Ecco come il lockdown ha penalizzato i comuni più poveri

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(foto: Getty Images)

Il lockdown imposto per contenere la minaccia coronavirus ha paralizzato l’Italia, ma alcune zone meno di altre. E paradossalmente chi si è mosso di più lo ha fatto proprio in quelle regioni fulcro dell’epidemia. A rivelarlo è uno studio (pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences) del Politecnico di Milano in collaborazione con l’università di Venezia e di Bari, che ha analizzato i dati sulla mobilità nel periodo dal 23 febbraio al 4 aprile nel nostro Paese. La ricerca ha anche mostrato come l’immobilità forzata abbia ridotto le entrate fiscali e, colpendo i redditi più bassi, abbia acuito le disparità economiche e sociali là dove queste erano già più marcate.

Chi si è mosso di più

I ricercatori hanno ricostruito gli spostamenti degli italiani durante il lockdown attingendo dal database del programma Data for Good di Facebook, che mette a disposizione informazioni raccolte sugli utenti per scopi accademici non profit, validandoli poi con l’archivio Istat per la stessa voce.

Ciò che è emerso è che a muoversi di meno sono stati gli abitanti del Sud e delle Isole, dove infatti la contrazione della mobilità è stata mediamente del 70%, con differenze territoriali. Anche il litorale tirrenico e il Piemonte si sono rivelati particolarmente immobili.

Di contro nelle regioni del Centro-Nord, dove tra l’altro il coronavirus circolava di più, la mobilità era superiore. In particolare in Lombardia e Veneto la diminuzione degli spostamenti nel periodo considerato risulta inferiore del 5-15% rispetto alla media nazionale.

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(Dati aggregati dei comuni più colpiti (A) e meno colpiti (B) a livello provinciale. (A sinistra) Distribuzioni geografiche con colori corrispondenti al reddito medio pro capite in ogni provincia. (Destra) Posizione di ciascuna provincia nella distribuzione della disparità di reddito rispetto alla disuguaglianza media nel campione (linea tratteggiata grigia). Le regioni italiane senza dati disponibili sono state disabilitate/ Bonaccorsi et al, 2020).

Mobilità e variabili socio-economiche

Non è tutto. Gli esperti hanno voluto anche incrociare i dati sulla mobilità con variabili economiche e sociali sul territorio, mettendo così in evidenza come le aree più immobili durante il lockdown (cioè quelle in cui la riduzione della mobilità è risultata superiore del 10% rispetto alla media nazionale) siano anche quelle in cui si registrano redditi più bassi (inferiori a 18.175 euro) e c’è maggiore disparità socio-economica.

Anche le mete turistiche (le coste e le montagne dell’interno) hanno avuto, come era prevedibile, un calo degli spostamenti, che si riflette sulla capacità fiscale dei relativi comuni.

Al contrario i grandi comuni, cioè quelli sopra i 40mila abitanti, più ferventi e attrattivi dal punto di vista economico, sono stati quelli che hanno risentito di meno del blocco.

Misure ad hoc

“I nostri risultati suggeriscono una sfida fiscale senza precedenti”, scrivono gli autori. “Le entrate fiscali centrali e locali saranno inferiori; allo stesso tempo, sono necessarie risorse aggiuntive per sostenere il recupero della frazione più debole della popolazione”.

“In assenza di linee di intervento mirateconcludono – molto probabilmente il blocco indurrebbe un ulteriore aumento della povertà e della disuguaglianza”.

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