Si possono assumere integratori di vitamina D per proteggersi da Covid-19?

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vitamina D
(foto: Peter Dazeley via Getty Images)

Vitamina D sì, vitamina D no. Durante la pandemia Covid-19 un argomento discusso è stato anche il ruolo delle vitamine, in particolare della D, nel proteggere dal coronavirus, riducendone i sintomi. Finora non ci sono prove, come ribadisce il ministero della Salute, anche se qualcuno ha sollevato dei dubbi. Per questo, un team internazionale di scienziati, che include i gruppi di diverse università inglesi, come quella del Surrey e di Birmingham, ha deciso di pubblicare un consensus paper, un documento in cui mettono a fuoco i punti salienti delle nostre conoscenze sul rapporto fra vitamina D, sistema immunitario e Covid-19. Gli scienziati concludono che in base agli studi disponibili l’assunzione a alte dosi di integratori di vitamina D con integratori non apporta benefici contro l’infezione da nuovo coronavirus. E mettono in guardia dall’assumere alte dosi di integratori, soprattutto se non c’è la supervisione del medico. Il loro testo è pubblicato su Bmj Nutrition, Prevention & Health.

Cosa sappiamo sul rapporto fra vitamina D e Covid-19

Non ci sono prove di un ruolo protettivo e per questo il ministero della Salute inserisce l’ipotesi di un legame fra vitamina D e Covid-19 fra le più diffuse bufale (lo stesso vale per la vitamina C). Tuttavia, un recente studio della Northwestern University ha mostrato che la presenza di più alti livelli di vitamina D sarebbe collegata, a livello statistico, a una minore incidenza della mortalità per Covid-19, dunque a infezioni meno gravi. Nonostante i risultati siano interessanti, il tema è ancora da approfondire, dato che lo studio statistico aveva dei limiti importanti, dichiarati dagli stessi autori, i quali peraltro non raccomandano di assumere integratori.

L’analisi delle prove

Gli autori hanno esaminato ricerche precedenti sul tema, fra cui quella della Northwestern University, sul legame fra vitamina D e Covid-19 e hanno dedotto che non ci sono prove sufficienti – anche perché non ci sono studi sull’essere umano su questo argomento – per poter sostenere la presenza di un collegamento. Considerando altre infezioni respiratorie, non dovute al Sars-Cov-2, hanno rilevato che bassi livelli di vitamina D sono associati a infezioni respiratorie acute. Tuttavia, anche queste ricerche avevano dei limiti, fra cui il fatto che molte fossero condotte per lo più nei paesi in via di sviluppo, in cui le caratteristiche cliniche e lo stato di salute dei partecipanti non può essere comparato – o almeno non è rappresentativo in maniera completa – di quello della popolazione dei paesi più ricchi.

Nonostante ci siano dati per cui che basse quantità di vitamina D siano associate con infezioni acute del tratto respiratorio”, spiega Carolyn Greig dell’università di Birmingham“attualmente non ci sono prove sufficienti per raccomandare la vitamina D come trattamento per Covid-19 e una supplementazione eccessiva può essere nociva. Insomma, in certi casi non solo non ci sarebbero benefici ma addirittura potrebbero esserci dei danni.

La vitamina D arriva dal sole

Ma lo studio non sminuisce l’importanza della vitamina D, che è prodotta naturalmente dal nostro organismo quando ci esponiamo al sole e questa è la sorgente principale – ma è contenuta anche in alcuni alimenti, come uova, carni e pesce, la contengono. In presenza di una carenza di vitamina D, in particolari condizioni, la supplementazione può essere raccomandata, ma sempre secondo le linee guida e sotto controllo medico.

Un livello adeguato nel nostro organismo è essenziale per la salute complessiva”, sottolinea Greig, “mentre se troppo poca puà portare al rachitismo e allo sviluppo dell’osteoporosi e se è troppa ad un aumento dei livelli di calcio nel sangue che può essere particolarmente dannoso”. Insomma, come in tutte l’ideale è nella moderazione: anche per questo è importante evitare di assumere in maniera fai da te gli integratori.

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