Kentucky Fried Chicken scommette sul pollo “finto” di Beyond Meat

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(Foto: Photo by Aleks Dorohovich on Unsplash)

Non si ferma il successo della carne “finta”. Dopo le prime sperimentazioni, la catena di fast food americana Kentucky Fried Chicken rinnova la collaborazione con Beyond Meat per produrre il suo classico pollo fritto ma con carne a base vegetale. Dalla prossima settimana il Beyond Fried Chicken, alternativa vegan al suo piatto di punta, sarà disponibile in oltre cinquanta ristoranti Kfc presenti in California nelle città di Los Angeles, Orange County and San Diego.

Anche in questo caso si tratterà di una sperimentazione locale fino a esaurimento scorte per monitorare l’andamento delle vendite, così da valutare poi l’eventuale inserimento del pollo a base vegetale nei menu di tutti i punti vendita della catena negli Stati Uniti, dove Kfc conta oltre 4mila ristoranti in più di 50 stati.

Ma da parte di Kfc questo non è l’unico intervento previsto per modernizzare il suo pollo fritto. La catena di fast food ha recentemente stretto un accordo con la società russa attiva nel settore delle biotecnologie 3D Bioprinting Solutions per ricreare in laboratorio le sue famose pepite di pollo a partire da cellule animali e materiale vegetale.

Dal canto suo, per Beyond Meat il rinnovo di questa collaborazione si va ad aggiungere alle tante che l’azienda ha già all’attivo con le principali catene di fast food negli Stati Uniti e nel mondo. Negli ultimi anni, infatti, il colosso della carne vegetale ha conquistato, per esempio, i menu alternativi di McDonald’s, Dunkin e anche Starbucks, per il settore dei sandwich della colazione, contendendosi il primato con la rivale Impossible Foods, che distribuisce i suoi hamburger di carne finta nei ristoranti di Burger King.

Tanto interesse verso queste alternative vegetali alla carne si giustifica per l’incredibile espansione conosciuta da questo mercato, che in soli dieci anni è riuscito ad arrivare al valore complessivo di oltre 100 miliardi di dollari. E Beyond Meat, società che si è quotata in Borsa poco più di anno fa, solo nel primo trimestre del 2020 ha messo a segno ricavi netti per 97,1 milioni di dollari, in aumento del 141% rispetto allo stesso periodo del 2019, e ha riportato utili per 1,8 milioni di dollari.

Inoltre, la startup californiana si sta espandendo anche in Europa non solo con i suoi burger ma anche con la produzione, dato che il mese scorso ha annunciato l’acquisizione di un nuovo sito produttivo nella città di Enschede, in Olanda, che potrebbe essere operativo già a partire dalla fine del 2020.

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