La Cina ha approvato la nuova legge fondamentale di Hong Kong

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(Photo by TPG/Getty Images)

Si è concluso in soli 40 giorni l’iter legislativo per l’approvazione della legge di sicurezza nazionale voluta dalla Cina per operare un maggior controllo su Hong Kong. La norma entrerà in vigore sin da subito – alcuni commentatori citano la data del 1 luglio – poiché ha già incassato il definitivo via libera da parte del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, il massimo organo legislativo di Pechino. I contenuti della legge sono ancora poco chiari: si sa però che saranno vietati gli atti di “sedizione, sovversione e secessione”, le “interferenze straniere negli affari locali” e qualsiasi “azione terroristica”. Quello che i cittadini di Hong Kong non sanno è in che modo verranno perseguiti questi scopi. Molto probabilmente sarà istituita una commissione per la gestione della sicurezza nazionale, controllata direttamente dalla Cina, e saranno varate severe pene detentive per i trasgressori.

Le conseguenze della legge

La legge di sicurezza nazionale cambierà per sempre il grado di autonomia di cui Hong Kong era abituata a godere nei confronti della Cina. Il principio un paese due sistemi – secondo il quale Hong Kong appartiene formalmente alla Cina pur avendo un proprio ordinamento politico e amministrativo – viene minato dalle fondamenta. “Una legge sulla sicurezza nazionale è stata imposta a Hong Kong attraverso un processo a cui nessuno a Hong Kong ha partecipato, con contenuti che nessuno conosce. Questo segna la fine dell’autonomia di Hong Kong”, ha affermato Alvin Cheung, esperto di diritto alla New York University US-Asia Law Institute.

Chi risentirà di più questo cambiamento saranno sicuramente gli attivisti pro-democrazia che da oltre un anno manifestano per chiedere maggiori diritti. Lo scopo della nuova norma è appunto sedare queste proteste: non solo perché, secondo quanto sostenuto dalla propaganda delle autorità cinesi, sarebbero sobillate da potenze straniere con l’obiettivo di indebolire Pechino, ma anzitutto perché costituiscono una minaccia all’immagine del Dragone. Il New York Times spiega che i servizi di intelligence cinese potranno lavorare più liberamente rispetto al passato, e questo avrà pesanti conseguenze sia sui singoli manifestanti, puniti con pene detentive molto severe, sia su interi movimenti che potrebbero essere dichiarati fuorilegge. Già negli ultimi mesi, infatti, alcuni leader delle proteste hanno abbandonato la propria attività pubblica. “L’obiettivo delle autorità cinesi, da questo momento in poi, è governare Hong Kong attraverso la paura”, ha sottolineato il portavoce di Amnesty International Cina Joshua Rosenzweig.

Il controllo di Hong Kong, dopo l’inizio delle prime manifestazioni, è diventato una delle priorità di Xi Jinping, nonostante la Cina avesse importanti questioni interne da risolvere come il coronavirus e un’importante recessione economica. A dimostrarlo c’è la rapidità con cui la legge è stata approvata, nonostante notevoli pressioni internazionali. Gli Usa hanno già annunciato restrizioni ai visti di alcuni funzionari cinesi e ha bloccato le esportazioni di attrezzature per la difesa a Hong Kong. Il Regno Unito si è reso già disponibile a concedere il passaporto britannico ai cittadini della regione amministrativa che hanno diritto (circa 3 milioni). Taiwan – che la Cina non riconosce come stato indipendente ed è in rapporti molto tesi con Pechino – ha allestito un ufficio speciale nel paese per aiutare chi vuole fuggire da Hong Kong e trasferirsi nell’isola.

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