La protesta del sindacalista Aboubakar Soumahoro durante gli Stati generali del governo

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(foto: Aboubakar Soumahoro/Facebook)

La terza giornata degli Stati generali dell’economia – la serie di incontri ufficiali organizzata dal governo per incontrare istituzioni, sindacati e associazioni di categoria, avviata sabato scorso – è stata caratterizzata dalla protesta di Aboubakar Soumahoro. Il sindacalista si è incatenato il 16 giugno vicino a Villa Pamphilj a Roma, il luogo dell’evento, e ha dichiarato di aver iniziato uno sciopero della fame con lo scopo di richiedere una riforma della filiera agricola, un “piano nazionale emergenza lavoro” e una modifica delle leggi in materia di immigrazione.

Ad accompagnare Soumahoro c’erano anche altri colleghi e attivisti dell’Usb. Dopo un presidio di otto ore, a fine giornata, è stato ammesso a un colloquio col premier Giuseppe Conte, dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e da quello del Lavoro Nuzia Catalfo. Alla fine del colloquio, durato circa mezz’ora, Soumahoro ha spiegato che il governo si è mostrato interessato a prendere in considerazione le proposte riguardanti l’agricoltura. È stato, invece, più cauto sulle misure concernenti l’immigrazione.

Quali sono le proposte di Soumahoro

Le proposte del sindacalista e dell’Usb sono state spiegate in un post su Facebook e, sostanzialmente, riguardano tre macro temi: filiera agricola, lavoro e immigrazione. Per quanto riguarda il primo punto, il sindacato propone al governo di introdurre la cosiddetta “patente del cibo, un documento che certifichi al consumatore che il cibo che sta acquistando sia “eticamente sano”, cioè che non sia stato prodotto sfruttando braccianti e piccoli agricoltori attraverso il fenomeno del caporalato.

Il secondo punto è legato soprattutto al decreto rilancio che aveva introdotto una sanatoria per i migranti irregolari. Come era già accaduto nello sciopero che si è tenuto a Foggia il 21 maggio scorso, Soumahoro chiede che venga allargata la platea di beneficiari di questo provvedimento – che finora ha riguardato ben pochi migranti – e che la regolarizzazione venga fatta principalmente per motivi sanitari: molti braccianti continuano a non avere assistenza medica e a vivere in condizioni precarie, come hanno dimostrato anche casi di cronaca di questi giorni. Tra le altre richieste c’è anche quella che il permesso di soggiorno sia convertibile per l’attività lavorativa.

Il terzo e ultimo punto riguarda le politiche migratorie. Il sindacalista invita l’esecutivo a cancellare gli accordi libici e decreti di sicurezza e a concedere la cittadinanza agli stranieri nati in Italia. Ed è proprio il punto dove il premier Conte, durante il colloquio con Soumahoro, si è mostrato relativamente più cauto. A febbraio, il governo ha rinnovato l’accordo con il governo libico di Fayez al Serraj per gestire la partenza di migranti dal Nord Africa. Come ampiamente documento, a causa di quest’intesa chi cerca di raggiungere l’Europa viene trattenuto in alcuni centri libici, subendo violenze fisiche e psicologiche. I decreti sicurezza, leggi volute dall’ex ministro dell’interno Matteo Salvini, hanno introdotto nel 2018 l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, fondi per il rimpatrio dei migranti irregolari e notevoli limitazioni per il soccorso in mare dei migranti. “Il governo ci ha detto che vuole riformare queste leggi, mentre noi vogliamo che vengano eliminate”, ha spiegato Soumahoro.

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