Zoom toglie la crittografia delle videoconferenze ai profili gratis

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Facade with sign at headquarters of videoconferencing, remote work, and webinar technology company Zoom (ZM) in the Silicon Valley, San Jose, California, March 28, 2020. (Photo by Smith Collection/Gado/Getty Images)

Zoom ha deciso di abilitare la crittografia end-to-end solamente per i suoi abbonati. Per gli utenti che hanno un profilo gratuito d’ora in avanti le videochiamate non saranno più criptate. La decisione della società è stata resa nota dall’amministratore delegato, Eric Yuan, durante un incontro con gli investitori tenutosi in videoconferenza martedì 2 giugno. “Riteniamo che questa funzione (la crittografia end-to-end ndr) dovrebbe far parte della nostra offerta per i clienti professionali”, ha dichiarato Yuan. Per quanto riguarda gli utenti che usano la piattaforma gratuitamente, Yuan ha affermato che il motivo per cui Zoom non fornirà più videochiamate crittografate è “perché vogliamo anche lavorare insieme con l’Fbi e con le forze dell’ordine locali, nel caso in cui alcune persone utilizzino Zoom per un cattivo scopo”.

La sicurezza delle chat di Zoom, legata a doppio filo con la crittografia, si è però dimostrata uno dei punti deboli della piattaforma. La società ha dovuto fare i conti con registrazioni di chat rese pubbliche online, intrusioni di sconosciuti durante le videochiamate che hanno generato il fenomeno conosciuto come Zoombombing.

Inoltre The Verge riferisce di un allarme di videochiamate da parte di adescatori di minorenni. La crittografia delle videochat potrebbe coprire questi abusi, al punto che un procuratore federale degli Stati Uniti ha definito “la Netflix della pedopornografia”.

Sebbene quindi da un lato la crittografia offra protezione aggiuntiva per utenti che discutono di informazioni sensibili o sono a rischio di intrusioni e molestie, dall’altro lato la limitazione ricadrebbe anche sul lavoro dei moderatori e delle forze dell’ordine, rendendo molto più difficile l’individuazione di contenuti proibiti o di comportamenti sospetti.

Yuan, durante il suo intervento, ha sottolineato che crittografare le conversazioni degli utenti richiede dei compromessi pratici e che collaborare con le forze dell’ordine rimane una delle priorità di Zoom.

Un portavoce della società ha poi chiarito che “Zoom non monitora in modo proattivo i contenuti delle riunioni e non condividiamo informazioni con le forze dell’ordine, tranne in circostanze come l’abuso sessuale di minori. Non abbiamo backdoor dove i partecipanti possono partecipare alle riunioni senza essere visibili agli altri. Niente di tutto questo cambierà”.

E ha aggiunto: “Abbiamo in programma di fornire la crittografia end-to-end solo agli utenti dei quali possiamo verificare l’identità, limitando così i danni a questi gruppi vulnerabili. Purtroppo gli utenti gratuiti si iscrivono con un indirizzo email, che non fornisce informazioni sufficienti per verificarne l’identità

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