Mondragone, per Salvini chi lo contesta è un delinquente da centro sociale

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È arrivato di corsa, come una iena sulla carcassa di un animale riverso per terra, per approfittare della situazione. La carcassa, in questo caso, risponde al nome di Mondragone. Una località dimenticata, terra di poveri e tensione sociale, dove si è acceso ancora una volta lo scontro tra le vittime straniere di caporalato e i cittadini italiani che in queste ultime vedono il capro espiatorio della loro condizione di disagio. Un ennesimo pugno nello stomaco per il paese del litorale campano, un colpo da ko che lo ha steso per terra. Lo sciacallo, che subito è corso sul luogo del delitto, è invece il solito Matteo Salvini. Che questa volta, mentre con il suo microfono si accingeva a fare incetta di voti soffiando sulla tensione e, anzi, buttandoci sopra ulteriore benzina, è stato silenziato da un folto gruppo di cittadini.

Salvini a Mondragone (Photo by Ivan Romano/Getty Images)

Sono stati i soliti delinquenti dei centri sociali”. L’ha risolta così Matteo Salvini, come fa ogni volta che si trova davanti qualcuno che lo contesta: dire, appunto, che sono quelli dei centri sociali. In realtà in passato è andata anche peggio. Come dimenticare, durante la sua stagione da ministro dell’interno, le imboscate nelle case da parte della polizia per far rimuovere dai balconi gli striscioni di protesta, o i manifestanti fermati in strada per la sola colpa di aver gridato a voce troppa alta “49 milioni” o qualche altra frase innocua di questo tipo. Il dissenso nei confronti di Salvini esiste, ma Salvini sogna un’Italia in cui non ci sia spazio per esso, in cui gli venga tappata la bocca. Operazione nostalgica, che si è provato a mettere in atto quando il potere ce l’aveva, ma che oggi che si trova all’opposizione non gli riesce più. E allora ecco che a Mondragone si è alzata la contestazione. Roba pacifica, qualche coro urlato, un po’ di schizzi d’acqua sotto la calura estiva. Salvini ha detto che hanno tagliato i fili elettrici dei microfoni per sabotare il suo intervento, poi che hanno lanciato uova. In realtà, come sottolineato anche dagli inviati sul posto, non è successo nulla di tutto questo.

C’è stata comunque una condanna bipartisan alla contestazione. “Non esiste al mondo che in un paese democratico ad un esponente politico (per di più il segretario del maggiore partito italiano) venga impedito di fare un’iniziativa politica”, ha scritto il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti. Un discorso giusto, ma solo in apparenza. Perché intanto i contestatori non hanno fatto altro che alzare la voce. Non c’è stata violenza, non c’è stato un bavaglio. Ma soprattutto, ogni cosa va contestualizzata. E la visita di Matteo Salvini a Mondragone, terra campana martoriata, non è una visita come le altre. C’è per esempio un motivo se i contestatori gridavano “lavaci col fuoco”. Salvini, la Lega anzi, sperano che le persone abbiano la memoria corta. Se i risultati elettorali degli ultimi tempi nel Mezzogiorno, con il Carroccio che in certi casi è andato fin verso il 20% dei consensi, dimostrano che in parte può essere così, resta una grande maggioranza che non dimentica come fino a poco tempo fa la Lega, pardon la Lega Nord, si rivolgeva a loro. 

I cori cantati dallo stesso Salvini sui napoletani e il Vesuvio, i ragionamenti su una marcata “distanza culturale” tra nord e sud, lo slogan “prima il nord” ripetuto fino allo stremo, le crociate contro gli insegnanti del sud che ottenevano cattedre al nord, l’idea che la padania non fosse Italia ma qualcosa di superiore. Matteo Salvini e il suo partito per anni hanno trattato il popolo del sud allo stesso modo con cui oggi trattano i migranti. Un peso da sobbarcarsi, una realtà da cui tenersi alla larga e anzi da cui cercare il più possibile di tagliare i ponti. Quello che dice Salvini oggi – “dire prima gli italiani non vuole dire essere razzisti” – lo diceva ieri il suo partito in un’accezione uguale, tranne che in termini geografici – “dire prima il nord non vuole dire essere razzisti”.

Ma al di là di questo, la reazione dei cittadini di Mondragone è legittima se si guarda lo schema passato dei tour salviniani. Il capitano va lì dove c’è tensione e con i suoi discorsi intrisi di odio e razzismo sottile non fa altro che accrescere lo scontro, peggiorando lo stato delle cose. A Mondragone la situazione è già delicata, l’ultima cosa di cui c’è bisogno è di un piromane che vada lì con l’accendino tra le vie pronte a prendere fuoco, per raccattare qualche voto in più acuendo la tensione sociale. Peraltro, non va dimenticato che da ormai settimane il leader della Lega ha deciso che il Covid-19 non esiste più e nel suo tour italiano sta riunendo ogni volta centinaia di persone, ammassandole sotto al suo palco in barba a ogni misura di distanziamento sociale. Ecco, avergli impedito di farlo a Mondragone, dove la tensione è esplosa proprio dopo che si è scoperto essere un focolaio del virus, è stata la cosa migliore che si potesse fare.

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