Simonson, Olivia De Bernardinis, Stephen Bissette, Paul Kirchner. Nel 1980, Métal Hurlant iniziò le pubblicazioni anche in Germania, per poi essere seguita da una versione italiana nel 1981 e olandese, danese e svedese tra il 1982 e il 1984. Da questa eredità nacquero anche una serie di emulazioni più o meno fortunate, come la rivista Zoulu in Francia, ma anche, in Italia, l’Eternauta (1980-2000), senza parlare dell’influenza su riviste come Pilote, Lanciostory e Skorpio.

5. Per dare uno sguardo al nostro futuro prossimo

Métal Hurlant chiuse i battenti nel 1987, colpita da un lento ma inesorabile calo delle vendite. Ci fu un breve tentativo di farla risorgere dalle ceneri nel 2002, ma in un formato quasi irriconoscibile, diffuso solamente in librerie e fumetterie, e con una vita relativamente breve (l’ultimo numero uscì nel maggio del 2006). Vincent Berniere sembra aver tratto una lezione dagli errori del passato, e una dal successo della serie tv Black Mirror. Infatti, anche se non è ancora chiaro quale sarà il nuovo format della rivista, si conosce già il suo slogan: il futuro è già domani. Il primo numero partirà quindi con una serie di racconti, storie e articoli che esplorano il prossimo futuro, per raccontarci non già di galassie lontane lontane, ma di come sarà il mondo già domani, recuperando una delle funzioni storiche della fantascienza già brillantemente incarnata, per l’appunto, dalla serie tv britannica Black Mirror.

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