Artemis Fowl film, un’occasione sprecata di fare un buon fantasy

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A Hollywood a volte capita così: ci sono progetti che sulla carta funzionano benissimo, poi la realtà ci si mette di mezzo ed è una catena di rimandi e di sfortune. Si può dire che è proprio il caso di Artemis Fowl: il progetto di trasformare in pellicola la popolare saga di romanzi fantasy scritti da Eoin Colfer era nato già nel 2001, anno in cui il primo capitolo della serie era arrivato in libreria; il film rimase però in un limbo produttivo per anni, fino a che la Disney sbloccò la situazione nel 2015 affidando la regia a Kenneth Branagh, ormai esperto di kolossal fantasmagorici. I guai legati a Harvey Weinstein, la cui casa di produzione era legata al progetto, fece slittare ulteriormente la realizzazione, fino a che, pronto a uscire nelle sale nella primavera 2020, il coronavirus non ha fatto il resto: dal 12 giugno la pellicola è finalmente disponibile in streaming su Disney+.

Tutte queste sventure hanno influito negativamente sulla riuscita del film o il risultato sarebbe stato comunque insoddisfacente? Difficile dirlo, fatto sta che Artemis Fowl è un film riuscito a metà, forse meno. D’altronde ci troviamo di fronte a un’opera che non sa esattamente a chi parlare: i fan dei libri originali, il cui corso in libreria si è esaurito nel 2012, sono ormai adulti e devono fare i conti, fra le altre cose, con le sostanziali modifiche apportate in sceneggiatura; le nuove persone che si potrebbero appassionare a un universo narrativo del genere si trovano di fronte a un sovrabbondanza di mondi magici che popolano grande e piccolo schermo, e questo non spicca abbastanza. Una grande difficoltà del film è soprattutto quella di dover familiarizzare gli spettatori con un contesto fantasy molto strutturato: succede, piuttosto in fretta, nei primi 40 minuti, ma in un totale di un’ora e mezza è forse già troppo.

artemis fowl

La storia è di per sé intrigante, seppur in qualche modo già vista: Artemis Fowl II (Ferdia Shaw) è un dodicenne precoce e dall’intelletto sviluppatissimo, il quale si ritrova a fare i conti con la scomparsa del padre Artemis Fowl I (Colin Farrell), scoprendo nel frattempo di essere discendente di un’abilissima stirpe di geniali ladri e criminali a fin di bene; determinato a salvare il genitore e anche la sua reputazione, il ragazzo scopre che sotto di noi vive un mondo popolato di elfi, folletti, nani, troll e così via. Il suo destino s’intreccerà con quello di Spinella Tappo (Lara McDonnell), un’elfa poliziotta intenzionata a scoprire cosa ne è stato del padre, considerato un traditore dal suo popolo magico; i due giovani sventeranno uno scontro fra umani e popolo magico recuperando un artefatto chiamato Aculos. Niente di straordinariamente originale, dunque, anche se tutto intrecciato con il folklore irlandese e con una trattazione dell’adolescenza non semplicistica.

Questa versione cinematografica sembra però una successione di occasioni perse, dove la trama è sovrastata da uno sfoggio di computer grafica spesso accessorio e dove a dominare è un piattume prevedibile. Spiace per esempio vedere Judi Dench nei panni del comandante Tubero, un personaggio evanescente e solo funzionale ad alcuni nodi forzati della trama; il narratore, il nano gigante Mulch Diggums (un Josh Gad sempre più sulla cresta dell’onda) vorrebbe essere più simpatico e intrigante di quel che è. E nonostante la prima metà del film faccia sognare complessi mondi fantastici (e passi pure per un pittoresco matrimonio a Martina Franca), il resto si svolge praticamente dentro e fuori la dimora dei Fowl, dove la maggior parte del tempo è speso a dire cosa si vuole fare o cosa potrebbe succedere invece che a raccontare fatti veri e propri. Spiace che ci sia pochissima ironia nei dialoghi e nelle scene in generale, e che la natura bonariamente mefistofelica del protagonista sia annacquata in quello che risulta come un bimbo saputello cresciuto troppo in fretta.

Lo stesso Colfer, che si era detto favorevole a tutti i cambi effettuati alla trama del libro in sceneggiatura, fatica a trovare le parole per dire che la versione cinematografica non l’ha convinto più di tanto: “È così strano. Ho dovuto vederlo due volte, perché durante la prima visione ero un po’ sotto shock nel vedere la mia immaginazione rappresentata sullo schermo“, ha detto laconico in un’intervista a Sorrisi. Non che, soprattutto per i più piccoli, Artemis Fowl possa essere uno svago piacevole, ma se il suo obiettivo iniziale era parlare a preadolescenti e perfino young adult, come in qualche modo facevano i libri, possiamo tranquillamente dire che manca della profondità e del pathos necessari. Disney sperava di lanciare un franchise cinematografico, a questo punto da svilupparsi sempre in streaming: accadrà veramente la magia?

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