Trump può davvero rinviare le prossime elezioni presidenziali?

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(foto: Alex Wong/Getty Images)

“Con il voto universale per corrispondenza (non solo per chi non può votare, che andrebbe bene) quelle del 2020 saranno le elezioni meno accurate e più fraudolente della storia. Perché non rinviarle al giorno in cui i cittadini potranno votare in modo sicuro?”. È con queste parole, scritte in un tweet pubblicato il 30 luglio, che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avanzato l’ipotesi di posticipare le elezioni che si dovrebbero tenere il 3 novembre prossimo. L’ex tycoon appare determinato a insistere su uno dei suoi cavalli di battaglia: il voto via posta sarebbe soggetto a manipolazioni (nonostante non ci sia alcuna evidenza che dimostri questa convinzione che, anzi, è stata più volte smentita da media ed esperti).

Le reazioni sono arrivate soprattutto da parte dello stesso Partito repubblicano, che si è mostrato fortemente contrario a questa opzione. “Abbiamo votato durante le guerre mondiali, durante i periodi di depressione economica o di protesta. Terremo le nostre lezioni quando sono previste: a novembre”, ha commentato ai giornalisti della Cbs il senatore repubblicano del Tennessee, Lamar Alexander. E le opinioni degli altri colleghi di partito registrate sono state dello stesso tenore. Secondo più commentatori politici, come riportato dalla Cnn, il tweet del presidente sarebbe niente di più che una semplice provocazione o una distrazione, fatta soprattutto per allontanare l’attenzione dell’opinione pubblica dall’importante crollo del Pil fatto registrare nell’ultimo trimestre americano: meno 32,9%, il peggior risultato dalla Grande depressione.

Un’ipotesi percorribile?

Il New York Times affronta tutti i dettagli tecnici riguardo a quanto proposto dal presidente Trump: nonostante nell’ultimo periodo per via della crisi sanitaria siano state rinviate le elezioni per le primarie di ciascun partito in diversi stati, è impossibile che lo stesso si applichi all’Election Day. Per le primarie, infatti, i limiti sono meno stringenti rispetto alle elezioni nazionali e, in alcuni stati, la legge prevede che in casi di certificata emergenza si possano rinviare.

La data delle elezioni presidenziali, invece, è prescritta da una legge federale del 1845, che prevede che si tengano “il martedì che segue il primo lunedì di novembre, ogni 4 anni”. Trump non può emanare alcun decreto che modifichi questa data: può farlo solo il Congresso, ma la Camera è a maggioranza democratica e non darà mai il suo consenso per una mozione del genere. A questo si aggiungono anche altre scadenze inderogabili previste dalla Costituzione: il nuovo Congresso deve giurare entro il 3 gennaio e il nuovo presidente deve insediarsi immediatamente dopo la scadenza del mandato del suo predecessore cioè alle 12 del 20 gennaio.

La volontà di posticipare le elezioni era stata maturata anche nel 2004 dall’allora presidente George W.Bush per paura di possibili attacchi terroristici, ma anche all’epoca sono stati gli stessi compagni di partito del presidente a mostrarsi contrari: prima tra tutti, il segretario di stato Condoleezza Rice.

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