Cosa dice il piano Colao su digitale, 5G, startup e fintech (e chissà cosa farà il governo)

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Vittorio Colao guida la task force per la Fase 2 (foto: Chris Ratcliffe/Bloomberg via Getty Images)

Rispolverare e aggiornare il programma Industria 4.0. Aumentare i limiti elettromagnetici del 5G. Rafforzare cloud pubblico e sicurezza informatica di Stato. Innalzare le detrazioni per startup e pagamenti elettronici. Investire sulle discipline Stem. Abbonda il lessico dell’innovazione tecnologica nella bibbia che l’ex amministratore delegato di Vodafone Vittorio Colao e gli esperti della sua task force lasciano in eredità al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che prima ha voluto avvalersi della consulenza del gruppo di tecnici e ora, riferiscono fonti ben informate a Palazzo Chigi, ha deciso di mandarlo in pensione in tutta fretta.

Nelle 121 schede del programma di iniziative per il rilancio Italia 2020-22, che Wired ha potuto consultare, si insiste sugli investimenti in innovazione per sostenere la ripartenza di imprese, lavoro, infrastrutture, ambiente, turismo, cultura, pubblica amministrazione, scuola, ricerca e famiglie dopo l’emergenza coronavirus. Tra la rispolverata di vecchi progetti, mandati in soffitta dall’alternarsi degli esecutivi, ritornelli usurati, idee di buon senso e l’indicazione di nuove direttrici, sono otto le aree di investimento in digitale del programma. Che ora, però, potrebbe rimanere lettera morta, perché Conte ha deciso di organizzare gli stati generali dell’economia per farsi consigliare su come uscire dalle secche della crisi legata al Covid-19. Ma cosa consiglia il piano Colao?

Le schede del piano Colao
Le schede del piano Colao

1. Smart working e lavoro

Durante le settimane di lockdown Cgil e Fondazione Vittorio hanno calcolato che circa 8 milioni di italiani hanno lavorato da remoto. Più un home working che uno smart working vero e proprio. Tuttavia le aziende hanno preso confidenza con una nuova organizzazione delle proprie risorse umane e, secondo la task force Colao, è il momento di mettere a reddito questo balzo in avanti forzato (erano circa 570mila gli smart worker nel 2019, stando al Politecnico di Milano).

Due le misure, da mettere in atto subito: fissare “una disciplina legislativa dello smart working per tutti i settori, le attività e i ruoli”, con una corsia preferenziale per i genitori con figli fino a 14 anni; adottare nel pubblico e nel privato “un codice etico”. Con quali obiettivi? “Massimizzare la flessibilità del lavoro individuale”, concordare i “momenti di lavoro “collettivo”” e “adottare sistemi trasparenti di valutazione degli obiettivi e della produttività”.

Per il comitato di esperti occorre anche allentare i vincoli di durata e rinnovi dei contratti a termine, specie per quelli che si chiuderanno entro l’anno o all’inizio del 2021. Il timore degli esperti è che a causa degli steccati del Decreto dignità, varato dal precedente esecutivo Conte e ispirato dal Movimento 5 Stelle, e dell’incertezza legata al coronavirus, molti lavoratori a termine restino a piedi. La proposta è di consentire un aumento delle proroghe per valicare il 31 dicembre 2020 e neutralizzare il computo dei 24 mesi di contratto nel periodo che va dall’inizio del lockdown a fine anno.

L'industria 4.0 raccontata con i Lego (Getty Images)
L’industria 4.0 raccontata con i Lego (Getty Images)

2. Industria 4.0 e startup

Il comitato rispolvera il piano Industria 4.0, varato dal ministro dello Sviluppo economico del governo Renzi, Carlo Calenda, che nel 2017 ha mosso investimenti per 22 miliardi di euro. In parole povere: ripristino e potenziamento di iper e super ammortamento (con un incremento del primo al 150%-200% del costo di acquisto e del secondo del 40%-60%) da spalmare su un arco di tempo che sceglie l’imprenditore. Per Colao e colleghi gli incentivi devono rimanere in piedi almeno 4-5 anni per produrre effetti (un monito ai futuri governi) e vanno estesi a software e intelligenza artificiale. Vanno aumentati anche il credito per ricerca e sviluppo, fino al 20%, e il patent box (dal 50% al 70%, aumentando la rosa di beni).

Il piano interviene anche sul fronte startup. Il governo ha già predisposto per il settore un miliardo di euro attraverso il Fondo nazionale dell’innovazione e finanziamenti di emergenza nel decreto Rilancio. Il piano Colao aggiunge altri tasselli: aumentare dal 30% al 50% la detrazione Irpef e la deduzione Ires per chi investe in startup , incrementando il valore delle fiche a 3 milioni di euro per le persone fisiche e 6 milioni per le aziende; detassare gli investimenti per chi finanzia startup tra il 2020 e il 2021, mantenendo la posizione per almeno cinque anni; detassare ai fini Irap e contributivi i movimenti nel biennio 2020-21; trasformare le perdite in credito di imposta cedibile.

Ecosistema fintech Astratto vettore creata da macrovector - it.freepik.com
Ecosistema fintech Astratto vettore creata da macrovector – it.freepik.com

3. Pagamenti elettronici

La smaterializzazione dei pagamenti è uno dei temi ricorrenti nel dibattito pubblico di un Paese ancora affezionato alla carta moneta, tanto che l’Italia è 23esima in Europa per operazioni elettroniche. Nel 2019 il Politecnico di Milano stimava una crescita dell’11% delle transazioni con carta di credito, pari a 270 miliardi di euro. Le proposte della task force Colao non aggiungono grandi novità: ridurre le commissioni agli esercenti e avvantaggiarli con un credito di imposta e maggiori deduzioni o detrazioni dall’Irpef. Rendere obbligatorio il Pos, a fronte di “gravi sanzioni” per chi nicchia. E penalizzare chi usa il contante, battendosi in Europa per mettere fuori corso le banconote da 500 e 200 euro e applicando una ritenuta del 5% sull’Irpefsui prelievi che eccedono un limite fisiologico”, che, però, il gruppo non specifica.

5G al Mobile world congress (foto: Wired)
5G al Mobile world congress (foto: Wired)

4. Fibra e 5G

Per completare il piano banda ultralarga, Colao e i suoi ripetono (tema già noto) di affidarsi a “un fornitore unico”, che cabli con fibra spenta le aree grigie e affitti le infrastrutture alle compagnie telefoniche. Musica per le orecchie di Open Fiber, la società voluta dal governo Renzi per completare le connessioni in banda ultralarga e di recente multata da Infratel per i ritardi.

Il dossier insiste su connessioni veloci e wireless per scuole e ospedali. Propone voucher per le famiglie con redditi bassi per attivare abbonamenti in fibra, favorendo con aiuti più sostanziosi chi si allaccia con tecnologia ftth (fibra fino a casa) rispetto alla fttc (fino all’armadio).

Infine sul 5G, la nuova generazione di telecomunicazioni mobili, il comitato si spinge a rompere uno dei tabù che finora ha guidato la sperimentazione in Italia (nel gruppo di testa dei paesi che hanno già lanciato commercialmente il servizio): alzare il limite massimo di emissione elettromagnetica. L’Italia ha un valore conservativo, 20 volt/metro (V/m), contro i 31 V/m del Belgio, i 47 V/m della Grecia e i 61 V/m delle linee guida della Commissione internazionale per la protezione delle radiazioni non ionizzanti (Icnirp), adottati in Spagna, Francia, Germania e Regno Unito.

Big data (Getty Images)
Big data (Getty Images)

6. Big data

Per il comitato l’Italia soffre un “allarmante ritardo” nell’uso dei dati per ricerche e statistiche. Per questo suggerisce di “introdurre il concetto di utilità sociale del trattamento dati a fini statistici e di ricerca scientifica” e di semplificare i controlli sulla protezione delle informazioni. Un uso immediato dei big data potrebbe essere applicato al rilancio del turismo in Italia, che vale il 6% del prodotto interno lordo nazionale.

7. Formazione 4.0

Per il progetto bisogna creare percorsi didattici per insegnare competenze digitali, soft skills, problem solving e investire sulle materie Stem (scienze, tecnologie, ingegneria e matematica), per colmare il divario dell’Italia con altri Paesi. Come in alfabetizzazione informatica (26esimi nell’indice europeo), capacità di lettura critica (5% dei 15enni contro il 9% della media Ocse), conoscenze scientifiche (468 punti vs 491 di media) e finanziarie (20% è analfabeta rispetto alla media del 14%).

Inoltre si spinge per il potenziamento degli istituti tecnici-scientifici, che oggi sono frequentati da circa 10mila studenti, e delle lauree professionalizzanti, due riforme rimaste in mezzo al guado. Il piano suggerisce anche di integrare tecnologie e spazi di lavoro condivisi per valorizzare l’artigianato 4.0 e di istituire dottorati applicati (almeno 20 in ambito produttivo e altrettanti per politiche pubbliche, con borse di studio sostenute da finanziatori esterni).

mHACKeroni, l'elite universitaria di hacker che cerca fondi per partecipare ai campionati mondiali di hacking al Def Con di Las Vegas. (fonte: Twitter)
mHACKeroni, l’elite universitaria di hacker che cerca fondi per partecipare ai campionati mondiali di hacking al Def Con di Las Vegas. (fonte: Twitter)

8. Pubblica amministrazione

Per il comitato servono almeno 500 tecnici al ministero dell’Innovazione per accelerare la digitalizzazione degli uffici pubblici. Per spingere l’adozione del Sistema pubblico di identità digitale (Spid) e della Carta di identità elettronica (Cie), al momento adottati rispettivamente da 6,7 milioni e 14,7 milioni di cittadini, la task force consiglia di aumentare i servizi disponibili, renderli obbligatori per alcune attività, come prestazioni dell’Inps o dell’Agenzia delle entrate, o riconoscendoli come validi per dichiarazioni di certificazioni o di notorietà.

Come già nel piano dell’ex commissario straordinario per la trasformazione digitale, il piano spinge per ottimizzare i data center pubblici e rendere interoperabili le banche dati. E consiglia di investire in risorse umane e infrastrutture per la sicurezza informatica (già in corso in alcuni ministeri) e la salute digitale (superando il fascicolo sanitario elettronico verso il digital twin).

Si sollecita infine il governo a completare le previsioni di un decreto del 2016, digitalizzando i contratti pubblici, e creando una base dati degli appalti per analizzare le spese e usare meglio le risorse. Al ministero dell’Innovazione o in Consip, la centrale pubblica degli acquisti, si dovrebbe insediare un’unità specializzata in appalti informatici e tecnologici, che ricomprenda anche startup negli albi fornitori e sappia valutare la qualità degli acquisti di prodotti e servizi innovativi.

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