Covid-19, oltre i polmoni: ecco tutti i sintomi e le complicanze

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(foto: Bsip via Getty Images)

Cuore, cervello, reni, metabolismo: oltre ai polmoni, tanti sono gli organi e i distretti corporei colpiti dal nuovo coronavirus. E ormai abbiamo raccolto diversi dati su queste manifestazioni e complicanze cliniche. Oggi un gruppo di ricerca della Columbia University Irving Medical Center ha analizzato tutte le prove disponibili fino ad oggi e hanno messo a fuoco le complicanze più diffuse e importanti associate a Covid-19 nei pazienti più gravi, dato che non tutti le hanno (molti sono asintomatici). Uno dei problemi principali riguarda la formazione di coaguli nel sangue che possono essere molto pericolosi, causando in qualche caso ictus. I risultati sono pubblicati su Nature Medicine.

Quei pericolosi coaguli di sangue

Le trombosi sono fra le complicanze più diffuse e gravi nei pazienti con Covid-19, spiegano gli autori. Un trombo è una massa solida, un coagulo di sangue che può ostruire parzialmente o completamente i vasi sanguigni, che siano vene, arterie (incluse le coronarie) o capillari. I trombi possono viaggiare lungo l’organismo portando con sé l’infiammazione, che a sua volta può causare trombosi, in un circolo vizioso. I trombi possono raggiungere organi vitali con conseguenze anche molto importanti, come infarto, ictus, ischemia periferica, embolia polmonare. Quando un coagulo di sangue si trova nel cervello e blocca un vaso determina un ictus. Gli ictus, spiegano gli autori, riguardano il 6% dei casi più gravi di Covid-19.

Dall’attacco del virus a quello del sistema immunitario

I principali meccanismi con cui Covid-19 danneggia organi e tessuti sono diversi. Da un lato c’è l’attacco del virus vero e proprio. Il Sars-Cov-2 attacca e penetra in alcune cellule dei polmoni legandosi a un recettore (una particolare proteina), l’Ace2. La presenza di questo recettore anche in altri distretti corporei fa sì che il virus possa diffondersi anche in questi ultimi. Quando il virus colpisce le cellule dei vasi sanguigni, ad esempio, causa infiammazione che può contribuire alla formazione dei coaguli. L’infiammazione diffusa, a sua volta, sovra-stimola il sistema immunitario, che può reagire in maniera eccessiva. La sua iperattivazione produce però un eccesso di molecole, la cosiddetta cascata delle citochine, che a loro volta promuovono l’infiammazione: la loro abbondanza contribuisce a instaurare e diffondere un processo infiammatorio anche molto esteso e grave, pericoloso per i vari organi e per la sopravvivenza del paziente.

Dalla mente al cuore

I trombi non sono l’unico problema, come spiega la ricercatrice Aakriti Gupta, medico della Columbia e prima firma del paper. “Ci sono pazienti con Covid-19 con alti livelli di zucchero nel sangue nonostante non abbiano il diabete – sottolinea – e molti con danni al cuore e ai reni”. Per quanto riguarda il cuore i coaguli possono anche causare un infarto ma questo non risulta essere l’unico meccanismo responsabile: anche l’infiammazione sistemica dovuta alla cascata delle citochine potrebbe essere responsabile. Ancora non c’è grande conoscenza di queste cause e questo, sottolineano gli scienziati, anche perché si è cercato di evitare di fare biopsie cardiache e caratterizzazione del danno al cuore per evitare rischi aggiuntivi per il personale medico e per i pazienti.

Riguardo alla salute del cervello, oltre all’ictus non bisogna dimenticare altri sintomi neurologici, alcuni anche di minore entità, fra cui cefalea, perdita temporanea dell’olfatto, vertigini, stanchezza. Alcuni pazienti intubati e sedati per lungo tempo (anche 2-3 settimane), inoltre, sono andati incontro a allucinazioni e delirio, che è comparso nell’8-9% dei malati più gravi, e in qualche caso encefalopatie e sindrome di Guillain Barré, una forma infiammatoria acuta caratterizzata da debolezza muscolare, difficoltà respiratorie parestesie e altri sintomi.

Fino ai reni e al fegato

Una complicanza frequente, scrivono gli autori nello studio, e associata al rischio di decesso, è poi il danno renale acuto. I ricercatori spiegano che le radici potrebbero trovarsi nel fatto che il recettore Ace2 si trova ad alte concentrazioni nei reni e questo potrebbe avere un ruolo importante. I dati degli studi in Cina riportano un’incidenza molto variabile di questa complicanza nei pazienti ricoverati da meno dell’1% al 29%, mentre gli studi negli Usa indicano una frequenza maggiore. “Circa il 5-10% dei pazienti finivano in dialisi, ha commentato Gupta, “una percentuale molto alta”. Una buona parte dei pazienti ricoverati, poi, dal 14–53% (in base ai diversi studi), ha avuto danni al fegato ma raramente si sono manifestate epatiti acute.

Se finora si è parlato di conseguenze o complicanze di Covid-19 non bisogna dimenticare altri sintomi meno diffusi ma propri dell’infezione, come disturbi intestinali, sintomi oculari e problemi dermatologici, come geloni alle dita dei piedi e orticaria.

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