Perché riportiamo un meteorite su Marte?

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Marte
(foto: Detlev van Ravenswaay via Getty Images)

Un frammento di un meteorite proveniente da Marte sta per essere riportato sul pianeta rosso dal rover Perseverance della missione Mars 2020, che verrà lanciato giovedì 30 luglio 2020. Si tratta della prima volta in cui una missione compie questo genere d’operazione. Il frammento, originato su Marte circa 600-700mila anni fa, è il meteorite Sayh al Uhaymir 008 (o SaU 008), atterrato sulla Terra probabilmente mille anni fa. La partenza del rover con un razzo Atlas della United Launch Alliance è prevista da Cape Canaveral, in Florida, il 30 luglio alle 13:50 ora italiana. Il frammento sarà utile al rover Perseverance (che è il successore di Curiosity) per calibrare alcuni strumenti e per studiare meglio altre rocce sul suolo marziano.

Un meteorite antico

Scoperto nel deserto dell’Oman nel 1999, finora il meteorite è stato conservato al Museo di storia naturale di Londra. Il meteorite è un classico pezzo di basalto, simile alle rocce che compongono il Selciato del gigante nell’Irlanda del nord – ma anche in Italia si può trovare qualche roccia di questo tipo, in Veneto, ad esempio nei Monti Lessini, e in Sardegna (Montiferru). Dalle prove precedenti emerge che questo meteorite potrebbe essere ciò che rimane di un piccolo asteroide (meteoroide) oppure di una cometa entrati in collisione con Marte.

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Un frammento del meteorite Sayh al Uhaymir 008 che verrà riportato su Marte (foto: Nasa/Jpl-Caltech)

Il meteorite in viaggio verso Marte

La roccia è posizionata in un alloggiamento anteriore dove verrà scansionato costantemente dallo strumento Sherloc (Scanning Habitable Environments with Raman & Luminescence for Organics & Chemicals), che utilizzerà spettrometri, laser e una fotocamera per la ricerca di minerali e composti organici che possano avere subito alterazioni anche in un passato remoto a causa della presenza di acqua. Lo studio del suolo marziano e il confronto con il frammento di cui disponiamo potranno aiutare a fare luce su alcune caratteristiche del suolo del pianeta rosso e sull’eventuale presenza di vita nel passato. E anche, in futuro, poterci portare l’essere umano.

Le indagini di Perseverance

Per i primi 60-90 giorni gli scienziati svolgeranno prove di calibrazione con il meteorite che servono come riferimento per le indagini successive del suolo marziano, come spiega alla Bbc Luther Beegle, responsabile di Sherloc presso il Jet Propulsion Laboratory della Nasa. Il rover, infatti, atterrerà sulla superficie di Marte in un cratere, chiamato Jezero, di circa 47 km di diametro e profondo circa 40 km, e analizzerà le rocce presenti in questo cratere.“Se iniziamo a osservare cose interessanti sulla superficie di Marte che non riusciamo a spiegare con gli spettri”, ha riferito Beegle alla Bbc, “torneremo a controllare la calibrazione per assicurarci che lo strumento funzioni correttamente” e che si possa individuare qualche nuovo indizio rilevante sul passato di Marte. L’auspicio è che si possa scoprire una bio-firma, un segnale che indichi la presenza passata di vita, una ricerca che avviene da moltissimi anni.

Frammenti del suolo marziano verranno impacchettati per essere trasportati poi sulla Terra per le indagini nei prossimi 10-15 anni. Questa operazione servirà per esaminare meglio i frammenti e valutare la presenza di una bio-firma, uno studio più complicato da fare per il robot del rover direttamente su Marte.

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