Cosa sta succendo in Sicilia, tra sbarchi e fughe di migranti

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(foto: Gabriele Maricchiolo/NurPhoto/Getty Images)

Dal 20 al 27 luglio sono sbarcati sulle coste italiane, soprattutto a Lampedusa, circa 2500 migranti, provenienti nella maggior parte dei casi dal nord Africa. Gli arrivi sono stati smistati nei centri d’accoglienza di Caltanissetta e Porto Empedocle dove, nelle ultime ore, ci sono anche state numerose fughe dalle strutture dove i nuovi arrivati sono posti in quarantena. Secondo quanto riportato da vari giornali, sono 300 le persone che sono scappate: la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha riferito, nelle ultime ore, che sono stati rintracciati quasi tutti i 100 migranti fuggiti dall’hub di Porto Empedocle. Lo stesso anche a Caltanissetta, dove dei 184 che si erano allontanati dal Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Pian del Lago ne sono stati ritrovati circa 130.

Il perché di queste fughe di massa – che in misure molto più contenute si sono sempre verificate – è da ricercare nelle condizioni precarie con cui sono allestiti i centri d’accoglienza. La sindaca di Porto Empedocle, Ida Carmina, ha infatti parlato di “condizioni disumane” e il Tgr Sicilia ha mostrato in video in cui si nota come la struttura – in cui i migranti sono costretti a stare per settimane – non abbia finestre o servizi essenziali. In entrambi i casi, inoltre, entrambi i centri hanno ampiamente sforato il limite massimo di capienza: sempre a Porto Empedocle, il limite è di 100 persone, ma ne sono state accolte 520.

La ministra Lamorgese ha annunciato che il governo a breve invierà “personale militare” sull’isola per gestire quella che il presidente di regione Nello Musumeci ha descritto come “una situazione preoccupante”.

Cosa sta accadendo?

Il Viminale ha parlato di “flussi incontrollati” che “creano seri problemi legati alla sicurezza sanitaria nazionale che si riverberano inevitabilmente sulle comunità locali interessate dai centri di accoglienza”. Gli sbarchi, infatti, rispetto agli anni precedenti hanno subito un aumento notevole: stando ai dati diffusi dal ministero, nel luglio del 2019 sono sbarcate sulle coste italiane 1088 persone; nel 2018 erano 1969; nel 2020 si riportano 5278 migranti sbarcati. A complicare la faccenda non è il numero degli sbarchi – che, anche se nettamente superiore rispetto al passato, è comunque gestibile dalle autorità italiane – ma le condizioni dei centri d’accoglienza e le pratiche di somministrazione dei tamponi per individuare i possibili casi infatti stanno rallentando le procedure e intasando le strutture. Queste ultime, infatti, dopo l’entrata in vigore dei decreti di sicurezza voluti dall’ex ministro Matteo Salvini, sono state praticamente smantellate e non sono più in grado di gestire un numero consistente di persone.

I controlli anti-contagio fanno poi il resto, pur rappresentando una sicurezza per un eventuale diffusione del virus. Come sottolineato da più esperti, i migranti arrivati via mare vengono sottoposti tutti a test diagnostici e tenuti, in via precauzionale in quarantena, fino all’esito del tampone. Inoltre, fino a questo momento, il numero di casi positivi è stato molto contenuto. Non si può parlare, quindi, di nessuna emergenza sanitaria o di rischio per la salute pubblica, come detto da più esponenti politici negli ultimi giorni. Come scrive il Sole24ore, i contagi provenienti da paesi stranieri sono tutti riconducibili a stati comunitari come la Romania, o al Bangladesh.

Non è possibile prevedere se nelle prossime settimane gli sbarchi subiranno una battuta d’arresto. Secondo i dati ufficiali del Viminale, questa nuova ondata è dovuta alla situazione di instabilità politica ed economica che sia vivendo la Tunisia. I tunisini arrivati in Italia dall’inizio dell’anno sono 4.354, seguiti dai bengalesi (1.786) e dagli abitanti della Costa D’Avorio (799). Il ministro dell’Interno sta partecipando, in questi giorni a Tunisi, ad alcuni incontri con il presidente Kais Saied e il premier incaricato Hichem Mechichi.

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