Cosa c’è da sapere sulla missione Hope degli Emirati Arabi verso Marte

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Hope
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Il suo nome è beneaugurante: Hope, cioè speranza. Si tratta della missione dell’agenzia spaziale degli Emirati Arabi Uniti – la prima nel suo genere nel paese asiatico – con destinazione Marte. A differenza dei rover che da tempo scorrazzano sulla superficie del pianeta rosso, Hope rimarrà però più in alto, in orbita, dove avrà l’oneroso compito di studiare la composizione dell’atmosfera marziana, in particolare i livelli di ossigeno e idrogeno. Se tutto dovesse andare per il verso giusto – cosa mai scontata quando si tratta di raggiungere Marte, dato che il tasso di fallimento delle missioni si attesta a quasi il 50% – i dati raccolti da Hope saranno molto utili per comprendere se, come e perché il pianeta è diventato così inospitale per la vita, non permettendo l’esistenza di acqua allo stato liquido in superficie.

Hope sarebbe dovuta decollare oggi, 14 luglio, dal centro spaziale Tanegashima, nel Sud del Giappone, ma il maltempo ha rotto le uova nel paniere. I funzionari dell’agenzia spaziale emiratina, del Mohammed bin Rashid Space Center e di Mitsubishi Heavy Industries, che gestisce il lanciatore giapponese H2-A sul quale è issata la sonda, hanno infatti appena annunciato, proprio quando stava per iniziare il conto alla rovescia, di rinviare il lancio a causa delle cattive condizioni meteorologiche. Il nuovo decollo è stato fissato per il 16 luglio alle 22:43 ora italiana: sarà possibile seguirlo in diretta, oltre che sul sito dell’agenzia, anche su YouTube a partire dalle 20:00. Se le condizioni meteo dovessero essere nuovamente sfavorevoli le cose potrebbero mettersi male: Marte e Terra si trovano in questi giorni alla minima distanza, condizione che non si ripeterà prima del 2022.

Qualche dettaglio in più sul viaggio di Hope: la sonda, viaggiando alla velocità di crociera di circa 40mila chilometri orari, dovrebbe raggiungere l’orbita marziana in circa 5 mesi, per poi permanervi per un paio d’anni. Hope, che ha una forma esagonale, pesa circa una tonnellata e mezzo e misura due metri e mezzo per tre, è equipaggiata con una fotocamera digitale ad alta risoluzione (Exi), che misurerà le proprietà fisico-chimiche di acqua, ghiaccio e i livelli di ozono atmosferico, uno spettrometro a infrarossi (Emirs), che misurerà l’andamento della temperatura e la presenza di ghiaccio, vapore acqueo e polvere, e uno spettrometro a ultravioletti (Emus), che verificherà la presenza di ossigeno e idrogeno nell’alta atmosfera. È alimentata da pannelli solari a 600 watt, che saranno aperti in orbita, e da batterie secondarie che interverranno nei momenti di oscurità.

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