La Cina ha fatto un primo importante passo per limitare l’autonomia di Hong Kong

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(foto: NICOLAS ASFOURI/AFP via Getty Images)

Le proteste degli attivisti pro democrazia a Hong Kong non hanno bloccato l’approvazione delle nuove norme di sicurezza che permetteranno alla Cina di esercitare maggior controllo nella città-stato. L’Assemblea nazionale cinese – l’organo legislativo dello stato –le ha votate praticamente all’unanimità (un solo voto contrario e sei astenuti) e nei prossimi tre mesi il Comitato permanente del Partito comunista le trasformerà in legge, modificando per sempre il grado di autonomia di Hong Kong nei confronti della Cina. I dettagli su questi nuovi provvedimenti non sono stati ancora diffusi, ma secondo il quotidiano South China Morning Post saranno vietati atti di secessione, sovversione, terrorismo o cospirazione con potenze straniere. Inoltre, verranno istituito nuovi organismi che salvaguarderanno la sovranità di Hong Kong”. Questo si tradurrà verosimilmente, spiega il giornale, in una forte repressione verso chiunque sia accusato di minacciare la sicurezza nazionale, a partire dai manifestanti che hanno riempito le strade dell’ex colonia negli ultimi giorni.

Cosa succederà adesso?

“È l’inizio di un nuovo, ma triste capitolo nella storia della città. Hong Kong, così come la conosciamo, è finita”, ha commentato parlando al Guardian Claudia Mo, un’attivista pro democrazia. Diversi esperti sostengono che il nuovo pacchetto di leggi permetterà all’intelligence cinese di agire con maggiore libertà, sedando sul nascere le proteste e arrestando leader dei movimenti e organizzatori. Ma, a essere più colpito, secondo i legislatori dell’ex colonia sarà il principio dell’un paese, due sistemi in vigore dal 1997: Hong Kong manterrà ben poco della propria autonomia a livello giuridico, politico e legislativo, aumentando la sfera d’influenza della Cina anche su questioni non riguardanti strettamente la sicurezza nazionale. Concreti sono anche i rischi riguardanti la difesa dei diritti umani: difficile che la Cina ne tenga conto, soprattutto se può giustificare la propria azione per motivi di difesa.

La nuova legge avrà sicuramente conseguenze dal punto di vista diplomatico. Il segretario di stato degli Stati Uniti Mike Pompeo ha dichiarato che gli Usa non riconoscono più lo status d’indipendenza a Hong Kong: “Prendo questa decisione senza alcun piacere ma una politica estera sana esige che si riconosca la realtà. È ormai chiaro che la Cina sta plasmando Hong Kong a immagine e somiglianza di se stessa”.

La situazione mette a rischio anche le condizioni speciali di cui gode la città-stato come hub finanziario. L’autonomia della Cina le ha garantito, fino a questo momento, l’esenzione dai dazi che colpiscono la Cina o dall’embargo sulle forniture di tecnologie avanzate contro le aziende cinesi. Potrebbero essere a rischio anche gli accordi bilateri su voli e visti che, negli anni, hanno reso Hong Kong la sede finanziaria di moltissime società e multinazionali americane.

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