Come Trump ha deciso di militarizzare Washington

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(foto: BRENDAN SMIALOWSKI/AFP via Getty Images)

Il portavoce del Pentagono Jonathan Hoffman ha annunciato la decisione del Dipartimento della difesa di “spostare diverse unità dell’esercito nelle aree limitrofe a Washington D.C come misura precauzionale”. Si tratta di 1600 soldati collocati nelle basi militari fuori città – la Joint Base Andrews, soprattutto – dotati di equipaggiamento antisommossa. Inoltre, sono aumentate le misure di sicurezza di tutte gli edifici governativi presenti nella città. Come riportato da Cnn, nella capitale statunitense si adotteranno precauzioni simili a quelle che seguono un’azione terroristica o un attacco a strutture e personale all’estero. Il presidente Donald Trump ha, infatti, deciso di reagire alle manifestazioni a Washington seguite alla morte di George Floyd, militarizzando completamente la capitale. 

Cosa è successo il 2 giugno

Trump ha ribadito, in molti tweet e conferenze stampa, che la gestione delle proteste che stanno imperversando negli Stati Uniti deve passare attraverso un impiego massiccio dell’esercito. Nei 22 stati dove è stata già disposta la Guardia Nazionale, secondo le intenzioni del presidente, presto potrebbe arrivare i militari. Entrambe le decisioni sono state contestate da alcuni governatori, come quello di New York Andrew Cuomo. Ma la Casa Bianca è intenzionata a rendere Washington un esempio per gli altri stati: un simbolo di come debbano essere limitate le azioni dei manifestanti scesi in piazza, considerati dall’ex tycoon perlopiù estremisti di sinistra e “teppisti.

Il primo atto simbolico del presidente è stato quello di far disperdere un corteo di 2mila persone che, il 2 giugno, aveva sfilato per le strade di Washington e, poco prima del coprifuoco delle 19, si era riunito a Lafayette Square, un parco adiacente alla Casa Bianca e limitrofo alla St. John’s Church. La chiesa, infatti, è stata scelta da Trump per una breve visita poiché era stata danneggiata in un incendio durante i vandalismi delle ore precedenti. I manifestanti pacifici di Lafayette Park sono stati avvisati della necessità di sgombrare l’area e poi la polizia ha usato gas lacrimogeni, granate e manganelli sulla folla.

In un video ripreso dalla tv australiana si vedono anche gli agenti colpire cameraman e altri giornalisti presenti sul luogo come reporter.

La sindaca di Washington, Muriel Bowser, ha scritto che la polizia federale si è  scagliata sui manifestanti “ben 25 minuti prima dell’inizio del coprifuoco e senza che ci fossero state provocazioni” e ha commentato l’accaduto con un laconico “vergognoso”.

Mentre tutto questo accadeva, il presidente Trump posava dinanzi alla St. John’s Church con una bibbia in mano a favore di fotografi, rifiutandosi di rispondere alle domande dei giornalisti (alla domanda di una giornalista, “è la sua bibbia?” Trump ha risposto imbarazzato “è una bibbia”). Il gesto è stato criticato dal vescovo della diocesi episcopale di Washington, che ha condannato tanto l’uso della religione per fini politici e di propaganda, quanto l’azione degli agenti sui manifestanti.

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