Cosa c’è nel decreto semplificazioni approvato dal governo

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(foto: Antonio Masiello/Getty Images)

Dopo il rinvio della settimana scorsa, in una lunga riunione nella notte del 6 luglio, è stato trovato l’accordo sui contenuti del decreto Semplificazioni, definito dal premier Giuseppe Conte “la madre di tutte le riforme”. Il dl, della lunghezza di 100 pagine circa, è stato approvato con la formula “salvo intese”, una procedura che permette di apportare modifiche agli articoli prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Revisioni da natura tecnica e non politica, ha rassicurato il Primo ministro, e che non ritoccheranno in alcun modo i contenuti del documento. Novità in materia di opere pubbliche ed edilizia, digitalizzazione della pubblica amministrazione, green economy, nuove regole sugli appalti e riforma del reato dell’abuso d’ufficio rappresentano il nucleo principale del decreto che, nei prossimi giorni (il 17 e 18 luglio), verrà presentato anche in sede istituzionale durante il Consiglio Europeo per la discussione dei termini del Recovery fund.

I contenuti del decreto

Il dl è composto circa da 48 articoli e, nei primi, viene modificato il codice sugli appalti. Oltre allo stop alle gare per le opere pubbliche inferiori ai 5,3 milioni di euro almeno fino al 31 luglio, cambiano le regole riguardanti le imprese che possono accedere alle pratiche negoziato. Vengono stabiliti tre scaglioni: per opere tra 150 e 350mila euro, le società potranno essere 5, per quelle da 350mila a un milione saranno 10 e, infine, per quelle fino a 5 milioni si arriva a 15. Per rendere ancora più snella la ripresa dei lavori nel post Covid, sono stati fissati anche dei tetti massimi per le tempistiche delle procedure: due mesi per le pratiche burocratiche relative all’affidamento diretto, quattro per la procedura negoziata e sei se, invece, si tratta di grandi opere. In caso di ritardi saranno previste delle conseguenze, come per esempio la risoluzione del contratto per inadempimento.

Non è stato trovato l’accordo, invece, sulle grandi opere che potranno beneficiare di queste nuove misure. In teoria, dovrebbero essere 50 ma ancora ci sono dei nodi da sciogliere tanto che l’elenco di quelle probabili non è allegato al decreto, ma a un altro documento approvato il 6 luglio: il Programma nazionale di riforma che contiene le linee guida per l’attività dell’esecutivo dei prossimi mesi. Insieme a quest’ultimo è stato dato il via libera anche al ddl di assestamento di bilancio e al rendiconto dello Stato.

Un altro snodo principale del dl è la riforma dell’abuso d’ufficio. Sono ancora in via di definizione i dettagli legislativi, ma il principio che anima la norma è quello di ridurre il più possibile le condotte dei pubblici ufficiali che possono essere perseguibili penalmente. L’obiettivo è punire solo quei funzionari che intenzionalmente recano un danno erariale allo Stato.

Le altre importanti novità riguardano: digitalizzazione della pubblica amministrazione attuata anche attraverso la possibilità di chiedere e compilare autocertificazioni semplicemente tramite una app, banda ultra larga nelle città italiane, installazione di nuove colonnine per la ricarica delle auto elettriche nelle aree di servizio, riorganizzazione finanziaria di enti locali e sistema universitario e istituzione di un fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche per permettere il completamento di progetti già in atto. Infine vengono anche velocizzate alcune pratiche come quella per ottenere la certificazione antimafia e le valutazioni di impatto ambientale (Via).

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