Il Mose di Venezia è stato azionato per la prima prova generale

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(Foto: Luca Zanon/Corbis/ Getty Images)

Le 78 dighe mobili che costituiscono il Mose, la complessa opera ingegneristica che dovrebbe risolvere il problema dell’acqua alta a Venezia, sono state azionate dal presidente del consiglio Giuseppe Conte il 10 luglio durante una prima prova generale in vista della definitiva conclusione dei lavori al massimo entro la fine del 2021. “Siamo qui per un test, non per una passerella. Il governo vuole verificare l’andamento dei lavori”, ha dichiarato il premier ribadendo anche l’obiettivo è quello di rendere funzionante l’opera “entro il prossimo autunno-inverno. Poco prima che Conte azionasse il meccanismo nella control room, portando le paratoie ad alzarsi in poco più di un’ora, c’è stata anche un’azione di protesta da parte di alcuni attivisti ambientalisti: a bordo di una decina d’imbarcazioni nella zona di San Marco, hanno mostrato cartelloni contro le grandi navi e definito l’opera inutile e dannosa dal punto di vista ambientale.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, il primo ministro ha voluto chiarire alcuni dettagli riguardanti la manutenzione e la gestione del Mose, una volta che sarà completato. Nel primo caso, ha sottolineato che “quest’opera prevede una manutenzione costosa e impegnativa dal punto di vista finanziario. Stiamo anche determinando le modalità per consentire un finanziamento che sia costante e su base annuale”. Sul secondo, invece, ha dichiarato che il governo “sta lavorando a una struttura a cui prenderanno parte tutte le autorità che hanno titolo, anche quelle locali. La responsabilità sarà collegiale e tutti i soggetti lavoreranno alla manutenzione e presiederanno anche all’approvvigionamento finanziario”, in base a quanto stabilito nell’ultimo decreto legge Semplificazioni.

La storia del Mose

Il Mose – acronimo per Modulo sperimentale elettromeccanico –  è l’emblema delle grandi opere italiane che non riescono a essere completate. I lavori per la sua costruzione sono iniziati nel 2003 e sarebbero dovuti finire nel 2014. Tra intoppi tecnici e inchieste giudiziarie – come quella sulla corruzione che ha coinvolto l’ex presidente della regione Veneto Giancarlo Galan – è stato accumulato un ritardo di oltre 7 anni tanto che, alcuni esperti e associazioni di ambientalisti, ritengono che l’opera sia ormai obsoleta e poco utile per risolvere il problema dell’acqua alta nell’area della laguna veneta.

I lavori, dopo lo scandalo di Galan, sono stati affidati a un unione di imprese e cooperative locali e nazionali che fanno parte del Consorzio Venezia Nuova e che, entro la fine del 2021, dovrebbero consegnare l’opera. Quando entrerà in funzione, il Mose agirà come una specie di enorme diga: 78 paratoie, istallate tra il Lido di Venezia e Chioggia, si alzeranno dal fondale in caso di alta marea proteggendo l’intera laguna. Infine, per consentire alla navi di passare, sono stati previsti delle aree libere, tipo chiuse, in cui le navi potranno entrare o uscire.

 

 

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