La Turchia vuole controllare i social network

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(Foto: Oksana/Skendzic/Sipa)

La commissione Giustizia del parlamento della Turchia ha approvato il disegno di legge, proposto dal partito del presidente Recep Tayyip Erdoğan, sulla regolamentazione dei social network. La nuova legge consentirebbe al governo di Ankara di estendere il proprio potere riuscendo ad esercitare un maggiore controllo sulle principali piattaforme.

Sottoposta all’esame della commissione lo scorso 21 luglio, la proposta di legge era stata presentata dalla deputata dell’Akp, Ozlem Zengin, come strumento per “prevenire e punire reati come insulti, parolacce, abusi sessuali, oscenità, giochi d’azzardo, frode, propaganda terroristica, notizie false e disinformazione”.

Con l’entrata in vigore della nuova legge i social network, con sede estera e con più di un milione di utenti in Turchia, saranno obbligati a nominare un responsabili, con cittadinanza turca, per gestire le indagini e i procedimenti legali relativi a offese online, altri reati sui social network e rimozione dei contenuti sgraditi.

Ciò significa che piattaforme come Facebook, Twitter e YouTube, usate molto dagli attivisti e dai politici dell’opposizione per far sentire la propria voce, avranno per legge una figura esterna al social network con il compito di supervisionare i contenuti segnalati. I social media avranno 48 ore di tempo per rispondere alle richieste di rimozione di contenuti offensivi e se non interverranno per tempo, potrebbero portare al pagamento di multe fino a un massimo di milione e mezzo di dollari.

Secondo il parere dell’avvocato turco Yaman Akdeniz, attivista per la libertà di parola interpellato dal Financial Times, i social network sono stati messi di fronte a una “non scelta”: cooperare con le autorità turche e quindi accettare una censura camuffata da misura precauzionale, oppure perdere l’accesso agli utenti del paese. A poco sono servite le azione del Chp, il partito d’opposizione, che ora sta valutando un eventuale ricorso alla Corte costituzionale per fermare definitivamente il disegno di legge.

 

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