Perché i protagonisti di Harry Potter stanno criticando JK Rowling

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Per chi segue le notizie legate all’attivismo transgender le posizioni di JK Rowling non sono una novità di queste ore: da anni si discute della scrittrice di Harry Potter per le sue esternazioni controverse sui diritti delle persone transessuali.

In passato Rowling era finita nell’occhio del ciclone per aver messo like a un tweet che si dichiarava favorevole al concetto di sex is real, ovvero che il sesso biologico sia inconfutabile, e che solo quest’ultimo abbia valore – in opposizione alla possibilità di nascere con delle determinate caratteristiche biologiche e identificarsi invece con un’altra identità sessuale. I sospetti sono aumentati quando a fine 2019 l’autrice ha twittato in favore di Maya Forstater, una donna inglese licenziata dalla sua azienda a causa delle proprie posizioni discriminatorie nei confronti delle persone trans. L’ultima polemica, però, è nata dopo una serie di tweet che Rowling ha scritto lo scorso 7 giugno.

La scrittrice è partita dal commento di un articolo in cui si citavano le “people who menstruate” (persone che possono avere le mestruazioni), un giro di parole che secondo lei eliminerebbe il concetto fondamentale di donna (la perifrasi è usata per indicare anche le donne che, transitate o in transizione verso il sesso maschile, mantengono gli organi sessuali femminili).

Nulla di così grave, se non fosse che Rowling ha pubblicato in seguito una serie di altri messaggi in cui ribadiva il sex is real e, pur dicendosi vicina alla causa transgender, sosteneva: “Se il sesso non è reale, non esiste l’attrazione per il proprio stesso sesso. Se il sesso non è reale, la realtà vissuta dalle donne di tutto il mondo è cancellata”. Parecchi osservatori hanno dunque avuto conferma di presunte posizioni reazionarie della Rowling nei confronti delle persone trans, equiparando le sue opinioni a quelle delle Terf (le femministe radicali trans-escludenti), che appunto rivendicano l’unicità e la tipicità dell’esperienza femminile da attribuirsi solo alle donne biologiche.

Le risposte degli attori di Harry Potter

Amplificata ovviamente dalle reazioni social, la polemica è montata per tutta la settimana. Oltre alle risposte di attivisti transgender e lgbt+ in generale sono arrivate anche le dichiarazioni di molti attori che in passato hanno lavorato nella saga di Harry Potter: Daniel Radcliffe, alias Harry stesso, è stato il primo a scrivere una lettera sul tema: “Le donne transgender sono donne. Ogni affermazione contraria cancella l’identità e la dignità delle persone transgender e va contro ogni evidenza mostrata dalle istituzioni sanitarie”, ha scritto l’autore.

Gli hanno fatto eco col passare dei giorni anche Eddie Redmayne, ovvero il Newt Scamander della trilogia di Animali fantastici tuttora in corso nonché protagonista del film The Danish Girl in cui interpretava una dalle prime transessuali (“Il rispetto per le persone trans rimane un imperativo culturale”), ed Emma Watson/Hermione (“Le persone trans sono chi dicono di essere e meritano di vivere senza che si metta sempre in discussione o si dica loro chi debbano essere”). Altri attori legati al franchise, come Evanna Lynch, Bonnie Wright, Noma Dumezweni, Chris Rankin e Katie Leung hanno detto la loro a sostegno dei diritti transgender.

Il saggio di Rowling e gli sponsor

È arrivato anche un ulteriore lungo intervento che Rowling ha scritto nella giornata del 10 giugno sul suo sito: cercando di spiegare ulteriormente le sue ragioni, la scrittrice ha elencato i punti per cui ritiene di non poter essere irrispettosa delle persone trans, anzi di essere loro vicina, svelando fra l’altro di essere stata vittima di violenze in passato, e per questo di essere contraria a leggi e prese di posizione che permettono a uomini e donne biologici di condividere gli stessi ambienti.

Nel suo lungo testo, però, l’autrice ha ribadito la convinzione che molte teorie della transizione siano eccessive, citando dati su un percentuali di adolescenti che – prima desiderosi di cambiare sesso – cambiano poi idea, e sottolineando come un eccesso in questo senso sarebbe pericoloso per le donne poiché “spalanchiamo così le porte dei bagni e degli spogliatoi a qualunque maschio creda di essere o si sente donna”. Nonostante chiuda il suo intervento con una richiesta di empatia, c’è chi ha sottolineato come la lettera non faccia altro che sottolineare posizioni di fatto retrograde, allarmistiche e anche superate scientificamente nei confronti delle persone transessuali.

Nelle ultime ore poi sono arrivate anche le posizioni ufficiali delle aziende direttamente coinvolte coi prodotti di Rowling. In un comunicato molto cauto, Warner Bros (che ha prodotto e distribuisce i film di Harry Potter e Animali fantastici) ha fatto sapere che la propria “posizione sui temi dell’inclusività è ben consolidata”. “Diamo grande valore al lavoro dei nostri storyteller che danno molto di loro stessi nel condividere le loro creazioni. Riconosciamo anche la responsabilità di coltivare empatia e ci impegniamo nella comprensione di tutte le comunità e tutte le persone”, si legge nel resto della dichiarazione un po’ cerchiobottista.

Un po’ più netta la posizione di Scholastic, l’editore americano dei libri di Harry Potter: “JK Rowling è uno degli autori più di successo e conosciuta, nella sua scrittura e nella sua attività filantropica, come una paladina degli oppressi e dei vulnerabili. Sosteniamo il suo diritto di esprimere le sue opinioni personali. Sosteniamo in pieno anche i diritti delle persone Lgbtqia+. Come da nostro credo, crediamo nel valore e nella dignità di ogni individuo, in opposizione a ogni tipo di discriminazione”.

In fondo a tutto ciò rimangono i fan, i milioni di lettori che sono cresciuti e hanno amato la saga di Harry Potter, trovando nei libri e nei film un manifesto non solo di fantasia e di magia, ma anche di rispetto, compassione, salvezza per i più deboli e i diversi. Mentre si incendia anche il solito dibattito su una possibile separazione fra l’autore e la sua opera, sono tanti quelli che dichiarano di essere scampati alle sofferenze del bullismo e della non accettazione grazie a Harry Potter, ma ora si definiscono esterrefatti di fronte alle opinioni della sua autrice.

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