16 cose che non sapete su Instagram

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Foto: Pixabay

Quanti follower servono per iniziare a guadagnare su Instagram? Perché a un certo punto i fondatori hanno lasciato l’app a Mark Zuckerberg? Chi ha avuto l’idea di coinvolgere le celebrities e quanto questo ha contribuito a fare di Instagram una delle piattaforme più amate e seguite? Quanto guadagna Kim Kardashian con un post? Ancora, perché Instagram a un certo punto ha deciso di copiare Snapchat e, soprattutto, che cosa c’entra il Papa con il suo successo? A queste e altre (tante) curiosità su Instagram risponde con dovizia di particolari un libro, No Filter, scritto da una giornalista di Bloomberg News, Sarah Frier e definito dal New York TimesIl sequel di The Social Network” (che tratta di Facebook). Tra le sue pagine, ancora inedite in Italia, si fanno interessanti scoperte. Ne abbiamo raccolte 16.

1 – Macchina per le celebrità

Instagram – scrive Frier – è la più grande fabbrica celebrità mai vista al mondo”. Più di 200 milioni di utenti di Instagram hanno oltre 50mila follower, il livello al quale possono guadagnarsi da vivere pubblicando per conto di marchi. Meno dello 0,001 per cento degli utenti di Instagram ha più di un milione di follower. Ma si tratta comunque di oltre 6 milioni di persone più o meno note che, commenta Frier, “hanno più follower del New York Times”.

2 – Nomi

Instagram è figlia del progetto Burbn di Kevin Systrom: un sito che permetteva alle persone di taggarsi in un luogo per farlo sapere agli amici. In quel caso a ispirare il nome a Systrom fu il noto whisky del Kentucky, di cui pare fosse un estimatore. Il nome Instagram invece è una parola macedonia tra Instantaneous e Telegram.

3 – I filtri

I primi li ha creati il designer Cole Rise, su invito di Systrom e il suo socio Mike Krieger. Rise ha scattato alcune foto sul monte Tamalpais, poi le ha ritoccate dando vita ai filtri Amaro, Hudson, Sutro e Spectra. Hudson si basava sulla trama della lavagna della sua cucina.

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4 – Bieber

La prima celebrity a iscriversi a Instagram è stato il rapper Snoop Dogg. Ma quello che ne ha decretato il successo è stato Justin Bieber.

Quando nell’estate del 2011 si è iscritto a Instagram, Bieber aveva oltre 11 milioni di follower su Twitter. Cioè aveva più follower di quanti utenti avesse Instagram. Alla sua prima foto filtrata, un’immagine del traffico a Los Angeles, i server di Instagram sono impazziti, mentre Bieber ha cominciato a macinare 50 follower al minuto. Un vero e proprio boom. Al punto che il Time ha titolato: “Justin Bieber si unisce a Instagram, Il mondo esplode”. A un certo punto conscio di aver aiutato la piattaforma nella sua diffusione, Bieber ha chiesto di essere pagato o di essere accettato come investitore. Al rifiuto di Systrom, si è momentaneamente ritirato. Ma la sua fidanzata, Selena Gomez, ha continuato a pubblicare anche le sue foto su Instagram. Così Bieber è tornato sui suoi passi, costringendo Instagram a dedicare mezzo server solo all’attività del suo account, tanti erano i follower che interagivano con lui.

5 – Where’s the party?

Systrom e Kriger hanno venduto a Facebook per un miliardo mentre erano in trattativa con Twitter per una cifra minore. Zuckerberg intuì l’affare e propose di raddoppiare qualsiasi cifra avesse offerto il concorrente. Per perfezionare l’acquisizione, ci sono stati diversi incontri, tra cui, si racconta nel libro, un barbecue a casa di Zuckerberg con carne di cervo: ai tempi si diceva che il fondatore di Facebook si cibasse solo di animali che aveva cacciato personalmente. Per celebrare degnamente l’acquisizione con i suoi, invece Systrom si rivolse a uno degli amici più cari, il venture capitalist Joshua Kushner, a cui bastò telefonare a sua cognata Ivanka Trump perché ogni impiegato del social avesse una suite con rifiniture dorate nel Trump International Hotel di Las Vegas.

6 – La guerra

Lo scippo di Instagram a Twitter era frutto di una precisa strategia di guerra. Grande appassionato di storia greca e romana, racconta Frier che Zuckerberg, quando c’è motivo di allarmarsi, crea “stanze di guerra” dove i facebookers si scervellano sulla migliore strategia da adottare. Scrive Frier: “Quando Google ha lanciato un social network in competizione con Facebook nel 2011, Zuckerberg ha messo in azione i dipendenti di Facebook citando Catone: “Carthago delenda est!””.

Kevin Systrom, co-founder of Instagram, speaks during a panel discussion at the South By Southwest (SXSW) conference in Austin, Texas, U.S., on Monday, March 11, 2019. The SXSW conference provides an opportunity for global professionals at every level to participate, network, and advance their careers. Photographer: Callaghan O’Hare/Bloomberg

7 – App contro app

Per arginare la mancata acquisizione di Instagram, Twitter puntò su un’app, Vine, per condividere brevi video. Instagram rispose implementando la funzione video e Vine perse forza. Poi venne Snapchat: prima Facebook cercò di acquistarla, poi, non riuscendoci, implementò la funzione Poke, che però non ebbe successo. Così l’idea di creare le storie di Instagram, che hanno messo al palo Snapchat.

8 – App contro app 2

L’ossessione per Snapchat, con le sue immagini che si autodistruggono, era nata ascoltando i teenager durante sessioni di studio dietro un vetro oscurato in un anonimo edificio di San Francisco. Durante una di questi focus group si scoprì che la maggior parte dei teen aveva un account segreto. Ancora oggi, prima di lanciare qualsiasi novità, Instagram la testa con i teenager americani e brasiliani, che gli esperti ritengono i principali trendsetter.

9 – Caccia al vip

Uno degli artefici del boom di Instagram è stata Randi Zuckerberg, sorella di Mark. Fu lei a coinvolgere il pr Charles Porch: assieme i due si sono ingegnati per portare Instagram tra le celebrities, non senza i dubbi di alcuni big di Facebook. Invece la loro strategia diede frutti insperati: prima cercarono i migliori utenti di Twitter e Youtube, convincendoli a pubblicare su Instagram, poi coinvolsero il mondo della moda con un evento alla fashion week di New York del 2013. Un ulteriore aiuto a Systrom per lanciare Instagram tra “la gente che piace” venne da Ashton Kutcher e Guy Oseary, il manager di Madonna, che organizzarono per Instagram una festa a Beverly Hills piena di star.

10 – Personal customer service

Una delle leve persuasive usate da Porch per convincere i vip a spostarsi su Instagram fu mettere a disposizione un servizio clienti speciale in grado di rispondere a tutte le loro esigenze, liberandoli così dallo stress riservato agli utenti comuni che, in caso di problemi invece devono faticare non poco per ottenere una risposta (e non sempre la ottengono).

11 – The Italian Job

Ma il vero colpaccio Porch lo fece nel febbraio 2016, quando convinse Anna Wintour, la direttrice di Vogue Usa, a organizzare un party per Systrom durante la Fashion Week di Milano, al quale parteciparono tutti i big della moda, tra cui Miuccia Prada e Alessandro Michele di Gucci. Approfittando dell’occasione, Porch mosse anche i contatti di Facebook in Vaticano per ottenere udienza privata per Systrom dal Papa, che gliela concesse. Poche settimane dopo, Papa Francesco aveva il suo profilo Instagram. Era il tassello che mancava al social per vincere la sfida con Twitter, dove il Papa era presente già da un po’.

12 – Il segreto del successo di Instagram (e di Kim)

Perché Instagram è tanto popolare tra i brand? Stando a a quanto si legge in No Filter, uno dei motivi potrebbe essere la capacità degli influencer a spingere le persone a fare acquisti d’impulso, senza stare a leggere recensioni o cercare l’offerta migliore. A proposito di influencer: lo sapevate che Kim Kardashian guadagna circa un milione di euro per un singolo post su Instagram?

13 – Il potere delle foto

Per capire la reale forza di Instagram basti pensare a quanto ha fatto nel settore dei viaggi. National Geographic ha scritto su come le visite a Trolltunga, una scogliera fotogenica in Norvegia, siano aumentate da 500 all’anno nel 2009 a 40.000 all’anno nel 2014, dopo che era apparsa su Instagram. “Ciò che le foto di questo iconico panorama non rivelano è la lunga serie di escursionisti che si aggirano intorno al terreno roccioso ogni mattina, tutti in attesa della possibilità di catturare la loro versione del famoso scatto di Instagram”.

14 – La grande truffa

C’è anche chi si approfitta delle capacità comunicative degli influencer per scopi illeciti. La più grande truffa della storia di Instagram è stata orchestrata da Billy McFarland, che sfruttando gli influencer riuscì a vendere biglietti da 12mila euro per il Fyre Festival, un evento musicale su un’isola caraibica un tempo di proprietà di Pablo Escobar. All’arrivo gli ospiti non trovarono ad attenderli ville, ma tende di fortuna e cibo in scatola. In seguito McFarland ha dovuto restituire 26 milioni di dollari ed è stato condannato a 6 anni di prigione.

15 – Instagate

Anche Instagram è stato usato nella famigerata campagna elettorale di Trump contro Hillary, anche da account russi, diffusori di fake news. Eppure la partecipazione di Instagram è passata inosservata. È un altro segno della sua popolarità secondo Frier: “I media hanno trascorso una giornata a scriverne, e poi sono passati oltre. Il Senato non ha richiesto ulteriori testimonianze. Alla gente piaceva usare Instagram. Sono tornati a parlare di Facebook e a ritenere Facebook responsabile dei suoi errori, senza riconoscere che i due social erano la stessa cosa”.

16 – La rottura

In tanti si sono chiesti come mai a un certo punto Systrom e Krieger abbiano deciso di lasciare la loro creatura a Zuckerberg. La ragione è presto detta: incompatibilità. Secondo Frier, Zuckerberg non apprezzava la concorrenza interna di Instagram e cercava in ogni modo di arginarla, Systrom d’altro canto non tollerava che nonostante Instagram avesse raggiunto un miliardo di utenti, dal quartier generale non gli permettessero di assumere nuovo personale e che qualsiasi decisione dovesse passare per Facebook. Ma decisiva per la rottura è stata la questione caratteriale: Zuckerberg e Systrom, a giudicare dalle testimonianze raccolte in No Filter, non erano fatti per andare d’accordo. In realtà pare che siano pochi i fortunati ad andare d’accordo con il big boss di Facebook. Ma questa è un’altra storia.

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